giovedì 18 giugno 2015

Il tema d'Italiano

Queste le tracce d'Italiano  proposte quest'anno per la maturità. provate a leggerle con attenzione,a  simulare quale avrebbe potuto essere la vostra scelta e, perchè no?,un possibile svolgimento...

(la trasposizione  qui sottostante non è delle migliori. Vari siti le propongono,per es.potete provare da:

Esami di Maturità 2015, ecco le tracce: 

www.ansa.it › Speciali
14 ore fa - Maturità 2015, la prima prova. Calvino, Malala, la Resistenza, l'immigrazione, lo smartphone i temi delle tracce. Per Calvino è stato scelto un ...



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Sessione ordinaria 2015
Prima prova scritta






Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca
P000 - ESAMI DI STATO DI ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE

PROVA DI ITALIANO

Svolgi la prova, scegliendo una delle quattro tipologie qui proposte.


TIPOLOGIA A - ANALISI DEL TESTO

Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, in Romanzi e racconti, Vol. I, edizione diretta da C. Milanini, a cura di
M. Barenghi e B. Falcetto, Mondadori, Milano 1991.
A volte il fare uno scherzo cattivo lascia un gusto amaro, e Pin si trova solo a  girare nei vicoli, con tutti che gli gridano improperi e lo cacciano via. Si avrebbe voglia d’andare con una banda di compagni, allora, compagni cui spiegare il posto dove fanno il nido i ragni, o con cui fare battaglie con le canne, nel fossato. Ma i ragazzi non vogliono bene a Pin:   l’amico dei grandi, Pin, sa dire ai grandi cose che li fanno ridere e arrabbiare, non come loro che non capiscono nulla quando i grandi parlano. Pin alle volte vorrebbe mettersi coi ragazzi della sua età, chiedere che lo lascino giocare a testa e pila, e che gli spieghino la via per un sotterraneo che arriva fino in piazza Mercato.
Ma i ragazzi lo lasciano a parte, e a un certo punto si mettono a picchiarlo; perché Pin ha due braccine smilze smilze ed è il più debole di tutti. Da Pin vanno alle volte a chiedere spiegazioni su cose che succedono tra le donne e gli uomini;  ma Pin  comincia  a canzonarli  gridando per  il  carrugio e le madri  richiamano i  ragazzi:  -  Costanzo!Giacomino! Quante volte te l’ho detto che non devi andare con quel ragazzo così maleducato! 
Le madri hanno ragione: Pin non sa che raccontare storie d’uomini e donne nei letti e di uomini ammazzati o messi
in prigione, storie insegnategli dai grandi, specie di fiabe che i grandi si raccontano tra loro e che pure sarebbe bello stare a sentire se Pin non le intercalasse di canzonature e di cose che non si capiscono da indovinare. 
E a Pin non resta che rifugiarsi nel mondo dei grandi, dei grandi che pure gli voltano la schiena, dei grandi che pure sono incomprensibili e distanti per lui come per gli altri ragazzi, ma che sono più facili da prendere in giro, con quellavoglia delle donne e quella paura dei carabinieri, finché non si stancano e cominciano a scapaccionarlo.
Ora Pin entrerà nell’osteria fumosa  e viola, e dirà cose  oscene, improperi  mai  uditi  a quegli  uomini  fino  a farli imbestialire e a farsi  battere, e canterà canzoni  commoventi, struggendosi  fino  a piangere e a farli  piangere, e inventerà scherzi e smorfie così nuove da ubriacarsi di risate, tutto per smaltire la nebbia di solitudine che gli si condensa nel petto le sere come quella.
Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino (1923 -1985), pubblicato nel 1947, è ambientato in Liguria, dopo l’8
settembre 1943, all’epoca della Resistenza. Pin, orfano di madre e affidato alla sorella che per vivere si prostituisce,cresce per strada abbandonato a se stesso, troppo maturo per giocare con i bambini e estraneo, per la sua età, al mondo degli adulti. Il suo unico rifugio è un luogo segreto in campagna, in cui i ragni fanno il nido. In carcere, dove finisce per un furto, entra in contatto con i partigiani ai quali si aggrega non appena riesce a fuggire di prigione; con loro condivide le esperienze drammatiche della fine della guerra.

1.    Comprensione del testo
Riassumi sinteticamente il contenuto del brano.

2.    Analisi del testo
2.1. Il  sentimento  di  inadeguatezza di  Pin e la sua  difficoltà  di  ragazzino a collocarsi  nel  mondo sono temi esistenziali, comuni a tutte le generazioni. Rifletti su come questi motivi si sviluppano nel brano.
2.2. L’autore utilizza strategie retoriche come ripetizioni, enumerazioni, metafore e altre; introduce inoltre usi morfologici, sintattici e scelte lessicali particolari per rendere più incisivo il suo racconto; ne sai individuare  qualcuno nel testo?
2.3. Cosa vuole significare l’espressione “nebbia di solitudine che gli si condensa nel petto”? Ti sembra che sia efficace nell’orientare la valutazione su tutto ciò che precede?






