lunedì 4 febbraio 2013
La luna e i falò
Abbiamo terminato gli ultimi capitoli del romanzo di Pavese.Fabio e Valeria, se potete procedete anche voi con la lettura!
La luna e i falò
Abbiamo terminato il romanzo di Pavese.Fabio e Valeria, se ce la fate procedete anche voi con la lettura!
venerdì 1 febbraio 2013
domenica 27 gennaio 2013
Il giorno della memoria
Il Giorno della Memoria, non solo ebrei,
anche zingari, dissidenti, omosessuali
Coi loro abiti marchiati da stelle di colori diversi, si
ricordano oggi tutti coloro che furono perseguitati dai nazisti. Tanti
appuntamenti in città:
ecco la guida per seguirli
di LUCA SANCINIStamane alle 9, al cimitero della Certosa, una deposizione di corone onora il monumento agli ex militari e agli zingari, alle 9.45 al giardino Cossarini il ricordo per le vittime omosessuali, mentre alle 10.30, in piazza Nettuno, la cerimonia dedicata agli ex deportati vedrà presente un picchetto militare d’onore. Alle 11.15 l’appuntamento per autorità e cittadini è in Sinagoga, col presidente della Comunità ebraica bolognese, Guido Ottolenghi, per poi spostarsi alle 12 in via Pietralata e rendere omaggio alla “scuoletta”, ossia alle aule che furono approntate dopo le leggi razziali del 1938, per consentire ai bambini ebrei di proseguire negli studi.
I “triangoli rossi” a Bologna furono centinaia: antifascisti già perseguitati negli anni 30, e poi incappati in rastrellamenti, operai prelevati dalle fabbriche, partigiani catturati che, se scampavano la fucilazione, seguivano una terribile filiera: comando della Gestapo di via Santa Chiara, carceri di San Giovanni in Monte, Caserme Rosse, e poi i treni blindati verso Fossoli o la Germania. Di loro, organizzati
Le celebrazioni della Shoah sono sempre un’occasione per rafforzare il legame tra comunità ebraica e città. E due vicende storiche, delle quali negli ultimi anni sono stati disegnati contorni più precisi, raccontano di quanta memoria accomuni la storia di Bologna e il sacrificio del popolo ebraico: la tragica vicenda della famiglia Weisz, sterminata ad Auschwitz, che visse qui negli anni ‘30 mentre il capofamiglia Arpad allenava il Bologna, e il valore e coraggio del tenente ebreo sudafricano Samuel Schneider, morto insieme ad altri undici partigiani nella battaglia di Porta Lame del novembre 1944. A lui sono dedicati i giardini del parco del Cavaticcio.
(27 gennaio 2013)
sabato 26 gennaio 2013
Il dio Pan è morto
---------- Messaggio inoltrato
----------
Da: DARIO VARINI <ioannisromeo@gmail.com>
Date: 26 gennaio 2013 11:13
Oggetto: Il dio Pan è morto
A: 97tommasoparis@gmail.com
Cc: Lulu1967@libero.it, edoardotomasina@hotmail.it, marco.verzeni@gmail.com, desmandre@hotmail.it, edoardofrancioli@yahoo.it, viper1997@libero.it, nico.brivio@hotmail.it, Luca.perazzi@libero.it, daddere@gmail.com, vale_piolini@hotmail.it, ilariagatto97@libero.it, fabioange@live.it, roxanaalmada@hotmail.com, simona.mazzotti@yahoo.it, elisa.paracchini@hotmail.it, ceruttifues@alice.it, leonura97@gmail.com
ciao, l'articolo della settimana è Il dio Pan è morto:la civiltà è finita di Pietro Boitani da Il sole 24 ore 13/01/2013.Se non risucite ad aprirlo qui, potete vedere da
Da: DARIO VARINI <ioannisromeo@gmail.com>
Date: 26 gennaio 2013 11:13
Oggetto: Il dio Pan è morto
A: 97tommasoparis@gmail.com
Cc: Lulu1967@libero.it, edoardotomasina@hotmail.it, marco.verzeni@gmail.com, desmandre@hotmail.it, edoardofrancioli@yahoo.it, viper1997@libero.it, nico.brivio@hotmail.it, Luca.perazzi@libero.it, daddere@gmail.com, vale_piolini@hotmail.it, ilariagatto97@libero.it, fabioange@live.it, roxanaalmada@hotmail.com, simona.mazzotti@yahoo.it, elisa.paracchini@hotmail.it, ceruttifues@alice.it, leonura97@gmail.com
ciao, l'articolo della settimana è Il dio Pan è morto:la civiltà è finita di Pietro Boitani da Il sole 24 ore 13/01/2013.Se non risucite ad aprirlo qui, potete vedere da
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Il dio Pan è morto: la civiltà è finita di Pietro Boitani in “Il Sole 24 Ore” del 13 gennaio 2013. Che strano gennaio è questo dell'anno 1066 dalla fondazione della ...
