Alba e Fenoglio, appuntamenti che si rinnovano. Nell'ambito del prezioso festival, la rappresentazione di "Partizan",ispirata alle opere dell'autore , da parte del pianista Lorenzo Marasso,della compositrice Anne LeBaron e dell'attore Guido Tonini Bossi "Attorno al Partigiano Johnny " e ad "Una questione privata", rivisitata nello stesso anno del film ..sotto i l patrocinio del bravo Dodo Borra,vero animatore della passione fenogliana
lunedì 4 giugno 2018
mercoledì 30 maggio 2018
Apparenza e verità della crisi politica italiana
Ricavo, con qualche modfica personale , da Genova City Strike-NST quest'analisi che merita attenzione:
1) lo scontro istituzionale in atto rappresenta la conflittualità di classe tra due borghesie padronali: da un lato quella internazionale ed europeista che mescola produzione e finanza, dall'altro una piccola borghesia minore (settori della piccola e media impresa) in crisi da decenni a causa delle politiche globalizzate di cui la UE è il garante.
2) La Lega rappresenta benissimo il blocco della borghesia minore, la classe sociale che organicamente si rinserra a difesa dei propri interessi e nell’impossibilità di scalare su una borghesia più potente, si rifà sui ceti medio-piccoli , sui lavoratori e diseredati . Il 5 stelle appare un fenomeno che raccoglie in forma virtuale, disorganica, le istanze popolar-nazionali ;rappresenterebbe tutte le classi in un progetto unitario che, così com'è posto, non potrebbe che risultare utopistico. Il PD, le banche e la grande stampa sono rappresentanti della borghesia transnazionale che in questi anni ha amministrato con l'avallo della governance europeista.
3). Per il PD e la UE i rapporti devono essere gestiti in continuazione a come fece Monti, con limitate concessioni per i ceti medio-bassi : senza politica, senza scontri di visione strategica, con l'avallo di alcuni corpi intermedi (i sindacati) pena perdite di tempo e di denaro per i padroni e i banchieri. 4) Le due aree che si fronteggiano sfoggiano una diversa cultura politica ma applicano simili ricette: dal punto di vista economico cambia poco per le classi popolari: da un lato la Fornero, dall'altro la flat tax e la cancellazione del welfare residuo.
5) Il movimento dei lavoratori è , soprattutto in Italia, in grave difetto di rappresentanza . I sindacati difendono se stessi per gestire briciole di potere con un sistema che quei valori e quei diritti li straccia ogni giorno.
6.Solo il movimento dei lavoratori, unitario, internazionale, magari partendo da quello mediterraneo, può portare a cambiamento dei rapporti di forza politici. Il 2015 dell'oxi greco , le agitazioni di Podemos in Spagna, i vari Corbjin, Melenchon,Varoufakis, Sanders gli indignados o insoumis o meno che mai il M5S , che di questa Sinistra non fanno parte,da soli non portano a nulla. Occorre che progetti come Diem 25 si rafforzino in una nuova Internazionale. E in Italia occorre ci sia chi la interpreti! Solo attraverso questa via potranno essere migliorati a livello internazionale problemi come disoccupazione, redditi di civiltà per tutte le categorie a seconda di quanto dato alla società, anche seguendo il criterio dei meriti onesti, ospitalità ai richiedenti immigrati, assistenza sanità, istruzione ecc..
2) La Lega rappresenta benissimo il blocco della borghesia minore, la classe sociale che organicamente si rinserra a difesa dei propri interessi e nell’impossibilità di scalare su una borghesia più potente, si rifà sui ceti medio-piccoli , sui lavoratori e diseredati . Il 5 stelle appare un fenomeno che raccoglie in forma virtuale, disorganica, le istanze popolar-nazionali ;rappresenterebbe tutte le classi in un progetto unitario che, così com'è posto, non potrebbe che risultare utopistico. Il PD, le banche e la grande stampa sono rappresentanti della borghesia transnazionale che in questi anni ha amministrato con l'avallo della governance europeista.
3). Per il PD e la UE i rapporti devono essere gestiti in continuazione a come fece Monti, con limitate concessioni per i ceti medio-bassi : senza politica, senza scontri di visione strategica, con l'avallo di alcuni corpi intermedi (i sindacati) pena perdite di tempo e di denaro per i padroni e i banchieri. 4) Le due aree che si fronteggiano sfoggiano una diversa cultura politica ma applicano simili ricette: dal punto di vista economico cambia poco per le classi popolari: da un lato la Fornero, dall'altro la flat tax e la cancellazione del welfare residuo.
5) Il movimento dei lavoratori è , soprattutto in Italia, in grave difetto di rappresentanza . I sindacati difendono se stessi per gestire briciole di potere con un sistema che quei valori e quei diritti li straccia ogni giorno.
6.Solo il movimento dei lavoratori, unitario, internazionale, magari partendo da quello mediterraneo, può portare a cambiamento dei rapporti di forza politici. Il 2015 dell'oxi greco , le agitazioni di Podemos in Spagna, i vari Corbjin, Melenchon,Varoufakis, Sanders gli indignados o insoumis o meno che mai il M5S , che di questa Sinistra non fanno parte,da soli non portano a nulla. Occorre che progetti come Diem 25 si rafforzino in una nuova Internazionale. E in Italia occorre ci sia chi la interpreti! Solo attraverso questa via potranno essere migliorati a livello internazionale problemi come disoccupazione, redditi di civiltà per tutte le categorie a seconda di quanto dato alla società, anche seguendo il criterio dei meriti onesti, ospitalità ai richiedenti immigrati, assistenza sanità, istruzione ecc..
lunedì 14 maggio 2018
50 anni fa:qualcosa sul "maggio"
Qualcosa sul maggio, 50 anni fa
Perché la rivolta? La miccia che innescò l'incendio fu una riforma, proposta da Christian Fouchet (ministro dell'Educazione nel governo gollista di Georges Pompidou), che tendeva a creare un legame stretto fra università e mondo produttivo. All'inizio del 1968 il progetto, definito "tecnocratico", creò diffusi malumori, soprattutto nelle facoltà umanistiche, che si sentivano marginalizzate.
Perché la rivolta? La miccia che innescò l'incendio fu una riforma, proposta da Christian Fouchet (ministro dell'Educazione nel governo gollista di Georges Pompidou), che tendeva a creare un legame stretto fra università e mondo produttivo. All'inizio del 1968 il progetto, definito "tecnocratico", creò diffusi malumori, soprattutto nelle facoltà umanistiche, che si sentivano marginalizzate.
Pensiamo a quanto sta accadendo oggi, per la Scuola....
