martedì 21 febbraio 2017

Diem 25


INTERVISTA

Varoufakis: "Sinistra, svegliati: anche in Italia si può"

L'ex ministro greco presenta il suo movimento europeo, Diem 25, appena lanciato a Roma: «Usciamo dalla tenaglia tra establishment e nazionalismi di destra. Serve una grande coalizione progressista, fondata su un manifesto di proposte su temi concreti: dalle disuguaglianze alla finanza»

DI ALESSANDRO GILIOLI


Varoufakis: Sinistra, svegliati: anche in Italia si può
Yanis Varoufakis

Due anni fa Yanis Varoufakis - già docente universitario di economia in Grecia e negli Stati Uniti - diventava ministro delle Finanze del suo Paese. Un anno e mezzo fa si dimetteva, dopo aver vinto il referendum. E un anno fa fondava il suo movimento politico,Diem25 , acronimo che invita a “cogliere l’attimo” ma che sta anche per Democracy In Europe Movement, con il 2025 come data entro la quale realizzare l’obiettivo di «democratizzare l’Europa». Adesso, quasi in sordina, Diem25 è arrivato in Italia, con la sua prima assemblea a Roma, il 7 gennaio scorso.
Varoufakis, che cos’è Diem?
«È la migliore chance esistente per salvare l’Europa, europeizzando alcuni problemi giganteschi che non possono essere risolti a livello di Stati nazionali: dalla povertà in crescita al debito, dalla crisi degli investimenti alle banche, fino alle migrazioni. Ed è l’unica alternativa per evitare che si ripeta lo scenario che si è verificato negli anni ‘30».
In che senso?
«Tutto quello che è successo nel 2016 - la Brexit, la crisi della Ue, la rivolta dei ceti medi contro l’establishment, l’avanzata di nuovi fascismi - ha le sue origini nel 2008, che è stato il 1929 della nostra generazione. Come allora, è scoppiata una crisi deflazionistica che ha messo in ginocchio il sistema politico esistente e ha frustrato le aspirazioni della classe media e mediobassa, mentre la caduta della legittimazione democratica ha aperto la strada ai nazionalismi. Negli anni ‘30 i progressisti non sono stati capaci di creare una coalizione transnazionale per opporsi all’internazionale dei reazionari e dei fascisti. Ora noi abbiamo il compito di riuscire dove i nostri predecessori hanno fallito».
Sembra un po’ difficile lanciare un movimento europeista mentre l’Europa gode di una reputazione così bassa...
«Dipende da cosa si intende per europeista. Oggi per essere davvero europeisti bisogna opporsi alle istituzioni ufficiali europee. Vede, io ho passato la maggior parte della mia vita - e credo che molte persone di sinistra in Italia abbiano fatto lo stesso - opponendomi al governo del mio Paese quando prendeva decisioni sbagliate: era un dovere patriottico, vale a dire che come patriota avevo il dovere di oppormi al mio governo. Allo stesso modo, oggi, proprio perché sono europeista ho il dovere di oppormi all’Eurogruppo, alla Commissione europea e alla Troika. E di proporre soluzioni diverse per affrontare la crisi strutturale nella quale siamo entrati».
Siete favorevoli o contrari all’uscita dall’euro?
«Non c’è alcun dubbio che l’euro sia stato una pessima idea e sia un terribile sistema monetario. Ma c’è una grande differenza tra la situazione in cui non era stato ancora creato e quella in cui esiste già: eliminare oggi l’euro, o uscirne, purtroppo non ricrea la condizione precedente la sua entrata in vigore. Ora che c’è, la cosa realisticamente più utile che possiamo fare è cambiarne l’architettura, aggiustarlo radicalmente. Ma allo stesso tempo è importante avere un piano appropriato per gestire la sua eventuale disintegrazione se non si riesce a cambiarlo in tempo. Dobbiamo essere un po’ sofisticati nel nostro modo di affrontare la questione dell’euro, non semplicisti. E dobbiamo anche capire che non serve aggredire il sintomo, ma le cause di quel sintomo».
Siete un movimento di sinistra?
«Lo scopo di Diem è quello di creare una coalizione tra progressisti che capiscono come l’unica risposta realistica alla crisi dell’Europa (e di ciascun Paese d’Europa) consista nel cambiare le politiche dell’establishment: sia quello europeo sia quello di ciascuno Stato. Per fare questo abbiamo bisogno di marxisti, socialisti, progressisti, liberali e perfino di conservatori illuminati (“progressive conservative”). La sinistra non è, da sola, in condizioni di offrire le infrastrutture per dare una risposta con cui combattere le cause di questa crisi».
Come vi rapportate ai partiti di sinistra esistenti, sia quelli socialisti sia quelli più radicali?
«Proponendo loro i nostri contenuti, il nostro manifesto : il Green New Deal, che è un programma politico con molte idee concrete sulle cose da fare in termini di investimenti,  debito pubblico, welfare, povertà, banche etc. Adesso, per esempio, lo stiamo proponendo in Francia ai candidati alle presidenziali chiedendo se sono d’accordo e su quali punti, e che cosa propongono in alternativa quando non lo sono. Sulla base delle risposte  giudicheremo i candidati. Lo stesso facciamo in altri Paesi e talvolta abbiamo già trovato ascolto, dalla Spagna (dove il sindaco di Barcellona Ada Colau è un'iscritta a Diem) fino al Labour inglese».
