Sono circa sette mesi che l'umanità è sotto la stretta della pandemia.
giovedì 24 settembre 2020
Sette mesi di pandemia
Sono circa sette mesi che l'umanità è sotto la stretta della pandemia.
giovedì 13 agosto 2020
Equivoci della pandemia e dei Governi
13 agosto
Stiamo rischiando di ricadere negli equivoci che hanno segnato i mesi da marzo a giugno?
Che venga ripristinato il lockdown a senso unico.?
Allora, come oggi, sarebbe importante che tutti, governanti e gente comune, comprendessero che ciò che conta non è dove si sta o si va ( casa, vacanze in Italia,in altri Paesi), ma come si va, cosa si fa..
Il rischio di contagio è condotto dalla frequentazione di massa e avvicinamento. Dal supermercato dietro casa, alla discoteca di Gallipoli,Palma o Santorini... fatte le debite proporzioni e necessità,ovviamente.
Salvi i contatti essenziali, necessari per vivere e sopravvivere, il distanziamento è apparso utile a limitare la pandemia.
Così a marzo le misure di chiusura imposte dai governanti si rivelarono necessarie ed efficaci, pur portando con sé un eccesso riguardo all'imposizione della domiciliazione coatta e all'unica ora d'aria, e all’impedimento di certe libertà chiaramente non a rischio, come la cura di proprietà personali , il moto libero solitario in spazi isolati di montagna, campagna.
Rinnovare l’impedimento al viaggiatore riservato, personale, che vada nella provincia vicina,o in altri Paesi , sarebbe egualmente un discrimine che seguirebbe la stessa strada chiusa..
Si viaggia dall’aeroporto di partenza fino all’arrivo con mascherina, e poi si adottano le stesse misure precauzionali che si applicherebbero nel proprio circondario, anche giungendo in altri Paesi..
L’atteggiamento paternalistico , impediente, da parte di governanti o cittadini dell’ordine, è per vari aspetti urtante.
E’ un aspetto retrivo dell’esercizio del potere, da parte di chi governa, e una prepotenza da parte delle persone che si trovano nella compiacenza di poter dare dei comandi ad altri, che si esibiscono come superiormente responsabili rispetto ad altri indicati come inferiori.E'l'indole dei vari fascismi, delle dittature,dove c'è chi sta dalla parte del comando e si sente in diritto e permissionei di prevaricare su altri, imporre l'Ordine.
D’altro lato il pensiero e l’atteggiamento negazionista sono carenti del senso di realtà presente, di prudenza, attenzione, al fenomeno pandemico, di cui non si conoscono che vagamente origini, effetti ,decorso,se non per gli sfortunati,e non pochi, che l'hanno subìto : non si sa se si esaurirà in due ondate, come simili epidemie hanno fatto in passato , se e quando ci sarà un vaccino sicuro ecc.Non si può nemmeno dire se le misure che evitano il diffondersi del contagio, non ritardano in un certo senso il termine d'esistenza del virus,non ho mai sentito proporre un rapporto in questo senso per esempio con la terribile"spagnola".Perchè e come si esaurì? Come e perchè potrebbe esaurirsi il covid-19?
Non si può sottovalutare, così come non si dovrebbe terrorizzare.
Perché i governanti dei vari Paesi , così rigorosi nei mesi scorsi, hanno permesso un “via libera” per i riti soprattutto notturni di assembramento e promiscuità come discoteche, movide ecc? Dove è andato a finire,qui, d'un tratto,l’indole paternalistica del Potere? si passa da un eccesso ad un difetto. Cosa si voleva dimostrare non mantenendo il divieto di apertura dove si prevedeva già l'origine negativa di nuovi e diffusi focolai?
Per lo più stiamo vivendo un turismo più quieto, discreto :igienico-salutista, culturale .Lo si è visto all’estero,lo si vede nelle nostre cittadine .Che i Comuni stessi quest'anno abbiano dovuto cessare di organizzare assembramenti rumorosi e fastidiosi su piazze, spiagge o rive di mari,laghi e fiumi , la tipica caciara estiva, è un bene e un ristabilimento del rispetto per tutti..