3.    Interpretazione complessiva ed approfondimenti
Il sentiero dei  nidi di  ragno  parla  della tragedia della seconda  guerra  mondiale e  della  lotta partigiana, ma
racconta anche la vicenda universale di un ragazzino che passa drammaticamente dal mondo dell’infanzia a
quello della maturità. Il brano si sofferma proprio su questo. Svolgi qualche riflessione relativa a questo aspetto
anche utilizzando altri testi (poesie e romanzi, italiani e stranieri) che raccontano esperienze simili di formazione
o ingresso nella vita adulta.

TIPOLOGIA B - REDAZIONE DI UN “SAGGIO BREVE” O DI UN “ARTICOLO DI GIORNALE”
(puoi scegliere uno degli argomenti relativi ai quattro ambiti proposti)
CONSEGNE
Sviluppa l’argomento scelto o in forma di «saggio breve» o di «articolo di giornale», utilizzando, in tutto o in
parte, e nei modi che ritieni opportuni, i documenti e i dati forniti. 
Se scegli la forma del «saggio breve» argomenta la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue
conoscenze ed esperienze di studio.
Premetti al saggio un titolo coerente e, se vuoi, suddividilo in paragrafi.
Se scegli la forma dell’«articolo di giornale», indica il titolo dell’articolo e il tipo di giornale sul quale pensi
che l’articolo debba essere pubblicato.
Per entrambe le forme di scrittura non superare cinque colonne di metà di foglio protocollo.

1. AMBITO ARTISTICO - LETTERARIO
ARGOMENTO: La letteratura come esperienza di vita.

DOCUMENTI














V. Van Gogh, La lettrice di romanzi, 
olio su tela, 1888














H. Matisse, La lettrice in abito viola,
olio su tela, 1898














E. Hopper, Chair car,
olio su tela, 1965




Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
129      soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per piú fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
132      ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso
esser baciato da cotanto amante,
135      questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.
DANTE, Inferno V, vv. 127-136 (Garzanti Prima Edizione 1997, pag. 85)





«Pubblico: La poesia è “una dolce vendetta contro la vita?”
Borges: Non sono molto d’accordo con questa definizione. Ritengo che la poesia sia una parte essenziale della vita.
Come potrebbe essere contro la vita? La poesia è forse la parte fondamentale della vita. Non considero la vita, o la
realtà, una cosa  esterna  a  me. Io sono  la vita,  io  sono    dentro  la vita. E  uno  dei  numerosi  aspetti  della  vita è  il
linguaggio, e le parole, e la poesia. Perch  dovrei contrapporli l’uno all’altro?
Pubblico: Ma la parola vita non è vita.
Borges: Credo però che la vita sia la somma totale, se una simile somma è possibile, di tutte le cose, e quindi perché
non anche del linguaggio? […] Se penso alle mie passate esperienze, credo che Swinburne faccia parte della mia
esperienza tanto quanto la  vita che  ho condotto a Ginevra nel  ’17. […]  Non credo che la vita sia qualcosa  da
contrapporre alla letteratura. Credo che l’arte faccia parte della vita.»
Jorge L. BORGES, Conversazioni americane, Editori Riuniti, Roma 1984

«Nel momento in cui legge, […] il lettore introduce con la sua sensibilità e il suo gusto anche il proprio mondo
pratico, diciamo pure il suo quotidiano, se l’etica, in ultima analisi, non  che la riflessione quotidiana sui costumi
dell’uomo e sulle ragioni che li motivano e li ispirano. L’immaginazione della letteratura propone la molteplicità
sconfinata dei casi umani, ma poi chi legge, con la propria immaginazione, deve interrogarli anche alla luce della
propria esistenza, introducendoli dunque nel proprio ambito di moralità. Anche le emozioni, così come si determinano
attraverso la lettura, rinviano sempre a una sfera di ordine morale.»
Ezio RAIMONDI, Un’etica del lettore, Il Mulino, Bologna 2007

