domenica 3 gennaio 2021

Appunti anti covid 21

 

Al periodo fra novembre e  dicembre del 2019 , nella città cinese di Wuhan,  vien fatto risalire il primo caso di polmonite anomala .
In gennaio la Cina decideva di rendere pubbliche le sequenze genetiche del virus all'origine delle polmoniti.
Un virus nuovo, nei confronti del quale nessuno ha difese immunitarie. Ha una letalità abbastanza bassa, ma è piuttosto contagioso. Preoccupante, dunque, ma c'è anche chi afferma: 
«L'epidemia di Sars è durata circa sei mesi, ma non credo che il nuovo focolaio di coronavirus si protrarrà così a lungo», ha precisato Zhong Nanshan, a capo del team nazionale di esperti . (Cina,. 30 gennaio  2020)

La cosa più probabile è che si tratti di una zoonosi, cioè un virus che è saltato di specie: da un animale all’uomo. ( vedi David Quammen, Spillover).

Ci sarà chi, come un ex capo del MI6,servizi segreti di G.B., dichiarerà invece che si tratta di un prodotto d’incidente di laboratorio, a Wuhan,città di importante attività  scientifica. Una tesi simile, che ipotizza complicazioni con la diffusione dell'R5 nella metropoli cinese,  è sostenuta anche dal dott.Montagnier, noto virologo e premio Nobel per la ricerca sull'AIDS.

Insomma, il virus SARS-CoV-2 può essere arrivato all’uomo attraverso processi totalmente naturali. Non sarebbe la prima volta, né l’ultima. Ma può anche essere uscito per errore da un laboratorio di Wuhan che studiava i coronavirus.

L'11 febbraio la malattia prende  il suo nome: l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) decideva di chiamarla Covid-19, acronimo dall'inglese "Corona Virus Disease 2019". Quello che fino ad allora era stato un nuovo coronavirus diventava il virus SarsCoV2. 
 

Nel corso del mese viene diagnosticata la sua comparsa e rapida diffusione in Italia, Europa e nel Mondo intero. In seguito, alcuni medici sosterranno che casi di polmoniti atipiche, riconducibili al Covid, erano già presenti anche in Europa fin dall'autunno.

I Governi  (tutti, chi più chi meno) adottano l’unica strategia possibile: quella delle chiusure, e  informano i  cittadini che le cose che funzionano sono: lavarsi le mani, indossare la mascherina e mantenere il distanziamento. Come in  genere per  i virus, non c’è una cura. 

Abbastanza celermente si comprende che il Sistema sanitario della maggior parte dei Paesi occidentali risulta  carente nel far fronte all'emergenza.

A causa del venir meno delle istanze socialiste e dell’avanzata del neoliberismo fra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, il sistema di assistenza sociale, compreso quello medico, si è per vari aspetti contratto.

Facciamo un esempio molto evidente, quello del medico di base, cosiddetto della mutua. Un  tempo detto di famiglia, era solito recarsi al’abitazione del degente per assisterlo in presenza. Oggi questo in pratica non avviene più o in casi veramente rari. E poco prima del virus c’erano partiti politici che seguitavano con il proporre tagli mascherati da pretese razionalizzazione, quali la soppressione di vari ospedali per concentrarli in un unico, che si prometteva potenziato. Nei mesi più gravosi fra marzo e maggio, si è potuto constatare quanto scellerate fossero queste politiche. Di quale progresso si può parlare?

Così, di fronte al diffondersi del contagio e dei decessi delle persone più anziane e fisicamente indifese, il Sistema è andato in panico e i politici sospinti da medici e scienziati si sono trasformati in  comitati di salute pubblica robespierriani, imponendo nella prima fase  a suon di sanzioni financo penali  norme di clausura e segregazione atte a garantire il distanziamento, con soppressione indiscriminata di libertà di base, quali il  movimento, a raggio largo e breve,l’uso di una seconda casa o altre proprietà , anche  quando venissero attuati in perfetta solitudine.

Molte attività produttive, soprattutto del terziario, sono state sospese, o, come per i l sistema scolastico, surrogate dalla didattica a distanza.

Questa politica di provvedimenti eccezionali con decreti che hanno sospeso libertà  naturali e costituzionali, ha prodotto la reazione del pensiero complottista, a sua volta  diviso in varie fazioni e vari punti d’aggancio fino all'ipotesi negazionista ( esempi, a- il virus prodotto in laboratorio cinese: dai cinesi stessi  o  introdottovi dagli inglesi o americani ecc.ecc.;  b-il terrore e l’impoverimento delle popolazioni , funzionali ad un nuovo Ordine globale in cui ai ceti più abbienti verrebbe consentito di vivere senza sacrifici personali in un ecosistema più salvaguardato, dal sacrificio impotenza e rinuncia da parte  dei ceti medio-inferiori;  c- il contagio funzionale all’arricchimento delle aziende farmaceutiche produttrici del vaccino  ecc.ecc.).

Un altro ragionamento possibile era ed è  il seguente: epidemie del passato, fino alla "spagnola"di un secolo fa, si sono esaurite senza che vi fosse un vaccino, con ipotesi più probabile per via di un'immunità sviluppatasi nel tempo di uno-due anni in presenza di contagio diffuso e di gran numero di decessi.

Il principio dell'immunità di gregge, come strategia,inizialmente evocato da politici come l'inglese Johnson , è subito rientrato di fronte alla quantità di decessi. Perchè la differenza della  contemporaneità rispetto al passato sta in questo: se fino ad un secolo fa si erano accettate o comunque subìte le stragi della 1°guerra mondiale, prodotte direttamente dalla Specie, società e governi erano più rassegnati anche  di fronte all'imperversare del morbo e alle sue nefaste conseguenze.Il secolo, dopo la ripetizione della seconda grande guerra, ha poi  sviluppato progressi scientifici ed economici che hanno innalzato la fiducia dell'umanità in se stessa e orientato l'opinione pubblica a non poter accettare che non si sappia reagire, come nel presente, ad  una pandemia: eppure la risultanza è che questo intento salvifico si torna a scontrare da un lato con una presunzione umana e un ottimismo non del tutto ben riposti quando non illusori( per via dei limiti scientifici, delle contraddittorie carenze sanitarie, dell'uso non assennato e non sociale delle risorse ecc ), dall' altro con l'inconciliabilità radicale degli aspetti distruttivi della natura, della materia, rispetto agli intenti delle "magnifiche sorti e progressive" dell'uomo.

Dice, per esempio, fra altri, Konstantin Severinov, Direttore del centro ricerche biologiche russo:"Le persone che ogni giorno vengono infettate costituiscono un processo esponenziale che alla fine porterà all'immunità di gregge.Non ci siamo ancora, in Europa il contagio ha raggiunto soltanto il 10% della popolazione;se non si interviene il prezzo in termini di vite umane sarà gigantesco.E poi ci sono le vaccinazioni, un processo al momento più lento delle infezioni.Riusciremo a stabilizzare la crisi quando raggiungeremo l'equilibrio fra i processi opposti"

Fra tutte non c'è una presa di posizione che convinca completamente:

-non del tutto quella ufficiale , governativa (politica e scientifica), che  dimostra la vocazione dittatoriale prodotta anche a causa  dell’irresponsabilità di comportamento di molta popolazione e d'altra parte dalla mancanza di una reazione intelligente oppositiva  che facesse appello al senso di autoresponsabilità individuale contro i diktat, le sanzioni ecc.. .