Le piace Jeremy Corbyn?
«Oggi, grazie a Jeremy Corbyn, il Labour ha molti più militanti che qualsiasi altro partito socialista europeo, compresi il Pd italiano e l’Spd tedesco. Il partito stava morendo e lui lo ha rivitalizzato riportando i cittadini all’attivismo politico. È stato un soffio di aria fresca ed è un’opportunità per combattere sia i populisti nazionalisti di destra sia l’establishment economico».
Che cosa pensa di Matteo Renzi?
«Renzi ha gettato il capitale politico che aveva fino a tre anni fa cercando di combinare due cose che non possono stare insieme: una è la sottomissione all’establishment negli atti politici concreti, sia in Italia sia in Europa; l’altra sono le continue lamentele e le  dichiarazioni di ribellione verso l’establishment stesso. Il risultato di questo comportamento incoerente è stato la perdita del suo capitale politico».
E del Movimento 5 Stelle cosa pensa?
«Il successo del Movimento 5 Stelle è il risultato dello spettacolare fallimento della sinistra nell’interpretare il disagio sociale e la perdita di fiducia nei confronti dell’establishment. Anche qui, qualcosa di simile al fallimento della sinistra negli anni 30. Vede, in Italia (come in quasi tutti gli altri Paesi europei) c’è stata  a lungo una falsa conflittualità tra il centrodestra e il centrosinistra: una contrapposizione che è stata solo a parole, o per la conquista del potere, ma che non comportava una vera differenza in termini di scelte politiche. Questo falso dualismo ha creato un grande vuoto, nel quale è emerso il Movimento 5 Stelle. Il M5S ha interpretato l’opposizione a questo stato di cose, anche se non è ancora chiaro come poi questa “opposizione alle cose” si trasformi in una “posizione sulle cose”. Non mi sembra, ad esempio, che abbia ancora costruito un solido manifesto di idee, una piattaforma strutturata di visione e di obiettivi sociali, anche se mi rendo conto che è un movimento “work in progress”. In ogni caso, credo che commetta un errore di base, comune peraltro anche ad alcuni partiti di sinistra in Europa».
Cioè?
«Cercare risposte nazionali a problemi transnazionali. La mia convinzione è che, anche in Italia, alla fine la soluzione non verrà da movimenti che cercano risposte su base nazionale. E i problemi dell’Italia sono profondamente europei, a partire dalla sua stagnazione economica. Così non avrebbe senso affrontare il cambiamento climatico su base nazionale, allo stesso modo non si può cercare una soluzione nazionale a problemi internazionali come la crisi delle banche, gli effetti negativi della globalizzazione, la finanziarizzazione dell’economia, l’esternalizzazione delle produzioni, la riduzione dei salari e del welfare. Sono tutte questioni che nessun Paese può risolvere da solo, che hanno bisogno di essere europeizzate. E bisogna combinare questa europeizzazione  con l’aumento della democrazia locale e dell’attivismo sociale a livello municipale, regionale, e statale. Questa è la nostra sfida, quella che stiamo lanciando e per la quale ci rivedremo in un evento pubblico a Roma, quando i capi di stato e di governo europei verranno a celebrare il 60° anniversario di un’Unione che con le loro politiche stanno distruggendo».
Diem si presenterà alle elezioni?
«Intanto mi lasci dire che siamo un movimento europeo vero, non una federazione di partiti nazionali: ogni decisione viene presa dai nostri iscritti (al momento circa 40 mila) attraverso una consultazione on line a cui si vota ugualmente  in tutti i Paesi. Ad esempio, sul referendum costituzionale italiano per prendere una posizione abbiamo ascoltato con attenzione i pareri dei nostri iscritti italiani, che conoscevano meglio la questione, ma poi abbiamo votato ugualmente tutti, dalla Spagna alla Croazia. Per quanto riguarda gli appuntamenti elettorali, a noi interessano i contenuti, le proposte, le idee per affrontare la crisi. Quindi valuteremo in ogni Paese se ci saranno interlocutori che facciano proprie le nostre proposte o se si renderà necessario un nostro impegno diretto. In ogni caso, senz'altro troviamo necessario l'emergere di veri partiti europei».
In Italia i partiti di sinistra non mancano, piccoli e divisi tra loro. Perché Diem non dovrebbe fare la stessa fine?
«Primo, noi abbiamo ben presente che se diventassimo un gruppo d’élite o di ceto polito, ci suicideremmo: vogliamo andare nella direzione  opposta, cioè parlare alle persone, anche a quelle che non hanno mai fatto politica, sulla base delle nostre proposte e di quelle che emergeranno nel lavoro comune. Secondo, il nostro obiettivo è il contrario dell’atomizzazione identitaria: è una grande coalizione tra progressisti di diversa estrazione, in opposizione sia all’establishment economico sia alle reazioni nazionalistiche come quelle dei vari Le Pen, Trump, Farage, Orbán o Kaczyński. Non vogliamo essere un ennesimo partito di sinistra, ma offrire alla sinistra la possibilità di tornare a essere rilevante facendo parte di un movimento più ampio e nel quale c’è un cambiamento di prospettiva e nel modo di pensare».