«L’arte interpreta il mondo e dà forma a ciò che forma non ha, in modo tale che, una volta educati dall’arte, possiamo
scoprire aspetti sconosciuti degli oggetti e degli esseri che ci circondano. Turner non ha inventato la nebbia di Londra,
ma è stato il primo ad averla percepita dentro di sé e ad averla raffigurata nei suoi quadri: in qualche modo ci ha
aperto gli occhi. […]
Non posso fare a meno delle parole dei poeti, dei racconti dei romanzieri. Mi consentono di esprimere i sentimenti
che provo, di mettere ordine nel fiume degli avvenimenti insignificanti che costituiscono la mia vita. 
[…] In un recente studio il filosofo americano Richard Rorty ha proposto di definire diversamente il contributo che
la letteratura fornisce alla nostra comprensione del mondo. Per descriverlo, rifiuta l’uso di termini come “verità” o
“conoscenza” e afferma che la letteratura rimedia alla nostra ignoranza non meno di quanto ci guarisca dal nostro
“egotismo”, inteso come illusione di autosufficienza. Conoscere nuovi personaggi   come incontrare volti nuovi.
Meno questi personaggi sono simili a noi e più ci allargano l’orizzonte, arricchendo così il nostro universo. Questo
allargamento interiore non  si  formula in  affermazioni  astratte, rappresenta piuttosto  l’inclusione  nella nostra
coscienza di nuovi modi di essere accanto a quelli consueti. Un tale apprendimento non muta il contenuto del nostro
essere, quanto il contenente stesso: l’apparato percettivo, piuttosto che le cose percepite. I romanzi non ci forniscono
una nuova forma di sapere, ma una nuova capacità di comunicare con esseri diversi da noi; da questo punto di vista
riguardano la morale, più che la scienza.»
Tzvetan TODOROV, La letteratura in pericolo, Garzanti, Milano 2008

2. AMBITO SOCIO - ECONOMICO
ARGOMENTO: Le sfide del XXI secolo e le competenze del cittadino nella vita economica e sociale.
DOCUMENTI
«L’esercizio del pensiero critico, l’attitudine alla risoluzione dei problemi, la creatività e la disponibilità positiva nei
confronti dell’innovazione, la capacità di comunicare in modo efficace, l’apertura alla collaborazione e al lavoro di
gruppo costituiscono un nuovo “pacchetto” di competenze, che possiamo definire le “competenze del XXI secolo”.
Non sono  certo competenze nuove;  è  una  novità, però, il  ruolo  decisivo che vanno assumendo nella  moderna
organizzazione del lavoro e, più in generale, quali determinanti della crescita economica. Non dovrebbero essere
estranee a un paese come l’Italia, che ha fatto di creatività, estro e abilità nel realizzare e inventare cose nuove la
propria bandiera. Un sistema di istruzione che sia in grado di fornire tali competenze al maggior numero di studenti
costituisce quindi un’importante sfida per il nostro paese.» 
Ignazio VISCO, Investire in conoscenza. Crescita economica e competenze per il XXI secolo, 
Il Mulino, Bologna 2014 (ed. originale 2009)








«La spinta al profitto induce molti leader a pensare che la scienza e la tecnologia siano di cruciale importanza per il
futuro dei loro paesi. Non c’  nulla da obiettare su una buona istruzione tecnico–scientifica, e non sarò certo io a
suggerire alle nazioni di fermare la ricerca a questo riguardo. La mia preoccupazione è che altre capacità, altrettanto
importanti, stiano  correndo  il  rischio di sparire nel  vortice  della  concorrenza:  capacità  essenziali  per  la salute di
qualsiasi democrazia al suo interno e per la creazione di una cultura mondiale in grado di affrontare con competenza
i più urgenti problemi del pianeta.
Tali  capacità sono associate agli  studi  umanistici  e artistici:  la capacità di  pensare criticamente;  la capacità di
trascendere i  localismi  e  di  affrontare  i  problemi  mondiali  come “cittadini  del  mondo”;  e, infine,  la  capacità di
raffigurarsi simpateticamente la categoria dell’altro.»
Martha C. NUSSBAUM, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica,
Il Mulino, Bologna 2011 (ed. originale 2010)

«Il Consiglio europeo di Lisbona (23 e 24 marzo 2000) ha concluso che un quadro europeo dovrebbe definire le
nuove competenze di base da assicurare lungo l’apprendimento permanente, e dovrebbe essere un’iniziativa chiave
nell’ambito della risposta europea alla globalizzazione e al passaggio verso economie basate sulla conoscenza ed ha
ribadito anche che le persone costituiscono la risorsa più importante dell’Europa. Da allora tali conclusioni sono state
regolarmente reiterate anche ad opera dei Consigli europei di Bruxelles (20 e 21 marzo 2003 e 22 e 23 marzo 2005)
come pure nella rinnovata strategia di Lisbona approvata nel 2005.» 
RACCOMANDAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 18 dicembre 2006 relativa a
competenze chiave per l’apprendimento permanente (2006/962/CE) 