E' con lo “stato di eccezione” , un Security State, igienista e ultrarazionalista, che si  evoca l’idea e la materialità di una distopia che condannerebbe a un’adesione acritica  a certi diktat impensabili nella società occidentale fino a qualche settimana prima  .In questo senso , molti  scienziati, medici, politici, giornalisti ,opinionisti ecc. hanno intrapreso campagne terroristiche unidirezionali, appena attenuate da   altre fazioni che   propendono per interpretazioni più moderate. Ma la rigidità dittatoriale dei provvedimenti di fine inverno-primavera, si è poi eccessivamente rilassata con le riaperture estive di ambiti  di divertimento e d’aggregazione, e l’iniziale riconvocazione in presenza degli studenti , fino al successivo lockdown di fine ottobre, parzialmente più sfumato, ma invasivo per la durata ancora in corso e con prospettiva di risoluzione ancora molto vaga in un lungo inverno di preoccupazione e scontento. Le disposizioni sono passate sopra ad ogni contesto affettivo-famigliare o sociale,  spirituale-religioso o materialista- edonistico. Il come passare il Natale, come godere del tempo libero(per chi lavora nella maggior parte  dell’anno) diventano dettato dei vari  governi e ministeri . Il decidere in quale spazio muoversi, compresso da mille regole dissuasive quando non direttamente impedienti

Quali interventi siano stati realizzati da marzo ad oggi, per rafforzare il sistema sanitario, non mi risulta sia dato di conoscere per molti Paesi. Eccelle il dato della Svezia, dove si parla di un implemento del 300 % . Utilizzo di risorse, quali Recovery fund, Mes, paiono immobilizzate o rallentate da dibattiti politici riguardo a loro ricadute future in termini di indebitamento degli Stati, rapporti con l’UE ecc. Intanto il tempo trascorre…

- né quelle dei negazionisti, complottisti e nemmeno del tutto  fra  quelle semplicemente critiche. L'eccesso d'informazione si complica in informazione adattabile a tutti gli usi, diventando di fatto disinformazione.

Per millenni i nostri cervelli sono stati abituati a elaborare un numero limitato di informazioni (Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci). Da qualche decennio siamo sottoposti a un volume di informazioni (la maggior parte delle quali, come detto, inattendibili) che il nostro cervello non è in grado di elaborare e per gestire le quali non abbiamo sufficiente cultura (in particolare scientifica); la conseguenza  più dannosa è nei casi in cui  quelle più clamorose, rumorose e strampalate si fissano nella nostra mente.( Ottavio Davini, medico )

Ci sono i morti che non si salvano e i vivi costretti in una mera sopravvivenza, questa è la realtà. Preoccuparsi di entrambi i fronti, questo sarebbe assumere una prospettiva obiettiva. 

 *  *  *

Qualche idea per ridurre ai minimi termini possibili l’impatto della pandemia e consentire le libertà responsabili e intelligenti ? Nessuno ha la pozione magica o un’intelligenza superiore al limite umano, tuttavia, riassumendo il possibile...

1.La popolazione.

 Osservare in ogni circostanza le norme di protezione , pulizia, distanziamento.

Nella frequentazione indispensabile   soprattutto nei locali chiusi , quali  supermercati, è utile non sostare che per il tempo necessario.

Nel movimento all’aperto, in viaggio ecc. sacrificare la vicinanza fisica, la socievolezza , surrogando con corrispondenza spirituale, avvalendosi di un uso sensibile e intelligente dei mezzi di comunicazione. I social sono spazio di demenza se usati in modo ebete, altrimenti possono anche servire.  Vivere necessariamente l’individualità, senza antagonismo, con la solidarietà ancora possibile in questi tempi di distanziamento, tale da non compromettere la reciprocità, ma non farla diventare un rischio,un pericolo.

Condurre vita (per quanto possibile data la clausura)e alimentazione il più possibile sane, assumere sostanze il più possibile naturali, o limitatamente sintetiche, quali vitamine, integratori,atti a rafforzare l’immunità.

Accettare il vaccino sulla scorta delle esperienze storiche prodotte in tal senso dalla Specie.

2. I governanti.

Utilizzare velocemente le risorse eccezionali. Attuare tutte le disposizioni positive,in primis l’incremento delle strutture e attività sanitarie e la somministrazione del vaccino."Siamo in guerra"dissero Macron e altri politici.E allora ,come i russi a Stalingrado rispetto agli armamenti bellici durante l'avanzata nazista,   produzione e somministrazione 24 ore su 24, a turni di chimici di laboratorio, medici, infermieri ecc..

Discernere all'interno dei provvedimenti negativi, quelli da eliminare,perchè  contrari a libertà personali non dannose per nessuno,come per esempio è stato fatto recentemente con la riammissione dell’uso delle varie  proprietà famigliari.

Comprendere come reclusione e impedimenti generalizzati deprimano l’esistenza  e  siano da considerarsi inutili quando concernono moti individuali, solitari o rigorosamente attenti e protetti. Non è mai decisivo"dove si va", ma"come si va".

Concordare misure europee atte a rendere più agili ed elastici i provvedimenti di controllo : rendere più rapidi e meno costosi i processi di accertamento tramite tampone per viaggiatori in entrata e uscita.

Valutare senza antagonismo la politica di Paesi , come Svezia o Svizzera, dove una democrazia reale più effettiva ha impedito restrizioni che in UE sono risultate a volte senza utilità.

 *  *  *

E’necessario fin da subito dire che se (ahimè,il condizionale è d’obbligo)si uscirà da questa distretta ,l’umanità dovrà darsi da fare per recuperare in termini di democrazia e libertà  quanto perduto in questo 2020 e inizio(?) ‘21.

Libertà, democrazia, non sono termini altisonanti ed enfatici ( anche se lo possono  diventare, per altro, se assunti da comportamenti irresponsabili) ma concernono una concretezza, una realtà d’esistenza. Implicano forte responsabilità personale, senza la quale sono termini contraddittori, per cui un libertà incosciente significa vincolo e oppressione, per se stessi o altri.Se in futuro una parte d'umanità  amerà  o si sentirà più sicura con le attuali regole, sia libera di farlo, per se stessa , ma non vincoli chi riprenderà, e certamente dovrà farlo con maggior senso di responsabilità, le libertà personali di movimento, scelte ecc.

Ma il miglior auspicio sarebbe che s'addivenisse ad un’ autocoscienza profonda e alla comprensione di come epidemie e rischi ambientali siano il portato  di un neoliberismo che ha seminato spesso  distruzione, deserto, veleno e parassitismo per colpa di un industrialismo furibondo volto ad arricchimento anche senza scopo, fine a se stesso, da parte di caste imprenditoriali e finanziarie.Alle attività d'arricchimento speculativo indiscriminato da parte di privati  va messa fine una volta per tutte.

Che divenisse il più chiaro per tutti che circa 7 milioni di persone, approssimativamente, ogni anno muoiono per inquinamento atmosferico, anticipo e causa  delle  alle catastrofi climatiche, dei problemi di salute, di crisi idrica, di condizioni igienico-sanitarie scadenti, di affollamento demografico, e di ghettizzazione spietata di intere etnie, tutti fattori acceleranti il Covid.

Assumere questa coscienza senza fanatismi e oltranzismi, che si rivelerrebbero altrimenti deprimenti e fideistici, supponendo uno stato di natura originaria  benevola alla Rousseau , invece tutt'altro che privo di rischi e pericoli per la Specie umana come per  tutti gli organismi.

Ricordando con Leopardi:"Considerando filosoficamente l'inutilità quasi perfetta degli studi fatti dall'età di Solone in poi per ottenere la perfezione degli stati civili e la felicità dei popoli...domando se la felicità dei popoli si può dare senza la felicità degli individui.I quali sono condannati dalla natura...e per conforto di questa infelicità inevitabile mi pare che vagliano sopra ogni cosa gli studi del bello,gli affetti,le immaginazioni,le illusioni"

(A Pietro Giordani, Firenze – 29 Luglio 1828)

Ciò che nell'attuale  stato d'eccezione, che sta durando oltre  misura, viene reso difficile quando non impossibilitato, con la chiusura di luoghi di cultura, l'impedimento  ai viaggi esplorativi  e ai movimenti sportivi, all'avventura  ecc ecc. L'uomo non può essere "libero solo di lavorare", come diceva Orwell.