Il guasto riparte dalla liberalizzazione degli assembramenti, dei contatti, soprattutto in luoghi chiusi, allora è lì che bisogna chiudere, e non altrove. I giovani avranno altre opportunità di socializzazione fisica senza freni, , quando il virus sarà scomparso,si spera ,se si saranno mantenuti sani.. Se poi il fenomeno dello scatenamento trovasse maggior prudenza e moderazione da parte dei giovani stessi, sarebbe un risultato interessante per loro.. O l'industria del party, del sesso, degli alcolici e delle droghe, il "dionisiaco in vitro", ha così tanto potere sul Potere?
L'esperienza trascorsa deve dare adito ad una selezione delle limitazioni e divieti inevitabili rispetto alle libertà inoppugnabili, quando salutari ed evedientemente nient'affatto dannose a sè e ad altri.
E chi ha senso di responsabilità, non deve essere impedito dall'incoscienza o dal terror-panico, dall' impreparazione o incompetenza di alcuni.Governanti compresi.
16 agosto
Chiusura delle discoteche.Giusto così.Perchè poi non vengano presi provvedimenti totalitaristi, impedendo anche attività importanti, sane e senza pericolo,occorre intervenire laddove il pericolo c'è. In quanto all'indennizzo ai gestori, beh, perchè la collettività deve pagare per chi imprende attività dubbie?L'errore è stato quello di passare dal totale penitentiagite di marzo-giugno, già sbagliato nella formula di "tutt'un'erba un fascio"al via libero estivo per una forma di divertimento in questo momento dannosa(perlomeno,in questo momento, che poi ci si potrebbe discutere sul senso generale del fenomeno discoteche!).I governanti, non solo nazionali, ma dell'intera Ue,almeno, avrebbero dovuto dire:"Ragazzi, quest'anno è così, andate al mare,in spiaggia, fate sport, ma raduni movide discoteche di massa ecc, quest'anno non è possibile".Forse che non hanno avuto esitazione a rinchiuderci nelle case, con un'ora d'aria in 200 metri,per più di due mesi?
Chiudere le discoteche è un obiettivo doveroso,così come costringere la Cina a chiudere i wet markets, indiziati principali nell’outbreak e nella diffusione delle due Sars — Si scontra con ragioni economiche (annienterebbe settori del valore di miliardi e costerebbe milioni di disoccupati) e resistenze antropologiche (i rituali contemporanei), ma è necessità per tutt
martedì 2 giugno 2020
Capitale, ideologia e disuguaglianza-Thomas Piketty
Capitale e ideologia. Intervista a Thomas Piketty
A seguito dell’uscita in Francia del suo ultimo libro, intitolato Capital et idéologie, l’economista francese Thomas Piketty, autore del bestseller Il capitale nel XXI secolo (pubblicato in Italia da Bompiani), ha concesso un’intervista a Études, rivista dei gesuiti transalpini con cui Aggiornamenti Sociali ha un accordo per la pubblicazione condivisa di articoli.
Il suo nuovo libro Capital et idéologie passa in rassegna le giustificazioni della disuguaglianza anche al di fuori dell’Occidente: in Cina, India, Giappone, Medio Oriente. Qual è lo scopo di un approccio globale?
È essenziale tornare alle radici dell’attuale regime di disuguaglianza. In generale, la disuguaglianza moderna si basa su una grande narrazione proprietarista, imprenditoriale e meritocratica: la disuguaglianza moderna sarebbe giusta, perché deriverebbe da un processo liberamente scelto in cui tutti avrebbero pari opportunità di accesso al mercato e alla proprietà, e tutti beneficerebbero automaticamente di quanto accumulato dai più ricchi, che sono considerati i più intraprendenti, meritevoli e produttivi. Ci troveremmo così agli antipodi della disuguaglianza delle società antiche, che si basava su disparità di ceto rigide, arbitrarie e spesso dispotiche. Il problema è che l’aumento delle disuguaglianze a partire dagli anni ’80 e ’90 ha preso proporzioni così massicce che diventa sempre più difficile giustificarle in nome dell’interesse generale. Inoltre, quasi ovunque si spalanca un abisso tra i proclami meritocratici ufficiali e la situazione concreta delle classi svantaggiate in termini di accesso all’istruzione e alla ricchezza.