giovedì 16 febbraio 2017

Sulla crisi dell'euro

L'uomo che  punta ad essere ambasciatrice di Donald Trump per l'Unione europea ha detto che la Grecia sta contemplando il proposito di lasciare  l'euro a favore del dollaro.
Secondo la trascrizione di un colloquio tradotti con il greco ekathimerini.com sito di informazione locale online, il professor Ted Malloch avrebbe  affermato che economisti greci stanno pensando alle  banconote degli Stati Uniti, se il Paese volge le spalle sulla moneta unica europea in una mossa che manderebbe  "fuori di testa" in Germania.
L'ambasciatore punta di Trump verso l'UE dice che l'euro potrebbe crollare
Egli ha detto: "So che alcuni economisti greci che si sono spinti a condurre gruppi di riflessione negli Stati Uniti per discutere di questo tema e la questione della dollarizzazione.
"Un tale argomento, naturalmente, spaventa i tedeschi, perché in realtà non vogliono sentire tali idee."
Malloch ha aggiunto che una "Grexit" sarebbe la migliore scelta per i  greci come la situazione attuale è "insostenibile".
Malloch, un stridulo Brexiteer, ha indicato di non essere a favore  di Bruxelles in diverse occasioni.
All'inizio di questo mese, in un'intervista a Bloomberg, il sig Malloch ha detto che non voleva parlare a nome del popolo greco, ma "penso che ci sia probabilmente - dal punto di vista di un economista - una forte ragione perché  la Grecia si allontani dall’ Euro."


INDEPENDENT .CO.UK

lunedì 30 gennaio 2017

Al caffè degli esistenzialisti

Sarah Bakewell, scrittrice inglese di 55 anni, è già stata autrice di un'interessante biografia su Montaigne.Si è ripetuta recentemente con Al caffè degli esistenzialisti.
Trovo interessante questa pagina, intorno ad un assunto di Jean Paul Sartre.
Certo erano gli anni'50, si respirava un'aria di maggiore speranza,ma il  messaggio può ritenersi sempre valido, l’ invito ad agire facendo uso della propria libertà. Lo spazio d’azione è oggi sempre più condizionato , colonizzato, ma soprattutto i giovani devono provare ad agire.