3. AMBITO STORICO - POLITICO
ARGOMENTO: Il Mediterraneo: atlante geopolitico d’Europa e specchio di civiltà
DOCUMENTI
«I suoi confini non sono definiti né nello spazio né nel tempo. Non sappiamo come fare a determinarli e in che modo:
sono irriducibili alla sovranità o alla storia, non sono né statali, né nazionali: somigliano al cerchio di gesso che
continua a essere descritto e cancellato, che le onde e i venti, le imprese e le ispirazioni allargano o restringono.
Lungo le coste di questo mare passava la via della seta, s’incrociavano le vie del sale e delle spezie, degli olii e dei
profumi, dell’ambra e degli ornamenti, degli attrezzi e delle armi, della sapienza e della conoscenza, dell’arte e della
scienza.
Gli empori ellenici erano a un tempo mercati e ambasciate. Lungo le strade romane si diffondevano il potere e la
civiltà. Dal territorio asiatico sono giunti i profeti e le religioni. Sul Mediterraneo  stata concepita l’Europa.
È difficile scoprire ciò che ci spinge a provare a ricomporre continuamente il mosaico mediterraneo, a compilare
tante volte il  catalogo delle sue componenti,  verificare il  significato di  ciascuna di  esse  e il  valore dell’una nei
confronti dell’altra: l’Europa, il Maghreb e il Levante; il giudaismo, il cristianesimo e l’islam; il Talmud, la Bibbia e
il  Corano;  Gerusalemme, Atene  e Roma;  Alessandria, Costantinopoli, Venezia;  la dialettica greca, l’arte e la
democrazia; il diritto romano, il foro e la repubblica; la scienza araba; il Rinascimento in Italia, la Spagna delle varie
epoche, celebri e atroci. Qui popoli e razze per secoli hanno continuato a mescolarsi, fondersi e contrapporsi gli uni
agli  altri,  come forse  in  nessun’altra regione  di  questo pianeta. Si  esagera  evidenziando  le  loro  convergenze e
somiglianze, e trascurando invece i loro antagonismi e le differenze. Il Mediterraneo non è solo storia.»
Predrag MATVEJEVIĆ, Breviario mediterraneo, Garzanti, Milano 1991

«Nell’immaginario comune dei nostri tempi il Mediterraneo non evoca uno spazio offerto alla libera circolazione di
uomini e merci, ma prende, piuttosto, il sopravvento una certa resistenza ad aprirsi verso l’esterno. Sembrano lontani
i  tempi  in cui  il  cinema d’autore  riusciva a  metterci  in sintonia  con  le lotte  per  la  decolonizzazione del  mondo
islamico. Le defaillances della politica e le minacce più o meno reali al fondamentalismo religioso fanno crescere la
diffidenza verso la richiesta di integrazione avanzata da chi viene a lavorare dalla riva sud del Mediterraneo. Spianate
dal crescente flusso di merci che le attraversano ininterrottamente, le vie del mare possono celebrare i fasti del turismo
di massa, ma non riescono a rendere più agevole e diretta la comunicazione di esperienze, di culture, di idee tra noi
e gli  altri  abitanti  dello stesso mare. Il  Mediterraneo dei  nuovi  traffici  per  l’Oriente presenta una sua sfuggente
ambiguità: è lo stesso mare attraversato dai malmessi trabiccoli destinati ad affondare nel canale di Sicilia. Un mare
che, anziché unire, erige nuove barriere tra le nostra e le altre sponde.












fulgida rappresentazione dell’Italia al mare, disegnata dall’ostinata determinazione delle sue lites modernizzanti,
non sia riuscita a eliminare del tutto il retaggio delle separazioni e delle paure che ci avevano allontanato dalle coste
del nostro paese, ma anche che la difficoltà di “tenere” politicamente il largo non sia mai stata superata.»
Paolo FRASCANI, Il mare, Il Mulino, Bologna 2008

«I popoli del Maghreb sono stati i protagonisti degli avvenimenti storici del 2011. Più che in qualsiasi altra regione
del  mondo arabo, i  paesi del  Maghreb hanno intrapreso un lungo processo  di cambiamenti  e di riforme. L’esito
positivo di  questi  processi  di  democratizzazione e di  modernizzazione ha un’importanza capitale per  l’Unione
europea.
Il  Maghreb è  una  regione con grandissime potenzialità di  sviluppo. Situato  tra  l’Africa  subsahariana e l’Unione
europea, da un lato, e ai confini del Mediterraneo orientale, dall’altro, ha il vantaggio di avere accessi sia sulle coste
dell’Atlantico che su quelle del Mediterraneo e la possibilità di ospitare rotte di trasporti terrestri. Esso beneficia
inoltre di  notevoli  risorse  umane  e naturali, nonché  di  legami  culturali  e linguistici  comuni. Nonostante ciò, il
Maghreb rimane una delle regioni meno integrate al mondo, con la conseguenza che le sue potenzialità di sviluppo
sono rimaste spesso inespresse. [...] 
Dei vantaggi di una maggiore integrazione nel Maghreb non beneficerebbero soltanto i cittadini dei cinque paesi
interessati, ma anche gli abitanti dei paesi vicini, compresi quelli dell’Unione europea. Per l’UE, lo sviluppo di una
zona di stabilità e prosperità fondata sulla responsabilità democratica e lo Stato di diritto nel Maghreb è un obiettivo
essenziale delle nostre relazioni bilaterali e per realizzare tale sviluppo un approccio regionale è imprescindibile.
Entrambe le sponde del Mediterraneo hanno tutto da guadagnare da una situazione di maggiore stabilità, di maggiore
integrazione dei  mercati, di  più stretti  contatti  interpersonali  e di  scambi  intellettuali, economici  e culturali  più
approfonditi.»
Sostenere il rafforzamento della cooperazione e dell’integrazione regionale nel Maghreb: Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e
Tunisia.  Comunicazione congiunta della Commissione Europea  e dell’Alto  Rappresentante dell’UE  per  gli affari esteri e la
politica di sicurezza - 17 dicembre 2012