La retorica meritocratica e imprenditoriale appare spesso come uno strumento che i vincitori dell’attuale sistema economico usano per giustificare comodamente qualsiasi livello di disuguaglianza, senza nemmeno doverla analizzare, e stigmatizzare i perdenti per la loro mancanza di merito, virtù e diligenza. Questa colpevolizzazione dei più poveri non esisteva, o almeno non nella stessa misura, nei precedenti regimi di disuguaglianza, che ponevano maggiormente l’accento sulla complementarità funzionale tra i diversi gruppi sociali.
La disuguaglianza moderna è caratterizzata anche da un insieme di pratiche di discriminazione e di disuguaglianze di ceto ed etnico-religiose, della cui violenza le favole meritocratiche non danno conto e che ci avvicinano alle forme più brutali delle disuguaglianze dell’antichità da cui pretendiamo di distinguerci. Possiamo citare le discriminazioni di cui sono vittima i senza dimora, o coloro che provengono da certi quartieri o da determinate origini. Pensiamo anche ai migranti che annegano. Di fronte a queste contraddizioni e in assenza di un nuovo orizzonte universalista ed egualitario credibile che consenta di affrontare le sfide della disuguaglianza, delle migrazioni e del cambiamento climatico in futuro, c’è da temere che il ripiegamento identitario e nazionalista assuma il ruolo di grande narrazione alternativa, come si è visto in Europa nella prima metà del XX secolo e come si manifesta nuovamente all’inizio del XXI secolo in diverse parti del mondo.
In linea di principio, il passaggio dalle società divise in ordini dell’Ancien Régime a quelle di proprietari del XIX secolo avrebbe dovuto porre fine alle disuguaglianze di ceto e sancire l’uguaglianza di tutti relativamente al diritto di proprietà. Ma, in pratica, la modernità proprietarista euroamericana è stata accompagnata da uno sviluppo senza precedenti di sistemi schiavistici e coloniali, che ha condotto a persistenti disuguaglianze tra bianchi e neri negli Stati Uniti e tra popolazioni autoctone e immigrate in Europa, con modalità diverse, ma comunque comparabili. In sintesi: le disuguaglianze legate alle differenze di ceto o di origine etnico-religiosa (o percepite come tali) continuano a svolgere un ruolo centrale nella disuguaglianza moderna, che non si riduce alle favole meritocratiche che emergono in certi discorsi.
(...)
Ma allora non esistono leggi economiche “naturali”?
La disuguaglianza non è economica o tecnologica: è ideologica e politica. In altre parole, il mercato e la concorrenza, i profitti e i salari, il capitale e il debito, i lavoratori qualificati e non qualificati, i cittadini e gli stranieri, i paradisi fiscali e la competitività non esistono in quanto tali. Sono costruzioni sociali e storiche che dipendono interamente dal sistema giuridico, fiscale, educativo e politico che abbiamo scelto di istituire e dalle categorie a cui facciamo riferimento.
Queste scelte rimandano innanzitutto alle rappresentazioni, che ogni società si costruisce, della giustizia sociale e di una economia giusta, e ai rapporti di forza politico-ideologici tra i diversi gruppi al suo interno. Questi rapporti di forza non sono solo materiali: sono anche e soprattutto intellettuali e ideologici. In altre parole, le idee e le ideologie contano nella storia, perché rendono costantemente possibile immaginare e strutturare nuovi mondi e società diverse. Sono sempre possibili traiettorie multiple.