lunedì 23 gennaio 2017

La nuvola fuori dal quadro

 “Come una nuvola”di M.G.Pia


Questo romanzo percorre le storie di donne remissive,addomesticate nella gabbia sociale e morale ; ma soprattutto di donne volatili, che tendono  a varcare le sbarre, i confini ; storie di donne-bambine disturbate nella loro fanciullezza.
Rari gli uomini che rappresentino la vera forza, anche perché il  matrimonio, così come tradizionalmente inteso,  finisce per provocare il risentimento femminile; appaiono per lo più  debolmente affidabili, altri  irresoluti,esistono purtroppo  anche  uomini orchi, uomini che portano con sé la violenza di uragani, catastrofi..
Il romanzo ,localizzato per lo più  in Monferrato,introduce anche  la conoscenza delle  masche (donne speciali, “streghe”,si discostano dalla morale comune), con cui si possono identificare,in un certo senso, le donne-nuvole.
 Il corpo  letterario di questo romanzo può  rivelare, secondo la mia interpretazione, uno sfondo filosofico che rimanda al platonismo, allo gnosticismo , come descriviamo in seguito .
E’una storia di esistenze, in cui due sono  i principali personaggi:
-MARGHERITA, la donna che presto si divincola dalle ristrettezze della condizione  che ha come riferimento  la madre molto severa e tradizionale,  ed esprime comportamenti liberi, fino al divorzio (lo scandalo negli ambienti di paese all’epoca dei fatti narrati ) , che eccedono la morale rigida della campagna e del paese. In seguito a questo  è perciò esecrata, guardata con senso di condanna, ma grazie ad una personalità forte derivata dal rapporto con il padre, resiste , si trasferisce altrove  e trova una vita via via più equilibrata, per poi ripresentarsi  in Monferrato decenni dopo, ormai anziana, per desiderio di rivedere posti e persone di un tempo.- Ha ricevuto un’eredità speciale, dalla BIDELLA  della scuola, quella  di MASCA, donna fuori dal comune, con un credo basato su una sorta di storia apocrifa intorno a Gesù Cristo: storia che sta a dimostrare come la verità del reale sia sovente travisata, piegata a leggi,imposizioni univoche.
-la figlia, GIORGIA ,è personaggio incolore;
-ROSASPINA, è figlia di ANNA, la maestra amica di Margherita. E’una personalità incerta, in qualche modo si sente trasportata verso la figura di Margherita, l’amica di sua madre. Anche perché ROSASPINA ripete in parte la medesima esperienza, attraverso il divorzio, che la rende criticabile nel paese.
Quando MARGHERITA ritorna  al paese del Monferrato astigiano dopo tanti decenni, fra le due donne avviene un incontro che sembra tanto atteso e  le rende felici, e MARGHERITA pensa che l’eredità di MASCA andrà appunto alla giovane amica. Ma MARGHERITA  va a trovare anche Anna, fra le due donne si avvia un discorso, che ROSASPINA  ascolta a loro insaputa. Il discorso involontariamente finisce per  rivelarle le origini nascoste del proprio  turbamento e dell’infelicità da cui non si era mai sentita libera, fin dalla fanciullezza : abusi subiti nella giovanissima età  da un uomo-orco, cliente del padre vignaiolo.  Con la  rivelazione, si scopre il  trauma , causando un effetto tale che ROSASPINA si toglie la vita. Il trauma svela una realtà più complessa di quanto riserverebbe  l’ interpretazione più comune in simili casi : gli strani sentimenti che ROSASPINA aveva anche nutrito per l’uomo-orco, sentimenti fanciulleschi di compiacimento per chi la faceva sentire bella, desiderabile, almeno prima del precipitare in una sorta di oscurità di sensi coscienza e morale.

A MARGHERITA resta un quaderno di fiabe scritte dall’infelice ROSASPINA, favole che rivelano come già ,nel subconscio la ragazza,  avvertisse il senso delle attenzioni e dei contatti   subiti , fiabe in cui la giovane cerca delle attenuanti ai comportamenti degli orchi, dei maligni e colpevolizza, per contro,la bellezza che porta alcune fanciulle ad interpretare la parte di prede che eccitano con i loro comportamenti e semplicemente con la loro caratteristica di avvenenza e per  i desiderio di vederne il riscontro , uomini famelici  poi incapaci di controllo.