( il presente testo si avvale anche di frammenti ripresi da G.Agamben, C.Castoro,P.Giordano,B.De Sousa Santos> vedi mio precedente post)

 

Dati in Europa, primi di gennaio 2021-01-03-

Tabella dei contagi-decessi M-ilioni, m-ila approssimati- per alcuni Paesi

(dati ufficiali World Health Organisation-Europe.Riguardo ai decessi non c’è dato per quanti prodotti esclusivamente da covid 19 e non da patologie importanti preesistenti)

-Russia                      3,3 M-58 m 

-United Kingdom   2,5 M-74 m;

-Italia                         2,2 M-74 m

-Francia                    2,6 M-64 m

-Spagna                     1,9 M-50 m

-Germania                1,7 M-33 m   

……………

-Belgio                   648 m- 19 m

-Netherland         805 m-  11 m

-Svezia                   437 m-  9m

-Svizzera               450 m-  7 m

-Portogallo            420 m- 7 m


Un confronto , in tempi recenti:  

Lombardia       ab.10,6 M    (densità 420 ab per kmq).                    Decessi    imputabili a Covid         25.345

Milano              ab.1.352.00   (densità  5.684 per kmq)                                                                           17.000                                      

Svezia               ab.10,23 M  (densità     23 ab per kmq)                  Decessi    imputabili a Covid           8.730  

Stoccolma         ab.1.000.000 circa( densità 5129 per kmq)                                                                      3.270 

(la densità di abitanti per i comuni di Milano e Stoccolma non è molto differente; lo sono invece il numero di decessi, questo nonostante le norme del più ben rigido lockdown italiano)


In Italia, raffronto:

 2018-19: 4.780.000 casi di sindrome influenzale

 2020-21   2.170.00   contagi covid 19


Confronto mortalità in Italia 2019 con quella prevista per il 2020, risulta un eccesso di 3.4 sigma

Andrea Palladino, PhDAndrea ha un account-in Physics

Zeuthen, Brandeburgo, Germania 

 


 









sabato 5 dicembre 2020

Covid, delirio dalla democrazia

 

A lato della giusta preoccupazione per la gravità del fenomeno della pandemia,oggettivamente, per lo meno, quanto si prospetta come secondo tempo, dopo l’emergenza di fine inverno, non può non essere visto se non come totalitarismo del Sistema rispetto alla vita degli individui, della società.

Ripeto:per lo meno oggettivamente, tralasciando ipotesi ben più allarmanti di volontà e imposizioni di lobbies, enti ecc.( Cui prodest?Una delle più attendibili: che a trarre giovamento da un impoverimento delle masse di popolazione, con venir meno di movimenti e consumi, siano le caste più abbienti, che si troverebbero un ecosistema meno inquinato e meno affollato in cui continuare o megliorare la "bella vita" consumista. Ecco: caste di potere ecologiste, naturalmente non in proprio, ma per opera forzata delle popolazioni,alle quali verrebbe impossibilitato ,per es.,intraprendere viaggi,vacanze, acquistare seconde case ecc. , lasciando così questi ambiti liberi per i ricconi)

Lo Stato di eccezione eretto nel momento di fine inverno rispondeva ad una necessità di emergenza di primo impatto. Il lockdown assoluto,il confinamento per mesi in uno spazio territoriale ridotto per i meno abbienti a pochi metri quadri,ecc veniva posto come provvedimento momentaneo e fin dall’inizio venivano comunque pubblicizzati interrogativi relativi alla tenuta psicologica delle persone, a quella dell’economia ecc.

La seconda attuale distretta autunnale presenta elementi  più inquietanti: il lockdown cosiddetto più soft si misurerà , ancor più di quello invernale-primaverile,  nei  termini della sua cessazione, perché al momento le prospettive di chi  decide e orienta appaiono ancor più vaghe.

La curva scenderà per questi effetti? E a gennaio quali saranno i provvedimenti rinnovati,  di quale portata? I vaccini saranno veramente decisivi? Interrogativi che oggi non si avvertono nella pubblicità , per cui non vengono date ipotesi. E’inquietante questo senso di assuefazione-rassegnazione.

Le disposizioni passano sopra ad ogni contesto affettivo-famigliare o sociale,  spirituale-religioso o materialista- edonistico. Il come passare il Natale, come godere del tempo libero(per chi lavora nella maggior parte  dell’anno) diventano dettato dei vari  governi e ministeri . Il decidere in quale spazio muoversi, compresso da mille regole dissuasive quando non direttamente impedienti .

E’necessario fin da subito dire che se (ahimè,il condizionale è d’obbligo)si uscirà da questa distretta ,l’umanità dovrà darsi da fare per recuperare in termini di democrazia e libertà  quanto perduto in questo 2020 e inizio(?) ‘21.

Libertà, democrazia, non sono termini altisonanti ed enfatici ( anche se lo possono  diventare, per altro, se assunti da comportamenti irresponsabili) ma concernono una concretezza, una realtà d’esistenza. Implicano forte responsabilità personale, senza la quale sono termini contraddittori, per cui un libertà incosciente significa vincolo e oppressione, per se stessi o altri.Se in futuro una parte d'umanità  amerà  o si sentirà più sicura con le attuali regole, sia libera di farlo, per se stessa , ma non vincoli chi riprenderà, e certamente dovrà farlo con maggior senso di responsabilità, le libertà personali di movimento, scelte ecc.

Le riflessioni che seguono approfondiscono o portano ad approfondire aspetti dell'analisi da me abbozzata.Delirio-Covid, l’urlo di Agamben

8 settembre 2020

 Il "civismo superlativo"

Scene di “bioterrorismo” alle quali ci siamo tristemente abituati nelle ultime settimane, innescate stavolta non da oscure falangi fondamentaliste e da improbabili predatori del mondo, ma dai governi e dalle loro terribili (inaggirabili?) ingiunzioni sulle popolazioni. Il confusionarismo dei medici, l’incapacità gestionale dei leader, il collasso della parola pubblica, la paranoia che diventa merce nelle fauci di una casta di giornalisti senza scrupoli, mentitori e insabbiatori professionisti, sono l’indegno corollario di un problema sanitario diventato monstre, senza riparo, a tempo indeterminato, ben decostruito in una raccolta di testi scritti e interviste concesse proprio nel periodo della “pandemia” dal grande filosofo Giorgio Agamben, dal titolo A che punto siamo? (Quodilibet, pagg. 106, euro 10).

Abbiamo abdicato alle nostre relazioni, ci dice l’autore, in nome di un rischio che esulcera le incertezze, aumenta le celebrazioni e i dispositivi protettivo-repressivi sull’ordinario: muta il nostro linguaggio, facendoci familiarizzare con la prossimità in termini di “assembramento”, con la cittadinanza e la reliance in termini di “distanziamento”, sostituendo la “nuda vita” agli orizzonti di senso e aggregazione del vivere comune e, sull’onda delle tesi di Zylberman, producendo una sorta di “civismo superlativo in cui gli obblighi imposti vengono presentati come prove di altruismo e il cittadino non ha più un diritto alla salute ma diventa giuridicamente obbligato alla salute”.

 

 

Biosicurezza e biopolitica

La Biosicurezza è ormai Biopolitica diffusa e centralizzata di uno Stato che intende, all’improvviso, spazzare qualsiasi nocività ambientale e combattere infezioni e mortalità con la spada, le multe, l’isolazionismo e le manie persecutorie del singolo inerme; diventa una Tanatopolitica, una governance orchestrata dello spavento, del pericolo imminente e dell’ibernazione collettiva. Ecco allora il tanto bistrattato “stato di eccezione” su cui ingiustamente un maestro come Agamben è stato attaccato e ridicolizzato da tanti intellettualoidi à la page: un Security State, igienista e ultrarazionalista, ci condanna a una nebbiosa fragilità e a un’adesione fideistica a certi diktat di cui Hitler, come sottolinea il controverso saggista, sullo sfondo della Storia, sapeva e praticava già molto.