Ma Fouchet era solo una miccia casuale: già dal 1967 tutti gli ambienti giovanili d'Europa erano in fermento. Motivi: sovraffollamento delle università, incertezza degli sbocchi professionali, crisi dei valori tradizionali, scarso ricambio nelle classi dirigenti. In Germania l'epicentro del movimento era Berlino Ovest, patria di Rudi Dutschke, capo carismatico degli studenti di sinistra.
Ma il "maggio" non fu solo una rivolta di studenti: la protesta universitaria si saldò con vertenze contrattuali di varie categorie, creando una miscela esplosiva che sfuggiva di mano anche alla Cgt, la Cgil francese. Fuori Parigi si moltiplicavano le fabbriche occupate: il 14 erano solo due, a Nantes e in Lorena; ma il giorno dopo divennero 50, sparse in tutto il territorio nazionale. Il 20 fu occupato anche il porto di Marsiglia. E il 21, mentre alla Sorbona parlava Jean-Paul Sartre, un nuovo sciopero coinvolse ben 7 milioni di persone.
Ma il "maggio" non fu solo una rivolta di studenti: la protesta universitaria si saldò con vertenze contrattuali di varie categorie, creando una miscela esplosiva che sfuggiva di mano anche alla Cgt, la Cgil francese. Fuori Parigi si moltiplicavano le fabbriche occupate: il 14 erano solo due, a Nantes e in Lorena; ma il giorno dopo divennero 50, sparse in tutto il territorio nazionale. Il 20 fu occupato anche il porto di Marsiglia. E il 21, mentre alla Sorbona parlava Jean-Paul Sartre, un nuovo sciopero coinvolse ben 7 milioni di persone.
L’Internazionale Situazionista , un gruppo d'agitazione manifestatosi già sul finire degli anni'50, praticò in ogni modo una vera «estetica della sovversione» che rprendeva il legame con il Surrealismo ormai estinto. Il pensiero di Debord, intriso di quella cultura anarco-marxista, fece da nutrimento alle rivolte del Maggio francese. Forse davvero i situazionisti, con le loro visioni artistico-politiche, devono essere considerati anticipatori dei fatti del Maggio, pur riconoscendo che il progetto di andare oltre il fatto estetico verso una reale rivoluzione proletaria si è presto rivelata l’illusione di cui già essi conoscevano e delineavano i limiti.
Maggio francese, controcultura, rovesciamento delle arti: il Situazionismo prima di esser collocato nel regno dell’oblio ha profondamente inciso le coscienze degli intellettuali più colti e sensibili. L’elitario nucleo internazionale, la disprezzata moltitudine ormai dispersa dei «pro-situ» e il personaggio Debord con il suo passato di flâneur, di giovin teppista, di bohémien e di teorico maledetto hanno riportato e tenuto in vita lo spirito delle storiche avanguardie sature di teorie e dogmi.
Il "maggio" era sempre più eversivo per la Francia gollista. Eversivi erano non solo gli atti di violenza, né solo i danni economici: tale era anche l'atteggiamento irridente con cui i ribelli della Sorbona trattavano istituzioni e modelli di comportamento tradizionali. Nei cortei sfilavano ragazze a seno nudo, con berretto frigio in testa e bandiera rossa in mano, caricature di Marianne, icona femminile della "Republique". E nel Quartiere Latino nuove targhe ribattezzavano le vie: boulevard St-Michel divenne in quei giorni "rue du Vietnam héroique".
venerdì 27 aprile 2018
Yanis Varoufakis introduzione a The Comunist Manifesto
Yanis Varoufakis: Marx ha
predetto la nostra crisi attuale e indica la via d'uscita
Il Manifesto comunista prevedeva
il capitalismo globale predatore e polarizzato del XXI secolo. Ma anche Marx ed
Engels ci hanno mostrato che abbiamo il potere di creare un mondo migliore. Di
Yanis Varoufakis
Ven 20 apr 2018 06.00 BST Ultima
modifica 24 mar 2018 09.54 BST
Perché un Manifesto abbia
successo, deve parlare ai nostri cuori come una poesia mentre intriga la mente con immagini e idee che sono
incredibilmente nuove. C’è bisogno di aprire gli occhi sulle vere cause dei
cambiamenti sconcertanti, inquietanti, eccitanti che si verificano intorno a
noi, che espongono le possibilità con cui la nostra attuale realtà è compresa.
Dovrebbe farci sentire irrimediabilmente inadeguati per non aver riconosciuto
noi stessi queste verità, e deve sollevare il sipario sulla sconvolgente
consapevolezza che stiamo agendo da piccoli complici, riproducendo un passato
senza sbocchi. Infine, deve avere il potere di una sinfonia di Beethoven,
esortandoci a diventare agenti di un futuro che pone fine alla sofferenza di
massa inutile e ad ispirare l'umanità a realizzare il suo potenziale per
un'autentica libertà.
Nessun manifesto è riuscito
meglio a fare tutto questo rispetto a quello pubblicato nel febbraio del 1848
al numero 46 di Liverpool Street, a Londra. Commissionato dai rivoluzionari
inglesi, Il Manifesto Comunista (o Manifesto del Partito Comunista, come fu
pubblicato per la prima volta) fu creato da due giovani tedeschi: Karl Marx, un
filosofo di 29 anni con un gusto per l'etica epicurea e la razionalità
hegeliana, e Friedrich Engels, erede di 28 anni di un laminatoio di Manchester.
Come opera di letteratura
politica, il Manifesto rimane insuperabile. Le sue linee più famose, compresa
quella di apertura ("Uno spettro si aggira per l'Europa - lo spettro del
comunismo"), hanno una qualità shakespeariana. Come Amleto affrontato dal
fantasma del suo padre ucciso, il lettore è costretto a chiedersi: "Devo
conformarmi all'ordine prevalente, soffrendo le fionde e le frecce
dell'oltraggiosa fortuna conferitami dalle forze irresistibili della storia? O
dovrei unirmi a queste forze, prendere le armi contro lo status quo e,
opponendomi, inaugurare un mondo coraggioso? "
Per gli immediati lettori di Marx
ed Engels, questo non era un dilemma accademico, dibattuto nei salotti
dell'Europa. Il loro manifesto era un invito all'azione, e ascoltare
l'invocazione di questo spettro spesso significava persecuzione o, in alcuni
casi, lunga prigione. Oggi, un dilemma analogo affronta i giovani: conformarsi
a un ordine stabilito che si sta sgretolando ed è incapace di evolversi, o opporsi,
a costi personali considerevoli, alla ricerca di nuovi modi di lavorare,
giocare e vivere insieme? Anche se i partiti comunisti sono scomparsi quasi
interamente dalla scena politica, lo spirito di comunismo che guida il
manifesto si sta rivelando difficile da silenziare.