4. AMBITO TECNICO - SCIENTIFICO
ARGOMENTO:  Lo sviluppo scientifico e tecnologico dell’elettronica e dell’informatica ha trasformato il
mondo della comunicazione, che oggi  è dominato  dalla connettività. Questi  rapidi e profondi  mutamenti
offrono vaste opportunità ma suscitano anche riflessioni critiche.
DOCUMENTI
«Con il telefonino   defunta una frase come “pronto, casa Heidegger, posso parlare con Martin?”. No, il messaggio
raggiunge – tranne spiacevoli incidenti – lui, proprio lui; e lui, d’altra parte, può essere da qualunque parte. Abituati
come siamo a trovare qualcuno, non riuscirci risulta particolarmente ansiogeno. La frase più minacciosa di tutte  “la
persona chiamata non   al momento disponibile”. Reciprocamente, l’isolamento ontologico inizia nel momento in
cui scopriamo che “non c’  campo” e incominciamo a cercarlo affannosamente. Ci sentiamo soli, ma fino a non molti
anni fa era sempre così, perché eravamo sempre senza campo, e non è solo questione di parlare.»
Maurizio FERRARIS, Dove sei? Ontologia del telefonino, Bompiani, Milano 2005

«La nostra   una società altamente “permeabile”, oltre che “liquida”, per usare la nota categoria introdotta da Bauman.
Permeabile perch  l’uso (e talvolta l’abuso) dei nuovi strumenti di comunicazione travalica i confini delle sfere di
vita, li penetra rendendoli più labili.
È sufficiente osservare alcuni modi di agire quotidiani per rendersi conto di quanto sia sempre più difficile separare
i momenti e gli ambiti della vita. L’uso del cellulare anche quando si   a tavola con ospiti o in famiglia. Conversare
ad alta voce al telefono quando si è in luoghi pubblici, sul treno o in metropolitana. Inviare messaggi o telefonare
(magari senza vivavoce), anche se si è alla guida. L’elenco potrebbe continuare e con episodi più o meno sgradevoli
che giungono alla maleducazione.
Così, la  sfera del  lavoro si  confonde  con quella  della  vita  familiare, perché  possiamo essere reperibili  da mail  e
messaggi anche nei weekend o durante le ferie. 
L’ambito lavorativo, a sua volta, si può confondere con quello delle relazioni personali grazie ai social network. Tutto
ciò indica come gli spazi della nostra vita siano permeati dalla dimensione della comunicazione e dall’utilizzo delle
nuove tecnologie.»
Daniele MARINI, Con smartphone e social è amore (ma dopo i 60 anni), “La Stampa” del 9/2/2015



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Sessione ordinaria 2015
Prima prova scritta