Questo approccio si differenzia dai molti discorsi conservatori volti a spiegare che esistono fondamenti “naturali” delle disuguaglianze. In modo tutt’altro che sorprendente, le élite delle diverse società, in ogni epoca e a ogni latitudine, hanno la tendenza a “naturalizzare” le disuguaglianze, cioè a cercare di dare loro una base naturale e oggettiva, a spiegare che le disparità sociali esistenti sono nell’interesse dei più poveri e della società nel suo insieme, e che in ogni caso la loro struttura attuale è l’unica possibile e non può essere sostanzialmente modificata senza causare immense disgrazie.
L’esperienza storica mostra il contrario: le disuguaglianze variano molto nel tempo e nello spazio, nella loro scala e struttura, e con modalità e una velocità che i contemporanei spesso avrebbero avuto difficoltà a prevedere anche solo qualche decennio prima. Questo a volte è stato causa di disgrazie. Ma, nel complesso, i diversi eventi e processi rivoluzionari e politici che hanno permesso di ridurre e trasformare le disuguaglianze del passato sono stati un grande successo e sono alla base delle nostre istituzioni più preziose, proprio quelle che hanno consentito di rendere reale l’idea di progresso umano: suffragio universale, istruzione gratuita e obbligatoria, assicurazione sanitaria universale, tassazione progressiva. È molto probabile che sarà così anche in futuro.
(...)
Nonostante tutto resta ottimista e continua a credere che sia possibile superare la nozione di proprietà puramente privata…
Sulla base delle esperienze analizzate nel mio ultimo libro, sono convinto che sia possibile andare oltre il capitalismo e la proprietà privata e costruire una società giusta, sulla base del socialismo partecipativo e del socialfederalismo. La strada per arrivarci passa per l’istituzione di un regime di proprietà sociale e temporanea basato, da un lato, sulla limitazione dei diritti di voto e sulla condivisione del potere con i lavoratori nelle imprese e, dall’altro, su un’imposta sul patrimonio fortemente progressiva, una dotazione universale di capitale e la circolazione permanente dei beni. Implica inoltre un sistema di tassazione progressiva sul reddito e di regolamentazione collettiva delle emissioni di carbonio in grado di finanziare la sicurezza sociale, il reddito di base, la transizione ecologica e l’istituzione di un diritto all’istruzione davvero egualitario. Infine, questo richiede lo sviluppo di una nuova forma di organizzazione della globalizzazione, con trattati di cosviluppo imperniati su obiettivi quantificati di giustizia sociale, fiscale e climatica.
Questa ridefinizione del quadro giuridico richiede di abbandonare una serie di trattati attualmente vigenti, in particolare gli accordi sulla libera circolazione dei capitali introdotti a partire dagli anni ’80 e ’90, che impediscono il raggiungimento di questi obiettivi, e la loro sostituzione con nuove regole basate sulla trasparenza finanziaria, sulla cooperazione fiscale e sulla democrazia transnazionale.
venerdì 29 maggio 2020
Effetti collaterali
Quale sarebbe il Mondo che si ritrova, quali le persone mascherate,immagine quotidiana costante del rischio non ancora trascorso?
Difficile anche mentalmente, anche nel caso della lettura, concentrarsi ,dedicare lo spirito a qualcosa d’ altro astraendosi ,distraendosi .
E'l'occasione come non mai per comprendere i caratteri,le sfaccettature, dell'alienazione culturale e /o spettacolare: in sua assenza, ci si accorge quanto per lo più, per l'uomo d'oggi, sia difficile vivere senza, in rapporto con un tipo d'alienazione naturale di cui si può avere solo pallida reminescenza, o estemporanee prove.
Sono restati possibili gli studi, l'ascolto della musica, la visione di film su schermi televisivi , monitor: hanno consentito di rivolgere i sensi e la mente in altre dimensione rispetto alla presente.
...