Vedere oltre l'orizzonte è
l'ambizione del Manifesto. Ma riuscire come hanno fatto Marx ed Engels nella
descrizione accurata di un'era che sarebbe arrivata a un secolo e mezzo nel
futuro, oltre che ad analizzare le contraddizioni e le scelte che affrontiamo
oggi, è davvero sorprendente. Verso la fine degli anni Quaranta del secolo scorso
il capitalismo era naufrago, locale, frammentato e timido. Eppure Marx ed
Engels ci hanno dato una lunga occhiata e hanno previsto il nostro capitalismo
globalizzato, finanziato, rivestito di ferro, che canta e balla tutto. Questa
fu la creatura che nacque dopo il 1991, nello stesso momento in cui lo establishment
proclamava la morte del marxismo e la
fine della storia.
Certo, il fallimento predetto del Manifesto comunista è stato a lungo
esagerato. Ricordo che persino gli economisti di sinistra nei primi anni '70
sfidarono la fondamentale previsione del Manifesto che il capitale si sarebbe
"annidato dappertutto, stabilito ovunque, ponendo connessioni ovunque".
Attingendo alla triste realtà di quelli che allora venivano chiamati paesi del
terzo mondo, sostenevano che il capitale aveva perso la sua effervescenza ben prima di espandersi oltre la sua
"metropoli" in Europa, America e Giappone.
Empiricamente avevano ragione: le
multinazionali europee, statunitensi e giapponesi che operavano nelle
"periferie" dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina si
limitavano al ruolo di estirpatori di risorse coloniali e non riuscivano a
diffondere il capitalismo lì. Invece di impregnare questi paesi con lo sviluppo
capitalistico (disegnando "tutti, anche i più barbari, le nazioni nella
civiltà"), sostenevano che il capitale straniero stava riproducendo lo
sviluppo del sottosviluppo nel terzo mondo. Era come se il Manifesto avesse
riposto troppa fiducia nella capacità del capitale di diffondersi in ogni
angolo. La maggior parte degli economisti, compresi quelli solidali con Marx,
dubitava della previsione del manifesto secondo cui "lo sfruttamento del
mercato mondiale" avrebbe conferito "un carattere cosmopolita alla
produzione e al consumo in ogni paese".
Come si è scoperto, il manifesto
aveva ragione, anche se in ritardo. Ci sarebbe voluto il crollo dell'Unione Sovietica e
l'inserimento di due miliardi di lavoratori cinesi e indiani nel mercato del
lavoro capitalista perché la sua previsione fosse confermata. In effetti, affinché il capitale
globalizzasse completamente, i regimi che avevano giurato fedeltà al Manifesto
dovevano prima essere fatti a pezzi. La storia ha mai procurato un'ironia più
deliziosa?
Chiunque legga il Manifesto oggi
sarà sorpreso di scoprire un'immagine di un mondo molto simile al nostro, in
bilico sulla soglia dell'innovazione tecnologica. Nel tempo del Manifesto, era
la macchina a vapore che rappresentava la più grande sfida per i ritmi e le
routine della vita feudale. I contadini furono travolti negli ingranaggi e
nelle ruote di questo macchinario e una nuova classe di padroni, i proprietari
delle fabbriche e i mercanti, usurparono il controllo della nobiltà terriera
sulla società. Ora, è l'intelligenza artificiale e l'automazione che incombono
come minacce dirompenti, promettendo di spazzare via "tutte le relazioni
fisse e congelate". "Costantemente rivoluzionando ... strumenti di
produzione", il Manifesto proclama, trasforma "i rapporti intere
della società", determinando "una costante rivoluzionamento della
produzione, un disturbo ininterrotto di tutte le condizioni sociali, incertezza
eterna e agitazione".
Per Marx ed Engels, tuttavia,
questa rottura va celebrata. Funge da catalizzatore per la spinta finale che
l'umanità ha bisogno di eliminare con i nostri pregiudizi residui che
sostengono la grande divisione tra coloro che possiedono le macchine e coloro
che progettano, operano e lavorano con loro. "Tutto ciò che è solido si
scioglie nell'aria, tutto ciò che è sacro viene profanato", scrivono nel Manifesto
dell'effetto della tecnologia, "e l'uomo è finalmente costretto ad
affrontare i sensi sobri, le sue reali condizioni di vita e le sue relazioni
con i suoi in genere". Rovinando spietatamente i nostri preconcetti e le
false certezze, il cambiamento tecnologico ci sta costringendo, scalciando e
urlando, ad affrontare quanto patetici siano i nostri rapporti con l'altro.
Oggi vediamo questa resa dei
conti in milioni di parole, in stampa e online, usate per discutere i malumori
della globalizzazione. Mentre celebrano il modo in cui la globalizzazione ha spostato
miliardi dalla miserabile povertà alla povertà relativa, i venerabili giornali
occidentali, i personaggi di Hollywood, gli imprenditori della Silicon Valley,
i vescovi e persino i finanziatori multibillionaire lamentano alcune delle sue
ramificazioni meno desiderabili: disuguaglianza insopportabile, avidità
sfrontata, cambiamento climatico e dirottamento delle nostre democrazie
parlamentari da parte di banchieri e ultra-ricchi.
Niente di tutto ciò dovrebbe
sorprendere un lettore del Manifesto. "La società nel suo insieme",
afferma, "si sta sempre più dividendo in due grandi campi ostili, in due
grandi classi direttamente l'una di fronte all'altra". Come la produzione
è meccanizzata, e il margine di profitto dei proprietari di macchine diventa la
nostra civiltà motivo di guida, la società si divide tra azionisti non lavoratori
e lavoratori salariati non proprietari. Per quanto riguarda la classe media, è
il dinosauro nella stanza, pronto per l'estinzione.
Allo stesso tempo, gli
ultra-ricchi risultano colpiti dalla colpa e stressati mentre guardano la vita
di tutti gli altri sprofondare nella precarietà di una schiavitù salariale
insicura. Marx ed Engels prevedevano che questa suprema e potente minoranza si
sarebbe dimostrata "inadatta a governare" su società così
polarizzate, perché non sarebbero state in grado di garantire un'esistenza
affidabile agli schiavi salariati. Barricati nelle loro comunità chiuse, si
trovano consumati dall'ansia e incapaci di godersi le loro ricchezze. Alcuni di
loro, quelli abbastanza intelligenti da realizzare il loro vero interesse personale
a lungo termine, riconoscono lo stato sociale come la migliore polizza
assicurativa disponibile. Ma ahimè, spiega il manifesto, come classe sociale,
sarà nella loro natura lesinare sul premio assicurativo, e lavoreranno
instancabilmente per evitare di pagare le tasse richieste.