TIPOLOGIA C - TEMA DI ARGOMENTO STORICO
Il documento che segue costituisce un testamento spirituale scritto da un ufficiale dell’esercito regio che dopo l’otto
settembre del 1943 partecipò attivamente alla Resistenza e per questo venne condannato a morte. Nel documento si
insiste in  particolare sulla  continuità  tra gli  ideali  risorgimentali  e patriottici  e la scelta di  schierarsi  contro
l’occupazione nazi-fascista. Illustra le fasi salienti della Resistenza e, anche a partire dai contenuti del documento
proposto, il significato morale e civile di questo episodio.
“Le nuove generazioni dovranno provare per l’Italia il sentimento che i nostri grandi
del risorgimento avrebbero voluto rimanesse a noi ignoto nell’avvenire: «il
sentimento dell’amore doloroso, appassionato e geloso con cui si ama una patria
caduta e schiava, che oramai più non esiste fuorché nel culto segreto del cuore e in
un'invincibile speranza». A questo ci ha portato la situazione presente della guerra
disastrosa.
Si ridesta così il sogno avveratosi ed ora svanito: ci auguriamo di veder l’Italia
potente senza minaccia, ricca senza corruttela, primeggiante, come già prima, nelle
scienze e nelle arti, in ogni operosità civile, sicura e feconda di ogni bene nella sua
vita nazionale rinnovellata. Iddio voglia che questo sogno si avveri.”
(trascrizione diplomatica tratta da http://www.ultimelettere.it/?page_id=35&ricerca=528)
Dardano Fenulli. Nacque a Reggio Emilia il 3 agosto 1889. Durante la Grande Guerra, nel corso della quale meritò
due encomi solenni, combatté sulla Cima Bocche e sul Col Briccon. Allo scoppio della seconda guerra mondiale,
promosso colonnello, prese parte alle operazioni in Jugoslavia. Promosso generale di brigata nell’aprile 1943, fu
nominato vicecomandante della divisione corazzata “Ariete”. In questo ruolo prese parte ai combattimenti intorno a
Roma nei  giorni  immediatamente successivi  all’otto settembre 1943. Passato in  clandestinità, iniziò una intensa
attività per la creazione di una rete segreta di raccolta, informazioni e coordinamento dei militari sbandati ma ancora
fedeli alla monarchia. Nel febbraio del 1944 venne arrestato dalle SS e imprigionato nelle carceri di via Tasso a
Roma. Il 24 marzo 1944 fu fucilato alle Fosse Ardeatine. 
(adattato da http://www.ultimelettere.it/?page_id=35&ricerca=528)

TIPOLOGIA D - TEMA DI ORDINE GENERALE
“«Prendiamo in mano i  nostri  libri  e le nostre penne», dissi. «Sono le nostre armi  più potenti. Un  bambino, un
insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo.» […]
La pace in ogni casa, in ogni strada, in ogni villaggio, in ogni nazione – questo  il mio sogno. L’istruzione per ogni
bambino e bambina del mondo. Sedermi a scuola e leggere libri insieme a tutte le mie amiche   un mio diritto.”
Malala Yousafzai, Christina Lamb, Io sono Malala, Garzanti, Milano 2014
Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace 2014, è la ragazza pakistana che ha rischiato di perdere la vita per aver
rivendicato il diritto all’educazione anche per le bambine. 
Il candidato rifletta criticamente sulla citazione estrapolata dal libro di Malala Yousafzai ed esprima le sue opinioni
in merito, partendo dal presupposto che il diritto all’educazione   sancito da molti documenti internazionali, come la
Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata anche dall’Italia con Legge n. 176 del 27 maggio 1991.





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Durata massima della prova: 6 ore.
È consentito l’uso del dizionario italiano.
È consentito l’uso del dizionario bilingue (italiano-lingua del paese di provenienza) per i candidati di madrelingua non italiana.
Non è consentito lasciare l’Istituto prima che siano trascorse 3 ore dalla dettatura del tema.

sabato 13 giugno 2015

Lost in ?

Saluti,Don Quichote lost in LA MANCHA.....

ma qui proprio lost in 4 a lsa...
chi ha elementi utili per rintracciare il vol.1? l'ultima/o che ha esposto la parte, a chi lo ha passato?
mi si  avvisi, e chi avesse il volume lo porti una mattina alla Biblioteca scolastica.

lunedì 8 giugno 2015

Estate con la poesia: Le querce di Holderlin

Estate con la poesia: Le querce di Holderlin

969323_258782214264246_571678889_nC’è una qualità tra le tante nella poesia di Holderlin che è quella di riportarci alla sensibilità dell’uomo primitivo di fronte al creato. Non semplicemente il senso di uno stupore infantile, ma la certezza che in ciò che abbiamo davanti – nelle piante, nei fiumi, tra le rocce – ci sia un’enegia, una vitalità, una personalità quasi. I suoi versi ci restituiscono così la percezione della meraviglia di quello che vive e che nasconde una ricchezza misteriosa che dovremmo sperimentare con lo stesso sguardo di chi ha inventato le favole, che ha visto nani, giganti, orrori e miracoli  all’opera in un mondo vitale, fiero, dove ci si può immergere concretamente con tutti i nostri sensi. Liberarci dalle scorie della storia e tornare alle origini, anche se ci sembra un viaggio impossibile. Come ci racconta in questa lirica visionaria dedicata alle querce

Dai giardini vengo da voi, figlie delle montagne,
dai giardini, dove la natura vive paziente, casalinga
curata e curatrice assieme a uomini premurosi.
Ma voi, gloriose, vi stagliate come un popolo di titani
nel mondo addomesticato e appartenete solo a voi e al cielo
che vi ha nutrito e allevato e alla terra che vi ha generato.
Nessuna di voi è andata alla scuola degli uomini
e vi librate in alto l’una accanto all’altra, libere,
gioiose per afferarre lo spazio con braccia possenti,
verso le nubi, come l’aquila con la sua preda
e il sole vi incorona, grandi e chiare.
Un mondo è ciascuna di voi, come le stelle del cielo
vivete, come un dio, assieme per un libero patto.
Se pure sopportassi la schiavitù mai invidierei
questo bosco per inchinarmi a questa vita condivisa.
Non fosse il mio cuore avvinto a condividere con altri la mia vita
perché non può fare a meno dell’amore, a vivere verrei
solo tra di voi.