Il dio Pan è morto: la civiltà è finita di Pietro Boitani in “Il Sole 24 Ore” del 13 gennaio 2013. Che strano gennaio è questo dell'anno 1066 dalla fondazione della ...
lunedì 10 dicembre 2012
Salvate la tomba del Gladiatore
Russell Crowe: 'Salvate la tomba del Gladiatore'
In difesa del mausoleo di Marco Nonio Macrino
L'attore di Holly wood scende in campo per salvare il monumento funerario del II secolo d. C., venuto alla luce nel 2008 alla periferia di Roma in via Vitorchiano, lungo la via Flaminia. Considerato tra i ritrovamenti più importanti degli ultimi trent'anni per la potenza architettonica dei suoi marmi, sarà reinterrato. Partita una petizione online, "Save the Gladiator's Tomb"
di SILVIA BIZIO e LAURA LARCANÈ la tomba del generale dell'imperatore Marco Aurelio che ha ispirato la star dell'arena di Ridley Scott, Massimo Decimo Meridio. Il magnifico monumento funerario del II secolo d. C., venuto alla luce nel 2008 alla periferia di Roma in via Vitorchiano, lungo la via Flaminia, considerato tra i ritrovamenti più importanti degli ultimi trent'anni per la potenza architettonica dei suoi marmi, sarà reinterrato.
Una scelta "dolorosa" e non certo presa a cuor leggero dalla Soprintendenza ai beni archeologici di Roma che, come dichiara la soprintendente Mariarosaria Barbera, "non è in
grado di spendere tre milioni di euro per un progetto di valorizzazione che preveda anche la protezione e la bonifica dei 13mila metri quadrati dell'area. E certo resta la sensazione che, fosse emerso nelle periferie di Berlino, Parigi o Washington, il mausoleo di Macrino avrebbe avuto altro destino".
Perché la "tomba del Gladiatore", con le sue colonne e trabeazioni intere, i frammenti colossali di timpani, la raffinata manifattura delle decorazioni, la gigantesca iscrizione dedicatoria, conservati negli strati millenari di fango del Tevere,
Un "sogno" che spinge Russell Crowe, interpellato da Repubblica, a lanciare un appello: "I membri dell'amministrazione comunale di Roma dovrebbero sempre incoraggiare i cittadini italiani ad essere fieri dei successi e della gloriosa storia del loro Paese". E per salvare il monumento è partita ieri una petizione online, "Save the Gladiator's Tomb", promossa dall'American Institut for Roman Culture che coinvolge una rete mondiale di studiosi e ricercatori. " Vogliamo testimoniare al ministero per i Beni culturali che c'è grande interesse per questa scoperta da parte della comunità scientifica di tutto il mondo - racconta l'archeologo americano e divulgatore scientifico Darius Aarya, che al mausoleo di Macrino ha dedicato documentari per History Channel - Non contestiamo l'operazione di reinterro perché ne comprendiamo le motivazioni, ma vorremmo che si prendessero in considerazione tutte le possibili soluzioni. Come ultima chance, puntiamo a raccogliere fondi per salvare il monumento".
D'altronde, da quando la notizia della scoperta del monumento funebre del condottiero romano ha fatto il giro del mondo, in America s'è accesa subito una grande passione nei confronti di Macrino legato al personaggio del film con Russell Crowe. E anche la stampa d'oltremanica si è occupata del destino che incombe sul monumento, con The Guardian che ieri ha denunciato la sorte "triste " dei beni culturali in Italia afflitti dalla scure dei tagli. Reinterrare è una "sconfitta" come la definiscono gli archeologi americani, se si considera che, conti alla mano, fino ad oggi la Soprintendenza di Roma ha speso, tra scavi, restauri, interventi d'emergenza, circa 700mila euro e ne serviranno almeno altri 250mila per ricoprire l'area.
Un'apertura a collaborare arriva già dalla proprietà del terreno, il Gruppo Bonifaci, che sull'area punta a realizzare tre palazzine: "Siamo disponibili a sostenere economicamente un'operazione di valorizzazione dell'area collaborando con la Soprintendenza ad un progetto di qualità condiviso, in cui il patrimonio archeologico possa convivere in modo intelligente con i nostri interventi residenziali ", dice Cristian Toffano.