LA PARTE DEGLI UOMINI
C’è il padre di Margherita, uomo solido dell’ambiente contadino, dal reciproco forte  affetto Margherita ricava la sua energia. L’uomo ha sempre mantenuto lealtà e coerenza vero la moglie, che scontenta del matrimonio tradizionale lo accusa invece di infedeltà. Il padre comprende che Margherita è donna-nuvola e non ne condanna le scelte, gli orientamenti,preoccupato soltanto che non si trasmettano come influenza e quindi  violenza sulla nipote, Giorgia.
C’è il primo marito di Margherita, Matteo,è l’uomo contemporaneo, un po’ pieno di sé, vanesio, ma anche razionale, carrierista .Matteo è i l primo a tradire, ma non perdona a Margherita quando è lei a tradirlo. Abitudinario, dopo la separazione  si fa in fretta una nuova famiglia, cercando di riprodurre modi e umori.
L’ex fidanzato-amante di  Margherita è l’uomo-nuvola. Donnaiolo, eppure teme le donne, le masche soprattutto, che per contro ne amano il carattere incerto,volubile.”Insidia”Margherita per anni, con incontri a distanza,fra marito e amanti, finché ella si trasferisce ad Ischia.
C’è  il capitano di nave, secondo marito di Margherita. Come nel padre, Margherita trova affetto e premura, ma il capitano è tuttavia figura più debole, evanescente, per il quale Margherita ha gratitudine ,ma anche un po’ di compassione per quel suo senso di eccessiva premura.
Il padre di Rosaspina è un uomo buono,a cui la figlia è molto legata da reciproco affetto, come nel caso di Margherita. Ha tuttavia la responsabilità di non vigilare sufficientemente durante  i rituali commerciali a cui   fa partecipare la piccola.
E infine l’uomo orco ,espressione di animalità immorale. Ma il contesto del romanzo, come vediamo nel seguito di questo excursus, gli riserva un’interpretazione meno scontata,con le fiabe di Rosaspina:in un mondo imperfetto ,la grave colpa dell’orco è in un certo senso meno distante dalla comune responsabilità all’errore. 

GABBIA e NUVOLA sono i riferimenti delle due prime parti del romanzo.
I capitoli di Nella gabbia esprimono strutturalmente  , fin nella scrittura il disagio, la difficoltà del processo dell’ esistenze; ,Come una nuvola segue l’esperienza di liberazione, o il suo tentativo ; infine Fuori dalle certezze comuni, dagli imbarazzi di tutti ,l’ultima parte conduce alla soluzione radicale, quell’uscire “fuori dal mondo ”creato dal Demiurgo inferiore  , soluzione che è propria del pensiero gnostico, esoterico, di cui le masche, rappresentano già una destinazione, una sorta di antitesi  in vita.
Questo romanzo avvicina in modo originale un tema molto presente oggi, quello della prevaricazione  sulle donne e sui deboli. Lo sfondo filosofico platonico, gnostico eccede l’interpretazione psicoanalitica, sociologica solitamente ricorrente. E’ questo un mondo imperfetto per natura, come lo definisce lo gnosticismo, creato ,a differenza dall’interpretazione del  Cristianesimo, da un Demiurgo inferiore, non da Dio, il cui mondo è invece un iperuranio che l’uomo può cercare di mirare, di raggiungere , ma solo uscendo da questo mondo ,come nel mito della caverna di Platone dove c’è ch i s’avvede che  ombre, simulacri, non sono la realtà superiore, ma soltanto deboli riflessi, e dunque aspira a quella ascesi.
In questo mondo terreno  c’è il limite, che può essere anche semplice debolezza,  irresolutezza , incapacità di vigilare e combattere il male, o  le gabbie della morale tradizionale e religiosa-ufficiale che spesso  sono un preventivo, ma  mortificante; c’è il male  che l’ istintualità  animale porta a commettere,anche incoscientemente. Il pensiero che rivelano le fiabe è che anche il bello,la vanità, nella loro  provocatorietà, sono da ritenere  causa del male: proprio perché sono tutte qualità di questo mondo imperfetto.
 La liberazione dal mondo imperfetto avviata dalle donne masche, da MARGHERITA , in questo mondo ,è una fase inferiore o  intermedia  dell’ ”uscita dal mondo” ,soluzione radicalmente   scelta ed interpretata  da ROSASPINA .
Possiamo  commuoverci per la sua fine o consolarci che Il suo sia un “volo magico” :”voleva evitare le tempeste,ma non voleva essere nebbia e dissolversi al sole”.