lunedì 25 maggio 2015

Siracusa,Teatro greco-Ifigenia in Aulide




Tutto ruota attorno ad una storia,tre dee che si contendono la palma della più bella, e la vincitrice che rapisce Elena, moglie del re di Sparta, per darla a Paride, figlio di Priamo,re d'Ilio.
Gli Achei sono pronti a scatenare la vendetta, ma la partenza delle navi è impedita dagli dei, che vogliono il sacrificio di Ifigenia la figlia di Agamennone, il re di Micene e condottiero greco.
Così,per riavere la donna sedotta da ridare a Menelao,  fra gli Atridi ci dovrebbe essere i l sacrificio di una vergine in famiglia! Ha dell'incredibile questa storia, se non fosse che bisogna guardare indietro, ad un misfatto di questa stirpe maledetta, quando lo stesso Agamennone, nella sua ubris, pensò di sfidare la dea Artemide al tiro con l'arco!
Ifigenia, sul punto di essere sacrificata, sembra dissolversi  nel nulla, viene salvata dall dea, che la prende per sè(anche se la madre, Clitennestra, si domanda se questo evento sia vero, se no n sia una falsa consolazione..perchè Euripide è fra i nuovi pensatori, che infondono dubbi negli ateniesi a proposito delle divinità!)...ma la storia continuerà ,in Tauride,  dove Ifigenia anni dopo rincontrerà i l fuggiasco Oreste, suo fratello, proveniente dalla tragedia che ha colpito la famiglia (altre storie...).
Ciò si vede in Siracusa, città di luce e di mare, la più grande città della Magna Grecia...che ancora conserva le orme in certo senso vive  di quel passato...