La partita potrebbe così riaprirsi, come commenta la soprintendente Mariarosaria Barbera: "Prendo atto con soddisfazione e spero di poter valutare proposte concrete e di qualità al più presto. Prima di reinterrare, ogni ipotesi alternativa deve essere esplorata". Ma bisogna fare in fretta. Perché, come ribadisce Russell Crowe, "è dai dettagli delle esplorazioni archeologiche che vediamo e capiamo quello che ci lega alla nostra storia, quello che la storia ci può insegnare e cosa può essere il nostro futuro con quella conoscenza".
(10 dicembre 2012)
martedì 4 dicembre 2012
Gesù e la storia
Cultura-Domenica > Libri
Quando Gesù era bambino
In questo articolo
Argomenti: Libri | Benedetto XVI | Karl Barth | Jean Steinmann | Gerusalemme | Papa Paolo VI | Wittgenstein |Rizzoli | Quirinio
Pochi sanno che l'ultimo libro a essere messo all'Indice – prima della sua abolizione voluta da Paolo VI – fu una Vie de Jésus (1959) di un noto biblista francese, Jean Steinmann e la motivazione riguardava il capitolo dedicato ai cosiddetti «Vangeli dell'infanzia», interpretati sostanzialmente come parabole teologiche senza agganci storici verificabili. Si tratta di 180 versetti distribuiti in quattro capitoli, due posti in apertura al Vangelo di Matteo e due sulla soglia di quello di Luca. Pagine che hanno generato un ininterrotto filo d'oro artistico, letterario, musicale e che sono state assediate da una vera e propria selva bibliografica esegetica. Racconti che si muovono sul binario della narrazione, dotata di uno straordinario montaggio quasi filmico, e su quello della teologia, tant'è vero che sottese a esse incontriamo due nuclei capitali della professione di fede cristiana: da un lato, la discendenza storica davidica e, quindi, messianica di Gesù di Nazaret e, d'altro lato, la sua concezione verginale per opera dello Spirito Santo e, di conseguenza, la divinità filiale dello stesso Cristo.
A questi «Vangeli dell'infanzia» Joseph Ratzinger-Benedetto XVI ha dedicato la terza e ultima tavola del suo trittico su Gesù di Nazaret. Nella premessa egli ci propone una metafora descrittiva per definire questa sua analisi dell'infanzia di Gesù: siamo come nella «sala d'ingresso» di quella solenne architettura già perlustrata nei due volumi precedenti che mettevano in scena la vita pubblica di Cristo e la sua morte con l'approdo alla gloria della risurrezione. Benedetto XVI apre il suo libro con la tecnica quasi cinematografica dell'anticipazione: nella «sala d'ingresso» fa risuonare una domanda che echeggerà più oltre sotto le volte del pretorio romano di Gerusalemme, quando il governatore Pilato interpellerà l'imputato Gesù: «Di dove sei tu?» (Giovanni 19,9). Questa domanda dal sapore meramente anagrafico si riveste per il quarto Vangelo di un ammiccamento trascendente ulteriore. Ebbene, l'interrogativo ha la sua risposta proprio in questi 180 versetti che ora il Papa perlustra in un itinerario quasi narrativo nelle loro tappe principali: l'annunciazione e la nascita sia di Giovanni Battista, il Precursore, sia di Gesù, e la scena dei Magi con la successiva fuga in Egitto e ritorno in Galilea.
Noi ora vorremmo soltanto individuare alcuni fili interpretativi che Benedetto XVI dipana all'interno della sua lettura di quei testi. Il primo e fondamentale è quello che fa ruotare in interazione storia e fede, sulla base anche dell'asserto centrale del cristianesimo: il Logos eterno e infinito che è Cristo Dio diviene anche sarx, «carne», contingenza, temporalità, finitudine, mortalità, umanità. Eccoci, quindi, di fronte alla domanda di base: «Si tratta veramente di storia avvenuta, o è soltanto una meditazione teologica espressa in forma di storia?». Ogni quadro dell'infanzia di Gesù è sottoposto, perciò, dal Papa a un'essenziale verifica di storicità, anche perché molti esegeti hanno optato, non di rado, per una chiave «midrashica» per cui saremmo in presenza di una sorta di narrazione parabolica (l'ebraico midrash) attorno a temi, tesi, testi biblici e cristiani, ossia una specie di drammatizzazione narrativa di verità teologiche.