Non è questo che è emerso? Gli
ultra-ricchi sono una cricca insicura, costantemente insoddisfatta,
costantemente dentro e fuori dalle cliniche di disintossicazione, in cerca di
sollievo da sensitivi, strizzacervelli e guru imprenditoriali. Nel frattempo,
tutti gli altri lottano per mettere il cibo sul tavolo, pagare tasse
scolastiche, destreggiarsi tra una carta di credito per un altro o combattere
la depressione. Ci comportiamo come se le nostre vite fossero spensierate,
affermando di apprezzare ciò che facciamo e fare ciò che ci piace. Eppure, in
realtà, piangiamo noi stessi per dormire.
I benefattori, i politici
dell'establishment e gli economisti accademici in ripresa rispondono tutti a
questa situazione nello stesso modo, emettendo accese condanne dei sintomi
(disuguaglianza di reddito) ignorando le cause (sfruttamento derivante dagli
ineguali diritti di proprietà su macchine, terra, risorse). C'è da
meravigliarsi se siamo in un vicolo cieco, con la disperazione che serve solo
ai populisti che cercano di corteggiare i peggiori istinti delle masse?
Con la rapida ascesa della
tecnologia avanzata, ci siamo avvicinati al momento in cui dobbiamo decidere
come relazionarci l'un l'altro in modo razionale e civile. Non possiamo a lungo
nasconderci dietro l'inevitabilità del lavoro e le norme sociali oppressive che
richiede. Il Manifesto offre al lettore del 21 ° secolo l'opportunità di vedere
attraverso questo disordine e riconoscere ciò che deve essere fatto in modo che
la maggioranza possa sfuggire dal malcontento a nuovi assetti sociali in cui
"lo sviluppo libero di ciascuno è la condizione per lo sviluppo libero di
tutti". Anche se non contiene una tabella di marcia su come arrivarci, il Manifesto
rimane una fonte di speranza da non trascurare. Se il Manifesto ha lo stesso
potere di eccitare, entusiasmare e far vergognare come ha fatto nel 1848, è perché la lotta tra le
classi sociali è vecchia come il tempo stesso. Marx ed Engels riassumono questo
in 13 parole audaci: "La storia di tutte le società finora esistenti è la
storia delle lotte di classe." Dalle aristocrazie feudali agli imperi
industrializzati, il motore della storia è sempre stato il conflitto tra
tecnologie costantemente rivoluzionanti e le convenzioni delle classi
prevalenti . Con ogni interruzione della tecnologia della società, il conflitto
tra noi cambia forma. Le vecchie classi si estinguono e alla fine ne rimangono
solo due: la classe che possiede tutto e la classe che non possiede nulla - la
borghesia e il proletariato. Questa è la situazione in cui ci troviamo oggi.
Mentre noi dobbiamo al capitalismo di aver ridotto tutte le distinzioni di classe al
divario tra proprietari e non proprietari, Marx ed Engels vogliono che
realizziamo che il capitalismo non è sufficientemente evoluto per sopravvivere
alle tecnologie che genera. È nostro dovere demolire la vecchia nozione di
mezzi di produzione privati e forzare una metamorfosi, che deve comportare la
proprietà sociale di macchinari, terreni e risorse. Ora, quando le nuove
tecnologie si scatenano in società legate al primitivo contratto di lavoro,
segue la miseria all'ingrosso. Nelle parole indimenticabili del Manifesto:
"Una società che ha evocato giganteschi mezzi di produzione e di scambio,
è come lo stregone che non è più in grado di controllare i poteri del mondo
inferiore che ha richiamato dai suoi incantesimi." lo stregone immaginerà
sempre che le loro app, i motori di ricerca, i robot e i semi geneticamente
modificati porteranno ricchezza e felicità a tutti. Ma, una volta rilasciati in
società divise tra lavoratori salariati e proprietari, queste meraviglie
tecnologiche spingono i salari e i prezzi a livelli che creano profitti bassi
per la maggior parte delle imprese. È solo la grande tecnologia, la grande
industria farmaceutica e le poche corporazioni che comandano su di noi a
possedere un potere politico ed
economico eccezionalmente ampio che ne avvantaggia davvero. Se continuiamo a
sottoscrivere contratti di lavoro tra datore di lavoro e dipendente, i diritti
di proprietà privata regoleranno e porteranno il capitale a fini disumani. Solo
abolendo la proprietà privata degli strumenti di produzione di massa e
sostituendola con un nuovo tipo di proprietà comune che funziona in sincronia
con le nuove tecnologie, ridurremo la disuguaglianza e troveremo la felicità
collettiva. Secondo la filosofia della
storia di Marx ed Engels, l'attuale stallo tra lavoratore e proprietario è
sempre stato garantito. "Altrettanto inevitabile", afferma il Manifesto,
è la "caduta e la vittoria del proletariato" sulla borghesia. Finora,
la storia non ha soddisfatto questa previsione, ma i critici dimenticano che il
Manifesto, come ogni degno pezzo di propaganda, presenta la speranza sotto
forma di certezza. Proprio come Lord Nelson radunò le sue truppe prima della
Battaglia di Trafalgar annunciando che l'Inghilterra "si aspettava"
che facessero il loro dovere (anche se aveva seri dubbi che lo avrebbero
fatto), il Manifesto conferisce al proletariato l'aspettativa che facciano il
loro dovere per se stessi, ispirandoli a unirsi e liberarsi l'un l'altro dai
vincoli della schiavitù salariale. Lo faranno? Nella forma attuale, sembra
improbabile. Ma, ancora una volta, abbiamo dovuto aspettare che la
globalizzazione comparisse negli anni '90 prima che la stima del manifesto del
potenziale del capitale potesse essere pienamente confermata. Non è possibile
che il nuovo proletariato globale, sempre più precario, abbia bisogno di più
tempo prima di poter svolgere il ruolo storico previsto dal Manifesto? Mentre il
giudizio è ancora atteso, Marx ed Engels
ci dicono che, se temiamo la retorica della rivoluzione, o cercheremo di
distrarci dal nostro dovere reciproco, ci troveremo coinvolti in una spirale
vertiginosa in cui il capitale satura e sbianca lo spirito umano. L'unica cosa di
cui possiamo essere certi, secondo il manifesto, è che, a meno che il capitale
non sia socializzato, ci troviamo di fronte a sviluppi distopici. Sul tema
della distopia, il lettore scettico si rianimerà: quale è la complicità del Manifesto