La questione, dunque, si pone al centro di una cruciale biforcazione. Il Covid secondo Agamben reinaugura la Krisis ippocratica: la degenza e la sofferenza come una sorta di certamen che il medico ingaggia col corpo dolente, senza alcuna prospettiva di guarigione assicurata. Così come il Capitalismo, diversamente dalle teofanie, disfa e distrugge in una proficua e mai paga incorporazione del Male e del negativo. Da qui l’idea di un Potere che, nel rinvio e nella procrastinazione della palingenesi e della rinascita, organizza in maniera tassativa, integrale, tetragona condotte ed esercizi di libertà, legando a questo immane traino la possibilità di un eschaton che chissà mai se avverrà. Potere ancor più crudo, perciò, perché nella dilazione lascia intravedere senza conferire una nuova patente di bontà alle cose e agli animi, ma suppliziandoli con una penitenza infinita del fare e del pensare solo e soltanto in una certa direzione.

 

 

Se poi questo piano dell’ulteriorità non fosse solo un’ombra che intanto si conficca nei nostri piani di vita costringendoci ad essere cittadini proni e impauriti, sotto la sferza di una sorveglianza inaudita, ma diventasse autocoscienza profonda e comprensione di come epidemie e rischi ambientali siano il cuore marcio di un neoliberismo che ha seminato solo distruzione, deserto, veleno e parassitismo per colpa di un industrialismo furibondo, beh allora ci troveremmo di fronte a una rupturecritico-epistemologica non debilitante ma vigorosa e rigenerante, che è la prospettiva di riflessione di altri due testi: Nel contagio di Paolo Giordano(Einaudi, pagg. 63, euro 10) e La crudele pedagogia del virus di Boaventura de Sousa Santos(Castelvecchi, pagg. 44, euro 6.50).

 

Il tempo delle cospirazioni oggettive

Se per Giordano è chiaro che “l’epidemia c’incoraggia a pensarci come appartenenti a una collettività”, poiché siamo una comunità, “un organismo unico” e dobbiamo creare un contesto significativo intorno a quanto successo da febbraio, in termini di lotta alla deforestazione, alla invasività antropica sugli habitat e le varietà faunistiche, e agli allevamenti intensivi, il sociologo portoghese è ancora più chiaro: “il tempo politico e mediatico condiziona il modo in cui la società contemporanea si rende conto dei rischi che corre”.

Dei 7 milioni di persone, per esempio, che ogni anno muoiono per inquinamento atmosferico, del count down cominciato da tanto tempo rispetto alle catastrofi climatiche, dei problemi di salute, di crisi idrica, di condizioni igienico-sanitarie scadenti, di affollamento demografico, e di ghettizzazione spietata di intere etnie – tutti fattori acceleranti il Covid – che ce ne facciamo? In pratica nulla, perché le misperception televisive e istituzionali virano verso tutt’altro.

Agamben le chiama “cospirazioni oggettive”: nessun despota, ma derive di utilità che precipitano a valle occhi menti e cuori





domenica 29 novembre 2020

Diego Armando Maradona

 

Quando infatti era già famoso e stanco delle dispute cittadine, Eraclito di Efeso decide di ritirarsi dalla civiltà e vivere presso il tempio di Artemide, trascorrendo tutto il tempo nel gioco dei dadi con i bambini. Più saggio quel gioco – pensava – che occuparsi della politica di Efeso. Nel gioco si cela talvolta, per gli antichi, più saggezza che nella presunzione seriosa degli adulti, e la saggezza, a sua volta, ama spesso tradursi nel linguaggio aurorale dell’infanzia o in quello oscuro dell’enigma, entrambi liberi dai meccanismi inferenziali del pensiero adulto.

 

Il bambino, normalmente, ama più di ogni cosa il gioco, perché libertà fantasia e movimento hanno spazio come non mai.

Istintivamente l’attesa s’accende di gioia, quando può e  si appresta ad andare a giocare.

Il gioco è una metafora della vita, nel bene e nel male, con le sue regole e le sue trasgressioni .

 Il filosofo Aristotele mette in relazione il gioco con la felicità. Ci sono attività, scrive nell’Etica Nicomachea, che meritano di essere scelte per se stesse, non per altro, come la felicità. Tra queste pratiche, che non sono dettate da interesse né hanno uno scopo al di fuori di sé, ci sono le azioni virtuose e, appunto, il gioco.

Lo sport è l’ambito dove i l gioco dovrebbe venire  educato, assumendo regole più nette, vincoli. Lo sport, per tutto questo,può essere ancora gioco o può non esserlo che parzialmente, perdendo lo spirito d'inventiva, imprevedibilità. . .

Il calcio è fra i giochi, che diventano sport, ad essere praticato facilmente , basta una palla, uno spiazzo erboso, sterrato o selciato, asfaltato o cementato che sia. Si può giocare da solo, in due … da quattro in su , fino alla squadra vera e propria, da 7 o 11 in campo, diventa più appassionante.

Praticarlo e assistervi sono due facce della stessa medaglia. Ciò a cui si assiste entra a volte nella pratica del gioco, come fantasia. I colori della maglia, i nomi,le fisionomie e gli stili dei calciatori. Assistere dal vivo, o televisivamente ,ascoltare  la cronaca sportiva (quando c’era solo la radio era  l’immaginazione a dare visibilità alle parole del radiocronista), crea i presupposti perché poi,in campo,il ragazzo s’ispiri alle gesta del suo giocatore preferito,lo imiti nello stile,  lo faccia rivivere nelle azioni, ricordandolo ai compagni con un goal, con un dribbling, una parata.

Fra i calciatori di sempre, come in tutti gli ambiti della vita, c’è chi eccelle. E nel calcio e nello sport in generale  è meno pesante l’importanza di raccomandazioni, natali, spinte, rispetto ad altri ambiti.

Ogni decennio ha avuto le sue eccellenze, da Meazza a Messi, da Pelè ai due  Ronaldi.

Non sempre i tifosi hanno scelto e scelgono in base ai risultati.Per fare un esempio nostrano, Paolo Rossi è stato il n.1 in un titolo mondiale vinto dall'Italia, ma Roberto  Baggio, che un 'altra finale mondiale ha perso, è più ricordato e amato.Il primo più efficiente, il secondo più divertente, fantasioso. 

Diego Armando Maradona ,per vent’anni, fra il 1970 e il 90, è stato considerato il giocatore più forte della sua era.

La sua figura si è però arricchita di altre valenze, per un carattere vivace, imprevedibile, dovuto alle origini molto popolari e povere , come molti argentini era di padre indios, guarani e di madre d’origini italiane,forse istriane, quinto di otto figli.

In campo Maradona era genialità.  In senso pieno, totale. Tecnico, fantasioso,  ma anche molto logico ,intelligente, uomo squadra. In campo, e fuori, con i compagni e gli ambienti, prima di tutto quello patrio e quello napoletano.

Ingenuità e avidità lo hanno consegnato a un tempo del divertimento ,esterno al calcio, che si può certamente definire riprovevole .

Invece ha impiegato con coerenza la sua figura a  favore delle cause popolari storiche, con la sensibilità delle proprie origini ;che poi i personaggi o simboli scelti fossero a loro volta passibili di critiche, è un altro discorso. Qui  vale l’intenzione e fra lo stare dalla parte del Che Guevara  o quella di Trump, qualcosa cambia …

Per questo Maradona ha diviso, e se era più che previsto che le manifestazioni d’affetto, di devozione  popolare fossero notevoli, accorate, stupisce di contro l’astio di alcuni , che in altri tempi avremmo definito di stampo ”borghese”, bacchettone, ipocrita.

Un conto è sentirsi indifferenti o nutrire un sentimento di pacato cordoglio, come quello che si prova per la maggior parte delle persone Ammetto di sentirmi più vicino a questo sentimento.