lunedì 18 maggio 2015

Settecentocinquantanni di Dante Alighieri

Domenicale del Sole 24 ore, 17 maggio 2015

Dante Alighieri si sarebbe molto meravigliato se gli avessero detto che nel 2015 gli italiani avrebbero festeggiato il suo settecento-cinquantesimo compleanno.
Non che avesse dubbi circa il proprio valore, o circa la durata della propria fama: non che non sapesse di essere un genio, e non che questa consapevolezza fosse temperata dalla modestia. Chi l’ha letto conosce bene le sue candide dichiarazioni di eccellenza, come quando nella Vita nova promette di dire un giorno di Beatrice «quello che mai non fue detto d’alcuna»; o come quando nel De vulgari eloquentia porta i suoi propri versi ad esempio di come dev’essere fatta una poesia in volgare; o come quando nel Convivio si assume il compito di illuminare «coloro che sono in tenebre e in oscuritade», e per farlo commenta per pagine e pagine tre sue canzoni, con la stessa serietà e con lo stesso rigore con cui si potevano commentare la Bibbia o Aristotele. E non pensava soltanto di possedere un talento fuori del comune, pensava anche che gli fosse stato riservato un destino fuori del comune, e cioè che la sua esistenza personale trascorresse all’ombra di eventi e alla presenza di enti la cui importanza andava molto al di là della sua semplice persona: nella canzone Amor che movi spiega che il suo amore è fatto della stessa materia di quell’Amore universale che governa l’universo, che è un raggio della luce divina; nella canzone Tre donne intorno al cor mi son venute spiega che il suo esilio è la prova di un generale imbarbarimento del mondo, il tramonto di tutte le virtù che un tempo erano in onore: Carità, Giustizia, Temperanza, Generosità; e la Commedia, naturalmente, è da cima a fondo il percorso di un iniziato, di un uomo toccato dalla grazia.
Era anche convinto che i suoi libri sarebbero stati letti per molto tempo dopo la sua morte. Al suo antenato Cacciaguida dice di non voler essere «al vero timido amico», cioè di voler dire tutta la verità, altrimenti – teme – finirà per perdere il rispetto di «coloro / che questo tempo chiameranno antico» (noi); e a Cacciaguida stesso fa dire che la sua (di lui, Dante) vita «s’infutura», entra nel futuro superando i limiti dell’esistenza umana. E probabilmente pensava anche (con ragione) che la Commedia sarebbe stata non solo letta ma studiata, interpretata, commentata. Nel decimo del Paradiso apostrofa così il lettore: «Or ti riman, lettor, sovra ’l tuo banco, / dietro pensando a ciò che si preliba, / s’esser vuoi lieto assai prima che stanco». Il banco. Dante (lo ha osservato Armando Petrucci) immaginava il suo lettore seduto a un banco come quelli su cui lui e i suoi contemporanei studiavano i testi sacri o i filosofi classici e cristiani: pensava alla Commedia come a un libro che doveva stare sullo stesso scaffale del De consolatione philosophiae, o dell’Eneide, non su quello del Lancelot.
Perché allora Dante si sarebbe meravigliato di queste celebrazioni? Perché Dante viveva in un mondo in cui a scuola e all’università non si studiavano i poeti, e certamente non i poeti volgari. È vero che Boccaccio legge ed espone la Commedia di Dante a mezzo secolo di distanza dalla sua morte; ed è vero che le letture pubbliche della Commedia prendono piede già nel Quattrocento, e poi diventano una specie di rito nel Cinquecento, coll’Accademia Fiorentina. Ma all’università si studiavano altri libri, di epoche più remote, e quel poco spazio che si dava alle sententiae modernorum toccava a eruditi come Pietro Lombardo o Tommaso d’Aquino, non ai trovatori o agli stilnovisti. Perciò, per quanto alta fosse l’opinione che Dante aveva di se stesso, certo non avrebbe immaginato che, settecentocinquant’anni dopo la sua nascita, «Dante Alighieri» e «Letteratura italiana» sarebbero stati quasi sinonimi, in molte università del mondo; che un discreto numero di esseri umani si sarebbero fatti chiamare dantisti, cioè specialisti di… lui, e che questa bizzarra specialità avrebbe permesso a molti di loro di campare più che dignitosamente, di farsi la casa, di cambiare la macchina a colpi di edizioni/commenti alla Commedia, alle Rime, alla Quaestio de aqua et terra; e che ogni anno sulla sua vita e sui suoi libri si sarebbero pubblicati articoli, libri, tesi di laurea e di dottorato a centinaia, a migliaia, e quattro o cinque riviste dedicate interamente a lui, e poi spettacoli teatrali, reading, videogiochi, Greenaway, Dan Brown, Gassman, Benigni, un indotto da far impallidire la Fiat…
E si sarebbe meravigliato anche per un’altra ragione, ancora più elementare. Perché Dante non pensava che il mondo sarebbe durato fino all’anno 2015. Da buon cristiano, sapeva che un bel giorno il mondo era stato creato e che un bel giorno sarebbe finito (un bel giorno, non un brutto giorno: perché sarebbe stato il preludio alla vita eterna). Da Agostino aveva imparato che il mondo aveva un po’ più di seimila anni, che erano già trascorse cinque delle sue sei età, ciascuna lunga più o meno ottocento anni, e che lui viveva nella sesta, l’età del Figlio, e non ce ne sarebbe stata un’altra. Per questo nel Convivio scrive che «noi siamo già nell’ultima etade del secolo, e attendemo veracemente la consumazione del celestiale movimento» (perché, come spiega Tommaso in un passo raggelante della Summa contra gentiles, anche i cieli si fermeranno, per far sì che cessi la vita sulla terra: «Ad hoc igitur quod in inferioribus cesset generatio et corruptio, oportet quod etiam motus coeli cesset»); e per questo, nell’Empireo, fa dire a Beatrice «Vedi nostra città quant’ella gira; /vedi li nostri scanni sì ripieni, / che poca gente più ci si disira», cioè ‘Guarda quanto è grande la nostra città celeste, vedi come quasi tutti i nostri scanni sono occupati, segno del fatto che pochi altri beati devono arrivare’ – gli eletti, destinati alla candida rosa, sono già quasi tutti seduti al loro posto, il mondo sta per finire.
È solo letteratura? No, in realtà, se per esempio un benedettino del secolo XII, Raul di Flavigny, s’indignava all’idea che qualcuno potesse non credere al fatto che l’Apocalissi era alle porte: «Oggi lo stato della Chiesa è tale che è possibile vedere gente che, quando si conversa con lei a proposito della persecuzione finale e della venuta dell’Anticristo, sembra credere appena alla sua venuta oppure, se crede, tenta di dimostrarvi, nelle sue fantasticherie, che ciò avverrà tra molti secoli». No, non era solo letteratura: ci credevano.
Invece, a tre quarti di millennio dall’anno 1265, il mondo è ancora in piedi, gli esseri umani se la passano infinitamente meglio di come se la passavano al tempo di Dante, e sappiamo che «fantasticherie» non sono i dubbi degli scettici intorno all’Apocalissi prossima ventura ma i timori di Agostino, Dante e Raul di Flavigny. E all’università, al posto di glossare le glosse di Pietro Lombardo, si legge la Commedia. Chi ha detto che il progresso non esiste?

Claudio Giunta

giovedì 14 maggio 2015