A cui può accompagnarsi, dopo i l sospiro di sollievo per lo scampato pericolo, per gli uomini più abituati ad un dinamismo esistenziale, un sentore di noia per la monotonia dell'attuale vivere, per la sua riduzione. Non è proprio dell'animale nè dell'uomo, seguitare a stare con il pensiero consolatorio e ritenere una fortuna il fatto che si sia scampato un rischio. Chi viveva con intraprendenza ha grandi difficoltà ad adattarsi alla nuova immagine del Mondo e della Specie, immagine che, come proprio della Società dello spettacolo, impedisce di comprendere quale sia l'autentica realtà contemporanea.
lunedì 11 maggio 2020
Riflessioni sul Potere di sorveglianza e controllo nella presente attualità, cause ed effetti
L’altro fattore, non meno inquietante, è lo stato di paura che in questi anni si è evidentemente diffuso nelle coscienze degli individui e che si traduce in un vero e proprio bisogno di stati di panico collettivo, al quale l’epidemia offre ancora una volta il pretesto ideale. Così, in un perverso circolo vizioso, la limitazione della libertà imposta dai governi viene accettata in nome di un desiderio di sicurezza che è stato indotto dagli stessi governi che ora intervengono per soddisfarlo”
“È evidente che gli italiani sono
disposti a sacrificare praticamente tutto, le condizioni normali di vita, i
rapporti sociali, il lavoro, perfino le amicizie, gli affetti e le
convinzioni religiose e politiche al pericolo di ammalarsi. La nuda vita – e
la paura di perderla – non è qualcosa che unisce gli uomini, ma li acceca e
separa”
L’analisi di Agamben esprime il pessimismo per l’umanità del XXI secolo,
dedotto dal suo concetto portante, Il
mistero dell’iniquità, del male, Università di Friburgo i 13 novembre 2012.
Dove
egli usa il termine “mistero” non
tanto nell’accezione più comune, come qualcosa di oscuro, nascosto, bensì
secondo quella originale, della Grecia classica, in cui i Misteri, come
quelli eleusini, significavano una prassi, un’azione teatrale, fatta di
gesti, parole, rituali,in quel caso volti alla salvezza degli uomini, che si originava nell’atto
liturgico stesso.
Di
conseguenza,” mistero” dell’iniquità, del male, significherebbe in verso contrario,
una prassi nichilista in processo volta alla distruzione, all’annientamento.
* * *
Abbiamo sotto gli occhi che la
rappresentazione attuale non è certo
propria solo degli italiani. I governanti spagnoli, francesi, americani , poi
gli inglesi, le nazionalità più
colpite dal contagio,si son trovate
via via a seguire l’esempio italico, che procedeva da quello cinese.
Seguendo il pensiero di Alain Damasio ,tratto dall’
intervista a “Libération”, con Nicolas
Celnik:
“Mettere
in scena l’ansia, stimolarla con statistiche parziali e cumulative,
appellarsi a quell’influenza che è così facile da massimizzare che è la
paura, diffonderla intensamente attraverso l’inflazione oscena dei media è
una strategia classica per far mandare giù il rafforzamento della sicurezza.
Ridurre le uscite a un chilometro da casa, vietare gli spazi naturali (senza
alcun rischio di contaminazione), proibire qualsiasi piacere per quanto
innocuo e sanzionare le cosiddette inciviltà virali è un’indicazione tenue ma
convincente di una volontà a stento dissimulata di (formattare) spiare le
popolazioni. Lo
stupore dà inizio alla paura, che si trasforma rapidamente in torpore”
Una prova di obbedienza originata dal clima di paura, come dicono il filosofo romano e lo scrittore lionnese,
sulle orme di Michel Foucault . Un serie di rituali di divieto, impedimento,
annullamento.
*
* *
Ma, per restare nell’ultima parte dell’età contemporanea, perché verrebbe indotto questo senso di
paura, da quello dell’atomica all’attuale, passando per terrorismo e crisi economiche?
E’possibile rintracciare agenti riconoscibili, di questa metafisica del
Male, o si tratta di una sorta di processo auto(de)generato?
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(Dichiarazioni di Icke )
Questo è accaduto similmente, con qualche variazione, in Francia e in alri Paesi occidentali.