Altro invece è manifestare risentimento per una manifestazione popolare che ha fondamenta ataviche, ancestrali,  in tutto ciò che è religione  che vuol riscontrare nell’uomo i l segno di Dio ,magari  sotto forma del daimon.

Come dice Hillman, “il daimon inventa e insiste con ostinata fedeltà. Si oppone alla ragionevolezza facile, ai compromessi e spesso obbliga il suo padrone alla devianza e alla bizzarria, specialmente quando si sente trascurato o contrastato. Offre conforto e può attirarci nel suo guscio, ma non sopporta l’innocenza. Può far ammalare il corpo. E’ incapace di adattarsi al tempo, nel flusso della vita trova errori, salti e nodi – ed è lì che preferisce stare.”

Questo è stato percepito dalla gente,e lo è stato anche personalmente ,un personaggio come Maradona.

E chi irride  o si risente  per le attuali manifestazioni, si mostra povero di spirito, proprio per l’ignoranza che esprime, sotto la patina di un pretesa superiorità d’intellettuale, rispetto a queste caratteristiche umane. Il suo,è un daimon dappoco.


Non “avere”un daimon attivo, può probabilmente significare sentirsi come sepolcri imbiancati.
Essere posseduti in eccesso, porta alla distruzione, malattia, follia, morte prematura. Abbiamo esempi anche nella nostra epoca, soprattutto nel campo dell’arte, che particolarmente risulta invasata così che la qualità d'espressione si accompagna spesso ad una disfatta organica.
Va inteso che ciò che si auspica è la capacità personale di restare in un certo equilibrio.

Ciò dicendo non si propone qualcosa di facile .Il daimon personale è certamente imprevedibile nei suoi effetti; può esistere tuttavia una predisposizione data dall’organicità, dall’educazione avuta, dai contesti socio-economici e culturali che può cercare un punto conveniente d’azione in cui l’eccessività non travolga in senso distruttivo.



giovedì 24 settembre 2020

Sette mesi di pandemia


 Sono circa sette mesi che l'umanità è sotto la stretta della pandemia.

Dopo la recessione economica ,il terrorismo integralista di matrice islamico-sunnita e la difficoltà a trovare soluzioni di collocazione per le moltitudini di migranti, la diffusione del virus ha messo ulteriormente in crisi la fiducia nella prosperità e nel benessere della Specie, nel sapere delle varie scienze, impegnate con analisi contradditorie e previsioni incerte su durata del morbo, realizzazione di un vaccino efficace ecc.
E'con il passare del tempo e la persistenza poco variata del fenomeno negativo, più sotto controllo, ma con l'incognita della stagione fredda, che la diffidenza assume aspetti polimorfi riguardo alla società umana contemporanea preminente, quella delle città, degli affollamenti, delle comunità e conventi in generale (è di questi giorni la notizia di decine di casi di contagio in qualche convento del monte Athos, per fare un esempio)
Come nelle epoche più buie, dalle invasioni barbariche alla peste, vien da pensare all'opportunità dell'isolamento, dell'eremitaggio, a forme radicali del distanziamento.
Ciò si scontra evidentemente con esigenze produttive, sociali. O, come nel caso della Scuola, dove oltre le aspettative di una didattica viva,presente, si accompagnano le necessità di collocazione dei minori da parte dei genitori impegnati sul lavoro.
E'certo difficile riformare con una certa radicalità il sistema capitalistico: improbabile attendersi questo dalle politiche liberali o dittatoriali asservite all'economia imprenditoriale , ma anche il marxismo applicato non ha scalfito l'assetto produttivo industriale.
Ma la domanda, molto banale, è se il rischio che la specie sta correndo ,vale la possibile pena!? Riflessione che dovrebbe mettere in comune qualsiasi tipo d'intelligenza.
Cito anche questo articolo di Gilberto Corbellini, da Il sole 24 ore di domenica scorsa, che offre un discreto contributo alla riflessione complessiva, mettendo al centro il giudizio su quanto sia stato positivo e quanto meno il dialogo fra scienza e politica.





giovedì 13 agosto 2020

Equivoci della pandemia e dei Governi

13 agosto

Stiamo rischiando di ricadere negli equivoci che hanno segnato i mesi da marzo a giugno?
Che venga ripristinato il lockdown a senso unico.?
Allora, come oggi, sarebbe importante che tutti, governanti e gente comune, comprendessero che ciò che conta non è dove si sta o si va ( casa, vacanze in Italia,in altri Paesi), ma come si va, cosa si fa..
Il rischio di contagio è condotto dalla frequentazione di massa e avvicinamento. Dal supermercato dietro casa, alla discoteca di Gallipoli,Palma o Santorini... fatte le debite proporzioni e necessità,ovviamente.
Salvi i contatti essenziali, necessari per vivere e sopravvivere, il distanziamento è apparso utile a limitare la pandemia. 
Così a marzo le misure di chiusura imposte dai governanti si rivelarono necessarie ed efficaci, pur portando con sé un eccesso riguardo all'imposizione della domiciliazione coatta e all'unica ora d'aria, e all’impedimento di certe libertà chiaramente non a rischio, come la cura di proprietà personali , il moto libero solitario in spazi isolati di montagna, campagna.
Rinnovare l’impedimento al viaggiatore riservato, personale, che vada nella provincia vicina,o in altri Paesi , sarebbe egualmente un discrimine che seguirebbe la stessa strada chiusa..
Si viaggia dall’aeroporto di partenza fino all’arrivo con mascherina, e poi si adottano le stesse misure precauzionali che si applicherebbero nel proprio circondario, anche giungendo in altri Paesi..
L’atteggiamento paternalistico , impediente, da parte di governanti o cittadini dell’ordine, è per vari aspetti urtante.
E’ un aspetto retrivo dell’esercizio del potere, da parte di chi governa, e una prepotenza da parte delle persone che si trovano nella compiacenza di poter dare dei comandi ad altri, che si esibiscono come superiormente responsabili rispetto ad altri indicati come inferiori.E'l'indole dei vari fascismi, delle dittature,dove c'è chi sta dalla parte del comando e si sente in diritto e permissionei di prevaricare su altri, imporre l'Ordine.

D’altro lato il pensiero e l’atteggiamento negazionista sono carenti del senso di realtà presente, di prudenza, attenzione, al fenomeno pandemico, di cui non si conoscono che vagamente origini, effetti ,decorso,se non per gli sfortunati,e non pochi, che l'hanno subìto : non si sa se si esaurirà in due ondate, come simili epidemie hanno fatto in passato , se e quando ci sarà un vaccino sicuro ecc.Non si può nemmeno dire se le misure che evitano il diffondersi del contagio, non ritardano in un certo senso il termine d'esistenza del virus,non ho mai sentito proporre un rapporto in questo senso per esempio con la terribile"spagnola".Perchè e come si esaurì? Come e perchè potrebbe esaurirsi il covid-19?
Non si può sottovalutare, così come non si dovrebbe terrorizzare.

Perché i governanti dei vari Paesi , così rigorosi nei mesi scorsi, hanno permesso un “via libera” per i riti soprattutto notturni di assembramento e promiscuità come discoteche, movide ecc? Dove è andato a finire,qui, d'un tratto,l’indole paternalistica del Potere? si passa da un eccesso ad un difetto. Cosa si voleva dimostrare non mantenendo il divieto di apertura dove si prevedeva già l'origine negativa di nuovi e diffusi focolai?