nel legittimare i regimi autoritari e rafforzare lo spirito delle guardie dei
gulag? Invece di rispondere in modo difensivo, sottolineando che nessuno
incolpa Adam Smith per gli eccessi di Wall Street, o il Nuovo Testamento per
l'Inquisizione spagnola, possiamo speculare su come gli autori del Manifesto
avrebbero potuto rispondere a questa accusa. Credo che, con il senno di poi,
Marx ed Engels avrebbero confessato un errore importante nel loro analisi ,riflessività
insufficiente. Questo vuol dire che non sono riusciti a riflettere a
sufficienza e hanno tenuto un silenzio giudizioso sull'impatto che la loro
analisi avrebbe avuto sul mondo che stavano analizzando. Il Manifesto
raccontava una storia potente in un linguaggio intransigente, destinato a
sollevare i lettori dalla loro apatia. Ciò che Marx ed Engels non erano in
grado di prevedere era che i testi potenti e prescrittivi tendevano a procurare
discepoli, credenti - persino un sacerdozio - e che questo fedele potesse usare
il potere conferito loro dal Manifesto a proprio vantaggio. Con esso,
potrebbero abusare di altri compagni, costruire la propria base di potere,
conquistare posizioni di influenza, coinvolgere studenti impressionabili, prendere il
controllo del politburo e imprigionare chiunque resistesse loro. Allo stesso
modo, Marx ed Engels non riuscirono a stimare l'impatto della loro scrittura
sul capitalismo stesso. Nella misura in cui il Manifesto ha contribuito a
modellare l'Unione Sovietica, i suoi satelliti dell'Europa orientale, la Cuba
di Castro, la Jugoslavia di Tito e diversi governi socialdemocratici
occidentali, questi sviluppi non causerebbero una reazione a catena che
frustrerebbe le previsioni e le analisi del Manifesto? Dopo la rivoluzione
russa e poi la seconda guerra mondiale, la paura del comunismo costrinse i
regimi capitalisti ad abbracciare schemi pensionistici, servizi sanitari
nazionali, persino l'idea di far pagare ai ricchi perstudenti poveri e piccoli borghesi per
frequentare università liberali appositamente costruite. Nel frattempo, la
rabbiosa ostilità verso l'Unione Sovietica suscitò paranoia e creò un clima di
paura che si dimostrò particolarmente fertile per figure come Joseph Stalin e
Pol Pot. Credo che Marx ed Engels si sarebbero pentiti di non aver previsto
l'impatto del Manifesto sui partiti comunisti che prefigurava. Avrebbero preso
a calci se stessi trascurando il tipo di dialettica che amavano analizzare:
come gli stati operai sarebbero diventati sempre più totalitari nella loro
risposta all'aggressione dello stato capitalista, e come, nella loro risposta
alla paura del comunismo, questi stati capitalisti sarebbero cresciuti sempre
più civile. Beati, naturalmente, sono gli autori i cui errori derivano dal
potere delle loro parole. Ancora più benedetti sono quelli i cui errori si autocorreggono.
Al giorno d'oggi, gli stati operai ispirati al Manifesto sono quasi scomparsi
ei partiti comunisti si sono sciolti o in disordine. Liberato dalla
competizione con i regimi ispirati dal manifesto, il capitalismo globalizzato
si comporta come se fosse determinato a creare un mondo meglio spiegato dal Manifesto.
Ciò che rende il Manifesto davvero stimolante oggi è la sua raccomandazione per
noi nel qui e ora, in un mondo in cui le nostre vite sono costantemente
modellate da ciò che Marx descrisse nei suoi precedenti manoscritti economici e
filosofici come "un'energia universale che rompe ogni limite e ogni legame
e si pone come l'unica politica, l'unica universalità, l'unico limite e l'unico
legame ". Dai guidatori di Uber e dai ministri delle finanze ai dirigenti
bancari e ai miserabili poveri, tutti possiamo essere scusati per sentirci
sopraffatti da questa "energia". La portata del capitalismo è così
pervasiva che a volte può sembrare impossibile immaginare un mondo senza di
esso. È solo un piccolo passo da sentimenti di impotenza a cadere vittima
dell'asserzione, non c'è alternativa. Ma, sorprendentemente (sostiene il Manifesto),
è proprio quando stiamo per soccombere a questa idea che abbondano le
alternative. Ciò di cui non abbiamo bisogno in questo frangente sono i sermoni
sull'ingiustizia di tutto ciò, le denunce di crescente ineguaglianza o veglia
per la nostra svanente sovranità democratica. Né dovremmo sopportare atti
disperati di evasione regressiva: il grido di tornare ad uno stato pre-moderno
e pre-tecnologico in cui possiamo aggrapparci al nazionalismo. Ciò che il Manifesto
promuove nei momenti di dubbio e sottomissione è una valutazione chiara e
obiettiva del capitalismo e dei suoi mali, vista attraverso la fredda, dura
luce della razionalità.
Il Manifesto sostiene che il problema con il
capitalismo non è che produce troppa tecnologia, o che è ingiusto. Il problema
del capitalismo è che è irrazionale. Il successo del capitale nel diffondere la
sua portata attraverso l'accumulazione per amore dell'accumulazione sta facendo
sì che i lavoratori umani lavorino come macchine per una miseria, mentre i
robot sono programmati per produrre cose che i lavoratori non possono più
permettersi e di cui i robot non hanno
bisogno. Il capitale non riesce a fare un uso razionale delle macchine geniali
che genera, condannando intere generazioni alla privazione, un ambiente
decrepito, sottoccupazione e zero tempo libero reale dalla ricerca di
occupazione e sopravvivenza generale. Persino i capitalisti sono trasformati in
automi angosciati. Vivono nella paura permanente che, a meno di mercificare i
loro simili, cesseranno di essere capitalisti, unendosi ai ranghi desolati del
proletariato in espansione. Se il capitalismo appare ingiusto è perché rende
schiavi tutti, ricchi e poveri, sprecando risorse umane e naturali. La stessa
"linea di produzione"che produce ricchezza incalcolabile produce
anche infelicità profonda e malcontento su scala industriale. Quindi, il nostro
primo compito - secondo il Manifesto - è riconoscere la tendenza di questa
"energia" totalizzante a minare se stessa. Quando chiedono ai
giornalisti chi o quale sia la più grande minaccia al capitalismo oggi, sfido
le loro aspettative rispondendo: il Capitale! Naturalmente, questa è un'idea
che ho preso per decenni dal Manifesto.