Queste donne nuvole sono infine “fuori dal quadro” (com’era nell’originale titolo scelto dall’autrice).

lunedì 9 gennaio 2017

Gianni Collu

La morte di Gianni Collu
Apprendo solo oggi, in maniera casuale e strana che non sto a raccontare, della morte di Gianni Collu, avvenuta ad Acqui nell'agosto  .E’ stato dagli anni’70 uno dei più raffinati intellettuali a livello nazionale e internazionale , consulente di case editrici come Adelphi e Bompiani. Un’intelligenza coltivata al Liceo classico di Acqui e poi, dopo gli studi filosofici, accolta  nei più prestigiosi circoli culturali europei.
Si avvicinò al situazionismo e fu autore con Giorgio Cesarano e Jacques Camatte di opere fondamentali, quanto sconosciute ai più, come "Apocalisse e rivoluzione",."Il capitale totale",in cui , al seguito de "La società dello spettacolo" di Guy Debord e del situazionismo, si sosteneva la tesi che qualsiasi futuro movimento rivoluzionario sarebbe possibile solo in una lotta tra l'umanità e il capitale, piuttosto che tra le classi; che il capitale è diventato totalitario nella struttura, lasciando nulla e nessuno al di fuori della sua influenza addomesticatrice...In seguito Gianni si discostò dalle ipotesi e poblematiche della rivoluzione , sempre meno possibile, e riprese la vocazione di una cultura che andava indietro nel tempo, ebbe il merito di tradurre, per Guanda, il saggio più volte ristampato di Wilhelm Franger su  Il regno millenario di Hieronymus Bosch
Ricordo Gianni nella Milano degli anni'70, poi a Verbania e Domodossola dove un anno insegnammo insieme. Di cultura raffinata e superiore, di fine dialettica, ci insegnò a lib(e)rarci ancor meglio di quanto già avessimo iniziato rispetto ai luoghi comuni e alla dittatura del modernismo, anche del marxismo ...Ricordiamo le infinite chiaccherate e le laute cene all'Ancien auberge di Bracchio, lui cultore anche della più raffinata gastronomia ...Un caro ricordo..


domenica 8 gennaio 2017

NATO contro NATO?

NATO contro la NATO? Turchia denuncia il ruolo US nel sostenere ISIS-Daesh in Siria

La nota introduttiva di Michel Chossudovsky

Con Salman Rafi Sheikh
Global Research, 5 gen 2017
New Eastern Outlook 5 gennaio 2017
Regione: Medio Oriente e Nord Africa, Stati Uniti
Tema: Intelligenza, Terrorismo, Stati Uniti NATO agenda di guerra
In profondità Report: SIRIA: LA PROSSIMA GUERRA NATO?

Sia gli Stati Uniti e la Turchia hanno sostenuto  ISIS-Daesh. E ora si accusano l'un l'altro.

Fin dall'inizio il reclutamento, la formazione e il finanziamento dei terroristi fu un'operazione congiunta USA-NATO-Turchia. Secondo l'intelligence israeliana (Debka, August14, 2011): 
il quartier generale della NATO a Bruxelles e il comando turco hanno elaborato  piani per il loro primo passo militare in Siria, che fu quello di armare i ribelli con armi per la lotta , carri armati e gli elicotteri conquistandosi  il monopolio  del dissenso contro il regime di Assad. ... Strateghi della NATO hanno offerto grandi quantità di anti-carro e anti-aria razzi, mortai e mitragliatrici pesanti nei centri di protesta per battere il governo. (DEBKAfile, NATO per dare armi ribelli anti-carro, il 14 agosto 2011)

Questa iniziativa, che è stata sostenuta anche da Arabia Saudita e Qatar, ha coinvolto un processo di reclutamento organizzato di migliaia di jihadisti "combattenti per la libertà", che ricorda l'arruolamento dei Mujahideen al jihad della CIA (guerra santa) nel periodo d'oro del sovietico guerra in Afghanistan:

Da Bruxelles e Ankara, fu  una campagna per arruolare migliaia di volontari musulmani nei paesi del Medio Oriente e del mondo musulmano a combattere a fianco dei ribelli siriani. L'esercito turco avrebbe ospitato questi volontari, addestrati e garantire il loro passaggio in Siria. (Ibid)

Questi mercenari sono stati successivamente integrati da  Stati Uniti e alleati in  organizzazioni terroristiche sponsorizzati tra cui Al Nusrah e ISIS.