Per lo più stiamo vivendo un turismo più quieto, discreto :igienico-salutista, culturale .Lo si è visto all’estero,lo si vede nelle nostre cittadine .Che i Comuni stessi quest'anno abbiano dovuto cessare di organizzare assembramenti rumorosi e fastidiosi su piazze, spiagge o rive di mari,laghi e fiumi , la tipica caciara estiva, è un bene e un ristabilimento del rispetto per tutti..
Il guasto riparte dalla liberalizzazione degli assembramenti, dei contatti, soprattutto in luoghi chiusi, allora è lì che bisogna chiudere, e non altrove. I giovani avranno altre opportunità di socializzazione fisica senza freni, , quando il virus sarà scomparso,si spera ,se si saranno mantenuti sani.. Se poi il fenomeno dello scatenamento trovasse maggior prudenza e moderazione da parte dei giovani stessi, sarebbe un risultato interessante per loro.. O l'industria del party, del sesso, degli alcolici e delle droghe, il "dionisiaco in vitro", ha così tanto potere sul Potere?
L'esperienza trascorsa deve dare adito ad una selezione delle limitazioni e divieti inevitabili rispetto alle libertà inoppugnabili, quando salutari ed evedientemente nient'affatto dannose a sè e ad altri.
E chi ha senso di responsabilità, non deve essere impedito dall'incoscienza o dal terror-panico, dall' impreparazione o incompetenza di alcuni.Governanti compresi.


 16 agosto

Chiusura delle discoteche.Giusto così.Perchè poi non vengano presi provvedimenti totalitaristi, impedendo anche attività importanti, sane e senza pericolo,occorre intervenire laddove il pericolo c'è. In quanto all'indennizzo ai gestori, beh, perchè la collettività deve pagare per chi imprende attività dubbie?L'errore è stato quello di passare dal totale penitentiagite di marzo-giugno, già sbagliato nella formula di "tutt'un'erba un fascio"al via libero estivo per una forma di divertimento in questo momento dannosa(perlomeno,in questo momento, che poi ci si potrebbe discutere sul senso generale del fenomeno discoteche!).I governanti, non solo nazionali, ma dell'intera Ue,almeno, avrebbero dovuto dire:"Ragazzi, quest'anno è così, andate al mare,in spiaggia, fate sport, ma raduni movide discoteche di massa ecc, quest'anno non è possibile".Forse che non hanno avuto esitazione a rinchiuderci nelle case, con un'ora d'aria in 200 metri,per più di due mesi?


Chiudere le discoteche è un obiettivo doveroso,così come costringere la Cina a chiudere i wet markets, indiziati principali nell’outbreak e nella diffusione delle due Sars — Si scontra con ragioni economiche (annienterebbe settori del valore di miliardi e costerebbe milioni di disoccupati) e resistenze antropologiche (i rituali contemporanei), ma è necessità per tutt


martedì 2 giugno 2020

Capitale, ideologia e disuguaglianza-Thomas Piketty

E' conoscenza comune che con le crisi si allarghino i margini delle disuguaglianze sociali. Su questo ritorna uno dei più importanti studiosi socialisti attuali, Thomas Piketty, con il recente studio "Capitale e ideologia", che fa seguito ai già noti "Il capitale nel XXI secolo","Capitale e disuguaglianza"ecc.
La ricetta per attenuare la disuguglianza non può essere dissimile da quella indicata dallo studioso francese,per un'equa ripartizione di redditi e ricchezza,attraverso tassazioni veramente progressive sui grandi capitali, con percentuali che possono variare.
A Piketty si obietta che togliere ai capitalisti una parte cospicua dei capitali prodotti, sarebbe come togliere il lievito alla base della torta.. Da parte mia penso che accurati calcoli potrebbero stabilire, per un capitale, quanta parte va giustamente lasciato all'imprenditore, per i suoi meriti, perchè esperisca largamente i bisogni e gusti propri dei famigliari.Un'altra parte, la seconda, potrebbe essere quel lievito atto a sviluppare imprese, produttività, guadagni ecc. E una terza parte, quella da devolvere ad uno Stato che sia in grado di occuparsi degli chi non riceve secondo i propri meriti,impegno ecc. o degli .sfortunati che la natura o l'ambiente di nascita avesse privato di possibilità di sviluppo .
Ragionamento semplice, utopico? Probabile. Perchè inattuabile senza l'apporto di un lievito madre: la buona coscienza della specie.


Capitale e ideologia. Intervista a Thomas Piketty

In Capital et idéologie (2019) l’economista Thomas Piketty riflette sulla giustificazione sociale delle disuguaglianze, chiedendosi se è possibile superare la visione sacrale del diritto di proprietà e immaginare altri assetti per il futuro.

A seguito dell’uscita in Francia del suo ultimo libro, intitolato Capital et idéologie, l’economista francese Thomas Piketty, autore del bestseller Il capitale nel XXI secolo (pubblicato in Italia da Bompiani), ha concesso un’intervista a Études, rivista dei gesuiti transalpini con cui Aggiornamenti Sociali ha un accordo per la pubblicazione condivisa di articoli. 


Nel numero di gennaio, dunque, Aggiornamenti Sociali pubblica questa lunga conversazione con uno degli economisti più noti, direttore di ricerca all’École des hautes études en sciences sociales (EHESS) e docente all’École d’économie de Paris (EEP). L’intervista si focalizza sui principali temi di ricerca di Piketty, ovvero la disuguaglianza e le sue “giustificazioni” sociali nelle diverse epoche e culture, la concentrazione della ricchezza e la fiscalità. Di seguito alcuni passaggi dell'intervista, a cura dello scrittore Sean Rose. 

Il suo nuovo libro Capital et idéologie passa in rassegna le giustificazioni della disuguaglianza anche al di fuori dell’Occidente: in Cina, India, Giappone, Medio Oriente. Qual è lo scopo di un approccio globale?
È essenziale tornare alle radici dell’attuale regime di disuguaglianza. In generale, la disuguaglianza moderna si basa su una grande narrazione proprietarista, imprenditoriale e meritocratica: la disuguaglianza moderna sarebbe giusta, perché deriverebbe da un processo liberamente scelto in cui tutti avrebbero pari opportunità di accesso al mercato e alla proprietà, e tutti beneficerebbero automaticamente di quanto accumulato dai più ricchi, che sono considerati i più intraprendenti, meritevoli e produttivi. Ci troveremmo così agli antipodi della disuguaglianza delle società antiche, che si basava su disparità di ceto rigide, arbitrarie e spesso dispotiche. Il problema è che l’aumento delle disuguaglianze a partire dagli anni ’80 e ’90 ha preso proporzioni così massicce che diventa sempre più difficile giustificarle in nome dell’interesse generale. Inoltre, quasi ovunque si spalanca un abisso tra i proclami meritocratici ufficiali e la situazione concreta delle classi svantaggiate in termini di accesso all’istruzione e alla ricchezza. 

La retorica meritocratica e imprenditoriale appare spesso come uno strumento che i vincitori dell’attuale sistema economico usano per giustificare comodamente qualsiasi livello di disuguaglianza, senza nemmeno doverla analizzare, e stigmatizzare i perdenti per la loro mancanza di merito, virtù e diligenza. Questa colpevolizzazione dei più poveri non esisteva, o almeno non nella stessa misura, nei precedenti regimi di disuguaglianza, che ponevano maggiormente l’accento sulla complementarità funzionale tra i diversi gruppi sociali.

La disuguaglianza moderna è caratterizzata anche da un insieme di pratiche di discriminazione e di disuguaglianze di ceto ed etnico-religiose, della cui violenza le favole meritocratiche non danno conto e che ci avvicinano alle forme più brutali delle disuguaglianze dell’antichità da cui pretendiamo di distinguerci. Possiamo citare le discriminazioni di cui sono vittima i senza dimora, o coloro che provengono da certi quartieri o da determinate origini. Pensiamo anche ai migranti che annegano. Di fronte a queste contraddizioni e in assenza di un nuovo orizzonte universalista ed egualitario credibile che consenta di affrontare le sfide della disuguaglianza, delle migrazioni e del cambiamento climatico in futuro, c’è da temere che il ripiegamento identitario e nazionalista assuma il ruolo di grande narrazione alternativa, come si è visto in Europa nella prima metà del XX secolo e come si manifesta nuovamente all’inizio del XXI secolo in diverse parti del mondo.