Dato che non è né possibile né desiderabile annullare l'"energia" del
capitalismo, il trucco è di aiutare ad accelerare lo sviluppo del capitale (in
modo che bruci come una meteora che scorre nell'atmosfera) mentre, d'altra
parte, resiste (attraverso il razionale, azione collettiva) la sua tendenza a
schiacciare il nostro spirito umano. In breve, la raccomandazione del manifesto
è che spingiamo il capitale al limite limitandone le conseguenze e preparandoci
alla sua socializzazione. Abbiamo bisogno di più robot, migliori pannelli
solari, comunicazioni istantanee e sofisticate reti di trasporto verdi. Ma allo
stesso modo, dobbiamo organizzarci politicamente per difendere i deboli, potenziare
i molti e preparare il terreno per invertire le assurdità del capitalismo. In
termini pratici, ciò significa trattare l'idea che non c'è alternativa al
disprezzo che merita rifiutando tutte le richieste di un "ritorno" a
un'esistenza meno modernizzata. Non c'era nulla di etico nella vita sotto le
precedenti forme di capitalismo. Gli spettacoli televisivi che investono
massicciamente nella calcolata nostalgia, come Downton Abbey, dovrebbero
renderci felici di vivere quando lo facciamo. Allo stesso tempo, potrebbero
anche incoraggiarci a premere sull'acceleratore del cambiamento. Il Manifesto è
uno di quei testi emotivi che parlano a ciascuno di noi in modo diverso in
momenti diversi, riflettendo le nostre circostanze. Alcuni anni fa, mi definivo
un marxista erratico e libertario e venivo disprezzato a torto dai non marxisti
e dai marxisti. Poco dopo mi ritrovai in una posizione politica di rilievo,
durante un periodo di intenso conflitto tra l'allora governo greco e alcuni
degli agenti più potenti del capitalismo. Rileggendo il Manifesto ai fini della
stesura di questa introduzione è stato un po 'come invitare i fantasmi di Marx
ed Engels a urlare un misto di censura e sostegno nelle mie orecchie. Adults in
the Room, il mio ricordo del periodo in cui ho servito come ministro delle
finanze della Grecia nel 2015, racconta la storia di come la primavera greca fu
schiacciata da una combinazione di forza bruta (da parte dei creditori greci) e
un fronte diviso all'interno del mio governo. È onesto e accurato come potrei
farcela. Tuttavia, dal punto di vista del manifesto, i veri agenti storici
erano confinati alle apparenze cameo o al ruolo delle vittime quasi passive.
"Dov'è il proletariato nella tua storia?" Posso quasi sentire Marx ed
Engels che mi stanno urlando contro. "Non dovrebbero essere quelli che
affrontano il capitalismo più potente, con voi che sostenete dai margini?"
Come sono diventato un marxista
erratico… Per saperne di più, per fortuna, rileggere il Manifesto ha anche
offerto un po 'di conforto, appoggiando il mio punto di vista su di esso come
un testo liberale - perfino un libertario. Dove il Manifesto lambisce le virtù
borghesi-liberali, lo fa per la sua dedizione e persino amore per loro. La
libertà, l'autonomia, l'individualità, la spiritualità, lo sviluppo autoguidato
sono ideali che Marx ed Engels apprezzano sopra ogni altra cosa. Se sono arrabbiati
con la borghesia, è perché la borghesia cerca di negare alla maggioranza ogni
opportunità di essere libera. Data l'adesione di Marx ed Engels alla fantastica
idea di Hegel che nessuno è libero finché una persona è in catene, la loro lite
con la borghesia è che sacrificano la libertà e l'individualità di tutti
sull'altare del capitalismo di accumulazione. Sebbene Marx ed Engels non
fossero anarchici, detestavano lo stato e il suo potenziale di essere
manipolato da una classe per sopprimerne un altro. Nel migliore dei casi,
l'hanno visto come un male necessario che avrebbe continuato a vivere nel
futuro buono e post-capitalista che coordinava una società senza classi. Se
questa lettura del Manifesto trattiene l'acqua, l'unico modo di essere un comunista
è quello libertario. Osservare la chiamata del manifesto a "Unirsi!"
È in realtà incoerente con il diventare stalinisti portatori di carte o con la
ricerca di rifare il mondo a immagine di regimi comunisti ormai defunti. Quando
tutto è detto e fatto, allora, qual è la linea di fondo del Manifesto? E perché
qualcuno, specialmente i giovani di oggi, dovrebbe preoccuparsi della storia,
della politica e simili? Marx ed Engels hanno basato il loro manifesto su una
risposta commoventemente semplice: autentica felicità umana e autentica libertà
che deve accompagnarla. Per loro, queste sono le uniche cose che contano
davvero. Il loro manifesto non si basa su rigide invocazioni germaniche del
dovere, né fa appello alle responsabilità storiche per ispirarci ad agire. Non
moralizza o punta il dito. Marx ed Engels hanno tentato di superare le
fissazioni della filosofia morale tedesca e le motivazioni del profitto
capitalista, con un appello razionale ma al tempo stesso alle fondamenta della
nostra natura umana condivisa. La chiave della loro analisi è il baratro in
continua espansione tra coloro che producono e coloro che possiedono gli
strumenti di produzione. Il nesso problematico del capitale e del lavoro
salariato ci impedisce di godere del nostro lavoro e dei nostri artefatti e
trasforma i datori di lavoro e i lavoratori, ricchi e poveri, in pedine senza
mente e tremanti che sono marchiati rapidamente verso un'esistenza inutile da
forze al di fuori del nostro controllo. Ma perché abbiamo bisogno della
politica per affrontare questo? La politica non rende stolti, specialmente la
politica socialista, che una volta Oscar Wilde sosteneva "prende troppe
serate"? La risposta di Marx ed Engels è: perché non possiamo porre fine a
questa idiozia individualmente; perché nessun mercato può mai emergere che
produca un antidoto contro questa stupidità. L'azione politica collettiva e
democratica è la nostra unica possibilità di libertà e divertimento. E per
questo, le lunghe notti sembrano un piccolo prezzo da pagare. L'umanità può
riuscire ad assicurarsi accordi sociali che consentano "lo sviluppo libero
di ciascuno" come "condizione per il libero sviluppo di tutti".
Ma, di nuovo, possiamo finire nella "rovina comune" della guerra
nucleare, del disastro ambientale o del malcontento agonizzante. Nel nostro
momento presente, non ci sono garanzie. Possiamo rivolgerci al Manifesto per
ispirazione, saggezza ed energia ma, alla fine, ciò che prevale dipende da noi.
Tratto dall'introduzione di Yanis
Varoufakis a The Comunist Manifesto, pubblicato da Vintage Classics il 26 aprile
martedì 10 aprile 2018
Da Cipro alla Siria
10 aprile 2018 13:45
Posted by Domenico Salvatore-
l cacciatorpediniere Donald Cook della marina militare Usa ha lasciato il porto cipriota di Larnaca, dove era ormeggiato, per avvicinarsi alle acque territoriali siriane. Lo scrive il quotidiano turco Hurriyet.
Secondo il giornale, la nave da guerra statunitense sarebbe giunta a circa 100 km dal porto siriano di Tartus, dove c'è una base della marina militare russa. Non risultano al momento conferme ufficiali da parte delle forze armate Usa sulle manovre, che giungono mentre la tensione è alta dopo il sospetto attacco chimico del regime di Bashar al Assad su Duma, contro cui ieri Donald Trump ha promesso "qualche decisione importante nelle prossime 24-48 ore".