Michel Chossudovsky, Global Research, 5 Gennaio 2016

* * *

Anche se può sembrare eccessivo da dire al momento   che la NATO, data la gravità della situazione innescata dalla politica estera nebulosa del presidente uscente degli Stati Uniti,si  stia disintegrando, ciò che sta accadendo è che l'alleanza militare occidentale sta affrontando un inedita crisi. Questa crisi è certamente insolita e drammatica come ogni tragedia di Shakespeare. Più di una forte alleanza militare, la NATO appare la peggiore e si presenta come una casa divisa contro se stessa. Questo  è apparso chiaro quando la Turchia, la seconda più grande potenza militare nell'alleanza occidentale, di punto in bianco ha accusato l'amministrazione Obama di sostenere di  nascosto ISIS e altri gruppi  del terrore, che si ostinano a distruggere l'Iraq e la Siria e sono ora rischio di colpire anche la Turchia.

Il presidente turco Recep Erdogan ha affermato mercoledì dello scorso 28 dicembre che la Turchia è in possesso di "confermato prove, con immagini, foto e video" del sostegno degli Stati Uniti 'all' ISIS.

Mentre Erdogan aveva in precedenza criticato aspramente gli Stati Uniti per il sostegno Gulen, il nemico numero di Erdogan uno e un potenziale terrorista secondo i funzionari turchi, questa volta è passato  al livello successivo e ha accusato gli Stati Uniti, per la prima volta in assoluto, per il continuo supporto a  Daesh e curdi .

Sappiamo già che gli Stati Uniti stanno  ufficialmente sostenendo alcuni «gruppi moderati" in Siria e che questo sostegno ha contribuito direttamente alla intensificazione del conflitto in Siria. Quello che sappiamo ora è il sostegno fornito dagli Stati Uniti ai gruppi terroristici più devastanti che il mondo abbia mai visto.

Il gen. Michael Flynn, ex capo della Defense Intelligence Agency degli Stati Uniti (e la National Security Advisor designato nell'amministrazione Trump), aveva  affermato l'anno scorso in un'intervista televisiva che l'aumento della IS è stata una "decisione volontaria" da parte di Obama a sostegno della sua agenda per rovesciare il presidente siriano Bashar al-Assad.

Il supporto, come tale, esiste. È un dato di fatto, la recentemente annunciata abolizione delle restrizioni alla fornitura di armi pesanti per questi cosiddetti moderati è ancora un altro prova inconfutabile del supporto che gli Stati Uniti continuano a fornire a questi gruppi che minacciano direttamente la vita di coloro che combattono Daesh e le altre reti terroristiche.

Appena un giorno prima che Erdogan criticasse aspramente il ruolo degli Stati Uniti, Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo , ha detto che il cambiamento di politica - di cui il disegno di legge annuale di politica di difesa è stato firmato dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama il 23 dicembre - porterebbe a armi che finiscono "nelle mani di jihadisti con i quali la fintamente  'moderata' opposizione ha a lungo agito congiuntamente".

"Tale decisione è una minaccia diretta per la forza aerea russa, ed  altro personale militare russo, e per la nostra ambasciata in Siria, che è finito nel mirino più di una volta. Non possiamo  quindi che  visualizzare il passo come ostile ", ha detto Zakharova nella dichiarazione.


In questo contesto, la sterzata  della Turchia contro gli Stati Uniti è un riflesso della crescente situazione di Polizia duale.

venerdì 6 gennaio 2017

L'occidente più lontano dal male

Buon anno dunque!
Dalle passeggiate sulla costa algarvia ,ora  a Siviglia, Andalusia. Temperatura a18°,"la primavera va a passare l'inverno in Algarve", e lungo i giardini del Guadalquivir al pomeriggio il tepore è irraggiante .. dalle 17 strade del centro affollatissime., code, file ai ristoranti, a conoscere quelli giusti si esce sempre appagati in ogni senso---Riflessioni. La Spagna, grande potenza dell'Età Moderna, neutrale nelle guerre del XX sec. ..uscita dal clerico-falangismo solo ad anni'70 inoltrati...Non c' è Troika finanziaria europea, che abbia potuto imporre le restrizioni poste a nazioni come la Grecia, o anche all' Italia...in Spagna si continua a proteggere il consumo, come in Francia nel '50, o da noi nel'60.....morale:la politica deve fare i conti con la finanza, ma la finanza non può fare i conti senza la Storia..questo finis terrae occidentale, patria dei grandi Imperi dell'età moderna, rimane comunque un pò appartato e anche un pò patria moresca oltrechè sefardita ...la strategia del Terrore ,qual essa sia, sembra mirare, con una sua logica,  ai centri nevralgici del Potere europeo..non è un pensiero di consolazione,ma una constatazione 







.