In linea di principio, il passaggio dalle società divise in ordini dell’Ancien Régime a quelle di proprietari del XIX secolo avrebbe dovuto porre fine alle disuguaglianze di ceto e sancire l’uguaglianza di tutti relativamente al diritto di proprietà. Ma, in pratica, la modernità proprietarista euroamericana è stata accompagnata da uno sviluppo senza precedenti di sistemi schiavistici e coloniali, che ha condotto a persistenti disuguaglianze tra bianchi e neri negli Stati Uniti e tra popolazioni autoctone e immigrate in Europa, con modalità diverse, ma comunque comparabili. In sintesi: le disuguaglianze legate alle differenze di ceto o di origine etnico-religiosa (o percepite come tali) continuano a svolgere un ruolo centrale nella disuguaglianza moderna, che non si riduce alle favole meritocratiche che emergono in certi discorsi.
(...)


Ma allora non esistono leggi economiche “naturali”?
La disuguaglianza non è economica o tecnologica: è ideologica e politica. In altre parole, il mercato e la concorrenza, i profitti e i salari, il capitale e il debito, i lavoratori qualificati e non qualificati, i cittadini e gli stranieri, i paradisi fiscali e la competitività non esistono in quanto tali. Sono costruzioni sociali e storiche che dipendono interamente dal sistema giuridico, fiscale, educativo e politico che abbiamo scelto di istituire e dalle categorie a cui facciamo riferimento. 

Queste scelte rimandano innanzitutto alle rappresentazioni, che ogni società si costruisce, della giustizia sociale e di una economia giusta, e ai rapporti di forza politico-ideologici tra i diversi gruppi al suo interno. Questi rapporti di forza non sono solo materiali: sono anche e soprattutto intellettuali e ideologici. In altre parole, le idee e le ideologie contano nella storia, perché rendono costantemente possibile immaginare e strutturare nuovi mondi e società diverse. Sono sempre possibili traiettorie multiple.

Questo approccio si differenzia dai molti discorsi conservatori volti a spiegare che esistono fondamenti “naturali” delle disuguaglianze. In modo tutt’altro che sorprendente, le élite delle diverse società, in ogni epoca e a ogni latitudine, hanno la tendenza a “naturalizzare” le disuguaglianze, cioè a cercare di dare loro una base naturale e oggettiva, a spiegare che le disparità sociali esistenti sono nell’interesse dei più poveri e della società nel suo insieme, e che in ogni caso la loro struttura attuale è l’unica possibile e non può essere sostanzialmente modificata senza causare immense disgrazie. 

L’esperienza storica mostra il contrario: le disuguaglianze variano molto nel tempo e nello spazio, nella loro scala e struttura, e con modalità e una velocità che i contemporanei spesso avrebbero avuto difficoltà a prevedere anche solo qualche decennio prima. Questo a volte è stato causa di disgrazie. Ma, nel complesso, i diversi eventi e processi rivoluzionari e politici che hanno permesso di ridurre e trasformare le disuguaglianze del passato sono stati un grande successo e sono alla base delle nostre istituzioni più preziose, proprio quelle che hanno consentito di rendere reale l’idea di progresso umano: suffragio universale, istruzione gratuita e obbligatoria, assicurazione sanitaria universale, tassazione progressiva. È molto probabile che sarà così anche in futuro.
(...)


Nonostante tutto resta ottimista e continua a credere che sia possibile superare la nozione di proprietà puramente privata…
Sulla base delle esperienze analizzate nel mio ultimo libro, sono convinto che sia possibile andare oltre il capitalismo e la proprietà privata e costruire una società giusta, sulla base del socialismo partecipativo e del socialfederalismo. La strada per arrivarci passa per l’istituzione di un regime di proprietà sociale e temporanea basato, da un lato, sulla limitazione dei diritti di voto e sulla condivisione del potere con i lavoratori nelle imprese e, dall’altro, su un’imposta sul patrimonio fortemente progressiva, una dotazione universale di capitale e la circolazione permanente dei beni. Implica inoltre un sistema di tassazione progressiva sul reddito e di regolamentazione collettiva delle emissioni di carbonio in grado di finanziare la sicurezza sociale, il reddito di base, la transizione ecologica e l’istituzione di un diritto all’istruzione davvero egualitario. Infine, questo richiede lo sviluppo di una nuova forma di organizzazione della globalizzazione, con trattati di cosviluppo imperniati su obiettivi quantificati di giustizia sociale, fiscale e climatica. 

Questa ridefinizione del quadro giuridico richiede di abbandonare una serie di trattati attualmente vigenti, in particolare gli accordi sulla libera circolazione dei capitali introdotti a partire dagli anni ’80 e ’90, che impediscono il raggiungimento di questi obiettivi, e la loro sostituzione con nuove regole basate sulla trasparenza finanziaria, sulla cooperazione fiscale e sulla democrazia transnazionale.