Alcuni jet russi avrebbero sorvolato a bassa quota per 4 volte il cacciatorpediniere Donald Cook della marina militare Usa, compiendo manovre di disturbo mentre si avvicinava alle acque territoriali siriane dal porto cipriota di Larnaca. Lo scrive Hurriyet.
Secondo il giornale, la nave da guerra statunitense sarebbe giunta a circa 100 km dal porto siriano di Tartus, dove c'è una base della marina militare russa. Non risultano al momento conferme ufficiali da parte delle forze armate Usa sulle manovre, che giungono mentre la tensione è alta dopo il sospetto attacco chimico del regime di Bashar al Assad su Duma, contro cui ieri Donald Trump ha promesso "qualche decisione importante nelle prossime 24-48 ore".
Alcuni jet russi avrebbero sorvolato a bassa quota per 4 volte il cacciatorpediniere Donald Cook della marina militare Usa, compiendo manovre di disturbo mentre si avvicinava alle acque territoriali siriane dal porto cipriota di Larnaca. Lo scrive Hurriyet.
"Non credo che vi sia il rischio di un conflitto armato fra la Russia e gli Usa in Siria". Lo ha detto Mikhail Bogdanov, vice ministro degli Esteri e inviato speciale di Putin in Medio Oriente. "Alla fine il buon senso dovrebbe prevalere sulla follia", ha aggiunto. Lo riporta la Tass.
Iran, raid Israele non rimarrà senza risposta - Il raid aereo israeliano su una base aerea siriana che ha provocato sette morti iraniani "non rimarrà senza risposta": lo ha detto un alto funzionario iraniano, Ali Akbar Velayati, in visita in Siria.
Il ministero degli Esteri russo ha invitato l'ambasciatore israeliano per discutere "delle situazioni in Siria e nella striscia di Gaza" e "dei rapporti bilaterali" tra Mosca e Israele: lo ha annunciato Bogdanov precisando che Mosca è interessata a "un dialogo attivo" con Israele. Ieri la Russia ha accusato Israele di un raid aereo contro un aerodromo siriano. Secondo Mosca, l'attacco sarebbe stato effettuato dal Libano da due F-15 israeliani.
Israele su Duma, Assad ha ancora armi chimiche - Israele ha condannato l'attacco chimico attribuito all'esercito siriano a Duma che dimostra "chiaramente come la Siria continui ad essere in possesso di armi chimiche e anche di costruirne nuove" . Lo ha detto il ministero degli Esteri a Gerusalemme, secondo cui " il regime di Damasco continua a perpetrare crimini contro l'umanità con l'uso di armi illegali. L'ultimo attacco si aggiunge ad una serie di simili con armi chimiche effettuati dal regime da quando Assad si è impegnato a non usare più tali mezzi"."Così facendo - ha concluso - la Siria continua a violare in modo massiccio i suoi obblighi e le decisioni della comunità internazionale in questa materia".
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha ribadito che gli esperti dell'Opac "devono visitare Duma" per compiere degli accertamenti e ha assicurato che la Russia può "garantire" la loro sicurezza. A questo proposito Mosca proporrà al Consiglio di Sicurezza dell'Onu una risoluzione per "istituire un'indagine" sui fatti di Duma. Lo riporta Interfax. Fonte Ansa
Foto:Larnaca,il lungomare, la statua a Cimone, nave da guerra Usa
Iran, raid Israele non rimarrà senza risposta - Il raid aereo israeliano su una base aerea siriana che ha provocato sette morti iraniani "non rimarrà senza risposta": lo ha detto un alto funzionario iraniano, Ali Akbar Velayati, in visita in Siria.
Il ministero degli Esteri russo ha invitato l'ambasciatore israeliano per discutere "delle situazioni in Siria e nella striscia di Gaza" e "dei rapporti bilaterali" tra Mosca e Israele: lo ha annunciato Bogdanov precisando che Mosca è interessata a "un dialogo attivo" con Israele. Ieri la Russia ha accusato Israele di un raid aereo contro un aerodromo siriano. Secondo Mosca, l'attacco sarebbe stato effettuato dal Libano da due F-15 israeliani.
Israele su Duma, Assad ha ancora armi chimiche - Israele ha condannato l'attacco chimico attribuito all'esercito siriano a Duma che dimostra "chiaramente come la Siria continui ad essere in possesso di armi chimiche e anche di costruirne nuove" . Lo ha detto il ministero degli Esteri a Gerusalemme, secondo cui " il regime di Damasco continua a perpetrare crimini contro l'umanità con l'uso di armi illegali. L'ultimo attacco si aggiunge ad una serie di simili con armi chimiche effettuati dal regime da quando Assad si è impegnato a non usare più tali mezzi"."Così facendo - ha concluso - la Siria continua a violare in modo massiccio i suoi obblighi e le decisioni della comunità internazionale in questa materia".
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha ribadito che gli esperti dell'Opac "devono visitare Duma" per compiere degli accertamenti e ha assicurato che la Russia può "garantire" la loro sicurezza. A questo proposito Mosca proporrà al Consiglio di Sicurezza dell'Onu una risoluzione per "istituire un'indagine" sui fatti di Duma. Lo riporta Interfax. Fonte Ansa
Foto:Larnaca,il lungomare, la statua a Cimone, nave da guerra Usa
sabato 7 aprile 2018
Cipro
"A Damasco una notte insonne
Ho visto passare l'ombra di Oum Haram,
la venerabile parente del Profeta.
Ho sentito il rumore degli zoccoli come dinari d'argento,
e la vidi, apparire mentre attraversava colline di sale a dorso del mulo.
....................................... ..
"È stato qui che il mio animale è scivolato. Questa pietra
colpì la mia nuca
e ho ceduto la mia anima vittoriosa.
Ero piena della volontà di Dio;
un mulo non può sopportare così tanto peso;
non dimenticarlo, e non sbagliare il mulo."
Giorgio Seferis ,scrisse questa poesia, commosso dall'apologo a proposito di una parente di Maometto che trovò la morte, come profetizzatole, al Lago salato di Larnaca, e venne sepolta nel santuario che prese il suo nome.
Che bel viaggio, questo nell'isola più orientale del Mediterraneo!
Scesi a sera inoltrata a Larnaca, al Tuck Inn, sul lungomare..il tipico affastellamento di esercizi per turisti e per la balneazione, che può anche disturbare chi non ne abbia esperienza ,risulta solo una striscia:davanti la lunga spiaggia e oltre il mare che guarda verso Libano e Siria; dietro la città vecchia ,fino alla commovente chiesa ortodossa di agios Lazaros, in festa per la sua ricorrenza, che precede di una settimana la Pasqua ortodossa. Ioannis, greco di Salonicco, inserviente, ha imparato bene nella sua emigrazione a Vigevano la nostra lingua.
Fra i musei, vediamo il Pieridis, famiglie delle isole Ionie qui emigrati con successo, e divenuti mecenati :interessante raccolta dal neolitico al Medioevo, con il pezzo di prestigio de"L'uomo che urla".
Ci rechiamo al Lago e entriamo nell'assorto clima dell'Hala Sultan Tekkesi...
Viaggiamo con mezzi pubblici,per evitare i l rischio della guida all'inglese,che comporterebbe stress.
Superiamo d'intuito la negazione d'informazione che i ciprioti-greci danno rispetto alla parte nord, occupata dai turchi e dopo qualche giorno a Larnaca , raggiungiamo Nicosia/Levkosa, che attraversiamo nel centro della città vecchia passando senza problemi la frontiera dalla città greca a quella turca.
Pochi passi portano in un altro ambiente, per aspetto etnico e civile. Visto da occhi pacifici, civiltà di medesimo rispetto. Il bus in sosta che fa attendere un'ora e mezza ricorda che si è ormai in Asia, ma s'impara ad apprezzare il relax del far nulla ,magari bevendo un the o caffè turco nell'attesa.
Ed ecco Famagosta,e poiché si arriva dalla periferia e dai nuovi insediamenti, si attende con impazienza il profilarsi delle mura del Rivellino. In comoda posizione, appena dentro la porta sud,l’Altun Tabya Vintage, una bella copia la gestisce e ci troviamo comodi, anche qui.
La città vecchia non delude, nelle sue molte chiese/moschee,e qui si comprende il carattere tipico di questi monumenti religiosi, bizantini o crociati in origine, poi islamizzati dopo la tragica conquista ottomana del 1571.
Secoli di storia ,i crociati francesi del Lusignano divenuto re di Cipro;poi i genovesi, i veneziani..fino al dramma della resa e del supplizio dei valorosi veneziani di Bragadin, abbandonati dalla cristianità che di lì a qualche mese si ravvide con Lepanto.
Si girano le mura, si visitano chiese come San Nicola, la più illustre,una sorta di cattedrale di Reims, cui è stato aggiunto un minareto, i ruderi come San Giorgio dei greci ..l’Arsenale, il forte…Famagosta ricorda Shakespeare per l’Otello, come si legge nel prezioso romanzo sull’assedio di M.N.Perinelli.
Francesco e Walter, due italiani rivisti qui ci danno un passaggio per Salamis, loro girano tutta l’isola in auto, velocemente e ora andranno ad Agia Napa, verso capo Greco, la punta sud-est dell’isola.
Anche Salamis con le sue rovine davanti al mare ci fa sostare, fra rovine,alcune di pregio, che ricordano una storia dagli Assiri ai Romani.
Ancora qualche giorno, ed eccoci di ritorno a Nicosia, dove ci fermiamo e che visitiamo nella parte islamica,intorno al cuore del Bedestani, anche qui architetture bizantine gotico islamizzate; nella moschea Selimye assistiamo a spettacolo dimostrativo dei Dervisci Mevlana, che ci ricordano i l viaggio del 1983 a Konia, la loro capitale.
Popolazione sempre molto gentile, bel clima caldo, in questa primavera , lo si lascia con una certa nostalgia, ripromettendoci di tornare per visitare la parte meridionale,da Limassol a Pafos,magari i monti Trodos; o quella nord, da Kirenia alla penisola di Karpathi, chissà…
venerdì 23 marzo 2018
La distruzione della Syria
Dal quotidiano greco ΚΑΘΗΜΕΡΙΝΕΣ ΕΚΔΟΣΕΙΣ Α.Ε. Εθν.Μακαρίου & Φαληρέως 2
L'Air Force turca ha causato danni ad un sito archeologico cristiano incluso nella lista UNESCO del Patrimonio Mondiale, mentre le forze di Ankara stanno conducendo un'offensiva nel nord-ovest della Siria contro l'enclave curda di Afrin
Le scosse hanno causato "la distruzione di molti importanti edifici archeologici" e tra le strutture interessate comprendono "la tomba di San Marone, patrono della comunità maronita, la chiesa di San Giuliano, che è questa tomba", secondo il capo della Direzione Generale delle Antichità Mahmoud Hammond.
È "una delle più antiche chiese cristiane del mondo", come fu eretto verso la fine del IV secolo, disse.
Alla fine di gennaio, un tempio Hittita di 3.000 anni aveva già subito danni dagli attacchi aerei turchi nel nord della Siria. Ankara aveva quindi affermato che le "rovine archeologiche" non erano incluse "ovviamente" negli obiettivi del suo attacco.
Oltre la tomba di san Marone, scoperto nel 2002 da archeologi francesi, l'antica città Brad include molte rovine cristiane risalenti al periodo romano e bizantino.
"Questo spazio è una delle pagine più belle della storia del cristianesimo. Ospita tre chiese, un convento e una torre di cinque metri ", si è lamentato il Maamme Abdul Karim, ex capo della Direzione delle Antichità.
"Neanche i mongoli lo hanno fatto", ha detto parlando all'agenzia francese.
Un altro giorno nero nella distruzione della Syria ,del popolo, del territorio ,delle risorse e bellezze artistiche: e non solo Isis, ma Turchi, Arabi, Americani, Russi , governativi e antigovernativi...
Le scosse hanno causato "la distruzione di molti importanti edifici archeologici" e tra le strutture interessate comprendono "la tomba di San Marone, patrono della comunità maronita, la chiesa di San Giuliano, che è questa tomba", secondo il capo della Direzione Generale delle Antichità Mahmoud Hammond.
È "una delle più antiche chiese cristiane del mondo", come fu eretto verso la fine del IV secolo, disse.
Alla fine di gennaio, un tempio Hittita di 3.000 anni aveva già subito danni dagli attacchi aerei turchi nel nord della Siria. Ankara aveva quindi affermato che le "rovine archeologiche" non erano incluse "ovviamente" negli obiettivi del suo attacco.
Oltre la tomba di san Marone, scoperto nel 2002 da archeologi francesi, l'antica città Brad include molte rovine cristiane risalenti al periodo romano e bizantino.
"Questo spazio è una delle pagine più belle della storia del cristianesimo. Ospita tre chiese, un convento e una torre di cinque metri ", si è lamentato il Maamme Abdul Karim, ex capo della Direzione delle Antichità.
"Neanche i mongoli lo hanno fatto", ha detto parlando all'agenzia francese.
Un altro giorno nero nella distruzione della Syria ,del popolo, del territorio ,delle risorse e bellezze artistiche: e non solo Isis, ma Turchi, Arabi, Americani, Russi , governativi e antigovernativi...
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