14 gennaio 2020

venerdì 29 maggio 2020

Effetti collaterali



EFFETTI COLLATERALI
Sono passati tre mesi, una stagione fra fine inverno e primavera, dall’avviso iniziale d’allarme.
Per settimane, mesi, si è vissuto uno stato di timore- paura -terrore(a seconda dei gradi):
-paura della diffusione generalizzata,  di contrare il virus o vederlo contrare da famigliari o persone care, vicine ; paura degli effetti, di eventuali  ricoveri di scarso o precario affidamento che avrebbero arrecato danni maggiori;
 -paura degli altri , visti come possibili trasmettitori di contagio;
-paura ,per coloro che si trovavano nella condizione, con la chiusura, della perdita del lavoro e di conseguenza delle risorse per il mantenimento proprio , dei famigliari e delle proprietà;
-paura di un crollo finanziario nazionale, europeo o mondiale;
-timore di qualcosa di poco chiaro, di non rilevato , di qualche processo negativo delle libertà  in atto , di autoritarismo applicato sulla scorta del modello cinese ecc.
-timore di incorrere in controlli o sanzioni a causa di ciò che diventava proibito fare ;
si è vissuto uno stato di frustrazione, monotonia, rabbia
-soprattutto per chi avesse  un domicilio ristretto, o rapporti famigliari interni non abbastanza positivi
-per non poter vedere amici e persone care ;
-a causa degli impedimenti intercorsi  al movimento sul territorio vicino  e nel Mondo;
-nell’osservare la debolezza della scienza, della medicina, delle strutture sanitarie e assistenziali ,in sostanza dell’organizzazione complessiva della società e dello Stato
Si è subìta un’amplificazione mediatica  sensoriale e psichica come mai avvenuto nel corso della Storia, in conseguenza dell’uso fatto dagli umani contemporanei degli svariati mezzi tecnologici informatici.
L’assillo delle notizie quotidiane, la congerie d’interpretazioni diverse e contraddittorie su cause, previsioni e  rimedi possibili , hanno chiuso sensi e mente in una pressoché unica dimensione, votata costantemente alla ricerca d’ informazioni, indicazioni, precisazioni, speranze, altalenanti nel corso dei mesi.
…
Ad allentamento in corso, soprattutto per le persone d’età media e anziane è difficile allontanare la mente dal fenomeno .
Le sere primaverili , serene e  tiepide, vedono ora incontri  all’aperto il cui argomento centrale continua ad essere quello di questi mesi ,perché l’esistenza ne è stata pesantemente influenzata, anche quando fisicamente non si abbia subito effetti del contagio ,anche riguardo a famigliari o conoscenti. .
La progettualità positiva d’iniziative, imprese, movimenti, viaggi, stenta  a focalizzarsi, a ritenersi sicura, impendendo così  quella dinamicità che costituisce per lo più il principio dell’esistere,per molte persone, mantenute a tutt’ora in uno stato di incertezza per il futuro prossimo.
Quale sarebbe il Mondo che si ritrova, quali le persone mascherate,immagine quotidiana costante del rischio non ancora trascorso? 
Spettacoli, sport, rubriche televisive ,i circenses che normalmente servono a distrarre dalle occupazioni e preoccupazioni della conduzione dell’esistenza, del lavoro,  a dare varietà, sono nel frattempo cessati o ridotti: non possibile  partecipare , assistere a teatri, mostre d’arte, incontri culturali, concerti, a film sul grande schermo, partite di calcio, gare ciclistiche, automobilistiche ecc..
Difficile anche mentalmente, anche nel caso della lettura,  concentrarsi ,dedicare lo spirito  a qualcosa d’ altro astraendosi ,distraendosi .
E'l'occasione come non mai per comprendere i caratteri,le sfaccettature, dell'alienazione culturale e /o spettacolare: in sua assenza, ci si accorge quanto per lo più, per l'uomo d'oggi, sia difficile vivere senza, in rapporto con un tipo d'alienazione naturale di cui si può avere solo pallida reminescenza, o estemporanee prove.
Sono restati possibili  gli studi, l'ascolto della musica, la visione di film su schermi televisivi , monitor: hanno consentito di rivolgere i sensi e la mente in altre dimensione rispetto alla presente.
...
Coloro che hanno dovuto declinare le proprie prestazioni lavorative attraverso l’informatica, l’on line, il web, hanno dovuto intraprendere un surplus di concentrazione e fatica  per la trasformazione del canale di comunicazione e prestazione rispetto a quello della propria e altrui presenza viva.
Nel caso dell’Istruzione , campo di cui ho esperienza diretta, i più generosi e disponibili fra gli insegnanti si sono trovati con una giornata lavorativa prolungata anche a dodici ore circa , dovuta alla comunicazione messaggistica senza quasi confini di tempo e spazio , intercorsa al proprio interno, con dirigenti e colleghi,e da parte di studenti e famiglie, sia quelle collaborative e solerti, che quelle difficoltose.
La burocrazia interna agli Istituti scolastici , agli organi collegiali,  è stata oggetto di  adattamento e reinvenzione , attraverso l’impiego di programmi   altrimenti mai usati ,che richiedono studio e fatica mentale per l’apprendimento dell’uso.
Gli studenti a loro volta hanno subito lo  stress a causa del canale di comunicazione che ha sostituito la fisicità del rapporto scolastico. Alcuni docenti hanno esercitato con buon senso e misura,  coscienti che la didattica on line e,in generale,l’uso del pc va dimensionato,  altri hanno preteso di poter ovviare alla perdita della qualità con la quantità della trasmissione, addirittura il prolungamento del tempo d’interazione .
Si  è arrivati al paradosso che, dopo aver predicato per anni e anni la necessità che i giovani, e l’umanità in generale , non debbano abusare dei mezzi tecnologici, per i rischi fisici nervosi e psichici che ne possono derivare , ora l’Istituzione stessa prima ne esortasse,poi di fatto imponesse, l’uso prolungato, ai fini di recuperare una parte di quanto impedito.
…….
In sostanza, subiamo un rilascio d’ansia diminuito, ma tutt’altro che  trascorso .In un certo senso, piuttosto potenziato dalla lunghezza d'onda di tre mesi.
A cui può accompagnarsi, dopo i l sospiro di sollievo per lo scampato pericolo, per gli uomini più abituati ad un dinamismo esistenziale, un sentore di noia per la monotonia dell'attuale vivere, per la sua riduzione. Non è proprio dell'animale nè dell'uomo, seguitare a stare con il pensiero consolatorio e ritenere una fortuna il fatto che si sia scampato un rischio. Chi viveva con intraprendenza ha grandi difficoltà ad adattarsi alla nuova immagine del Mondo e della Specie, immagine che, come proprio della Società dello spettacolo, impedisce di comprendere quale sia l'autentica realtà contemporanea.
Il sentimento e il pensiero filosofico, religioso, come in altre situazioni  o passaggi esistenziali, avranno dato un po’ più di forza d’animo .
Non possedendo se non in minima parte il secondo, mi riferisco al primo, che può aver trovato conferme o distinzioni.
Si è potuta constare un’invarianza, nonostante secoli di sviluppo delle varie  scienze, della tecnologia , medicina , antropologia,sociologia, psicologia . Il ritorno  dell’epidemia classica, peste, vaiolo ecc, potenziata nel suo diffondersi  dalla globalizzazione; delle epidemie respiratorie del secolo passato, spagnola, asiatica,fino alle più recenti  varie forme di SARS-CoV.
Come nei tempi passati, supposizioni sulle cause delle origini,  derivazione, trasmissione ecc. Discussione sull’impatto negativo sul corpo umano, animale e vegetale e sulle sue funzioni , proveniente ai giorni nostri  dall’inquinamento dell’aria, acqua  ecc.  Materiale per rinnovare la critica al sistema dominante fondato sull’economia industriale e capitalista , sul neoliberismo potenziato dall’inizio dell’ultimo decennio del secolo scorso.
Questo sistema per gli ormai trent’anni a seguire ha deviato la critica socio-politica in direzione del fallimento del sedicente comunismo orientale.
La distretta presente mostra con evidenza che se  aveva ragion d’essere questa critica del capitalismo statale concentrato con vaga distribuzione socialista in penuria  , allo stesso modo aveva fondamento la precedente, riguardante il capitalismo  diffuso dei singoli avventurieri o capitani d’industria e della finanza,  e dei loro potentati troppo poco soggetti a regole comuni garantite dallo Stato. 
Se Chernobyl e Wuhan sono la dimostrazione del negativo concentrato,  molteplici possono essere gli esempi del negativo diffuso dall’imprenditoria industriale nel vecchio e nuovo continente.
….
E’questo il piano della critica dell’economia politica, ad altri livelli, che potremmo anche definire metafisici,  la filosofia identifica nel precedente uno dei piani di manifestazione della necessaria imperfezione umana , della sua precarietà e alienazione  naturale, del suo versante nichilista.
La filosofia ci indica la principale differenza dell’uomo rispetto agli animali nella consapevolezza che la vita avrà fine comunque nella morte, per cause varie,e fra esse si possono annoverare fra le altre anche gli effetti negativi del capitalismo, oltrechè le malattie naturali o indotte ecc.

…….
Infine, si dice comunemente:è il Sistema. Ora il Sistema sono gli industriali, i finanzieri, i politici ecc., sono d’altra parte  gli uomini comuni con libertà di scelta.
E’giusto osservare che queste libertà sono per lo più circoscritte , determinate, vincolate, pena la marginalità o l’esclusione da un certo stile di vita contemporaneo, per certi versi gratificante.
E allora il busillis è questo: fare la scelta radicale di mettersi il più possibile fuori dal sistema , allontanandosi i l più possibili dalle città, dalle fonti d’inquinamento, dai lavori più alienanti; vivere d’agricoltura, caccia e pesca, artigianato,  abbandonare la tecnologia, le produzioni che recano danno all’ambiente, il consumismo ?
Cercare l’uscita dal sistema, per creare microcosmi più semplici e naturali? O più facilmente ridurre l’uso e l’usura, di se stessi e dell’ambiente.
Nel corso dei tempi ,movimenti religiosi, filosofici, politici ecc. hanno prodotto mutamenti di orientamento, coscienza e attività in un numero anche ragguardevole di esseri umani.
Un fenomeno di tale gravità come quello presente,  originerà un nuovo movimento di uomini e donne giovani e maturi in grado d’incidere sulle politiche generali degli Stati?
Un cambiamento autentico, una svolta, potranno essere prodotti solo dalla capacità d’organizzarsi su programmi  a cominciare da elementi abbastanza sotto gli occhi di tutti, quali  l’abbattimento delle spese militari,il potenziamento di sanità e assistenzialità ,un maggiore e adeguato controllo delle industrie e delle forme di produzione tecniche e tecnologiche, degli andamenti della finanza, dei commerci, tassazioni veramente proporzionali dei patrimoni , capitali e redditi.