L'interpretazione di Benedetto XVI è diversa: si tratta di «avvenimenti storici il cui significato è stato teologicamente interpretato dalla comunità cristiana e dai Vangeli». E ancora: «Gesù non è nato e comparso in pubblico nell'imprecisato "una volta" del mito. Egli appartiene a un tempo esattamente databile e a un ambiente geografico esattamente indicato: l'universale e il concreto si toccano a vicenda». Non per nulla nei testi abbondano i rimandi alle coordinate geopolitiche, destinate a far esercitare l'acribia dell'esegesi storico-critica, da Betlemme a Nazaret, da Augusto a Erode, dal tempio di Gerusalemme col suo culto al censimento imperiale di Quirinio. E a sostegno di questa storicità egli propone la suggestiva classificazione dei racconti sotto il genere delle «tradizioni familiari», vero e proprio «fondamento giudaico-cristiano proveniente dalla tradizione della famiglia di Gesù».
Nell'antico Vicino Oriente questi memoriali storici clanico-familiari avevano un rilievo tale da essere considerati simili a patrimoni, custoditi con fedeltà nelle pagine vive della fertile memoria semitica. C'è, però, di più: in questi eventi storici strutturali si incrocia anche il trascendente e questo contatto fa scattare scintille a livello di interpretazione. In una pagina molto potente il Papa rimanda al grande teologo protestante Karl Barth il quale definiva nettamente i due punti in cui Dio interviene nel mondo materiale: la nascita di Gesù dalla Vergine e la sua risurrezione dal sepolcro. E commenta: «Questi due punti sono uno scandalo per lo spirito moderno. A Dio viene concesso di operare sulle idee e sui pensieri, nella sfera spirituale, ma non nella materia... Ma se Dio non ha anche potere sulla materia, allora egli non è Dio». Come è chiaro, divino e storico s'incontrano in un unico crocevia e, quindi, queste pagine esigono un'interpretazione congiunta tra teologia e storia.
C'è un secondo filo interpretativo adottato da Ratzinger ed è quello del nesso tra storia e profezia: è noto, infatti, che Matteo costruisce il suo edificio narrativo dell'infanzia di Gesù su una sequenza di citazioni bibliche. Si crea, così, un contrappunto tra profezia ed evento. Ratzinger usa una suggestiva formula: chiama gli annunci profetici «parole in attesa» di ricevere la loro decifrazione piena, il loro "protagonista". Quelle parole in sé germinali, sbocciano in Cristo, come nel celebre caso dell'oracolo di Isaia (7,14) sulla "giovane"/"vergine" che genera l'Emmanuele. Perciò, «nella storia di Gesù, le parole antiche diventano realtà... e la storia di Gesù proviene dalla Parola di Dio, sostenuta e tessuta da essa».
A questi «Vangeli dell'infanzia» Joseph Ratzinger-Benedetto XVI ha dedicato la terza e ultima tavola del suo trittico su Gesù di Nazaret. Nella premessa egli ci propone una metafora descrittiva per definire questa sua analisi dell'infanzia di Gesù: siamo come nella «sala d'ingresso» di quella solenne architettura già perlustrata nei due volumi precedenti che mettevano in scena la vita pubblica di Cristo e la sua morte con l'approdo alla gloria della risurrezione. Benedetto XVI apre il suo libro con la tecnica quasi cinematografica dell'anticipazione: nella «sala d'ingresso» fa risuonare una domanda che echeggerà più oltre sotto le volte del pretorio romano di Gerusalemme, quando il governatore Pilato interpellerà l'imputato Gesù: «Di dove sei tu?» (Giovanni 19,9). Questa domanda dal sapore meramente anagrafico si riveste per il quarto Vangelo di un ammiccamento trascendente ulteriore. Ebbene, l'interrogativo ha la sua risposta proprio in questi 180 versetti che ora il Papa perlustra in un itinerario quasi narrativo nelle loro tappe principali: l'annunciazione e la nascita sia di Giovanni Battista, il Precursore, sia di Gesù, e la scena dei Magi con la successiva fuga in Egitto e ritorno in Galilea.
Noi ora vorremmo soltanto individuare alcuni fili interpretativi che Benedetto XVI dipana all'interno della sua lettura di quei testi. Il primo e fondamentale è quello che fa ruotare in interazione storia e fede, sulla base anche dell'asserto centrale del cristianesimo: il Logos eterno e infinito che è Cristo Dio diviene anche sarx, «carne», contingenza, temporalità, finitudine, mortalità, umanità. Eccoci, quindi, di fronte alla domanda di base: «Si tratta veramente di storia avvenuta, o è soltanto una meditazione teologica espressa in forma di storia?». Ogni quadro dell'infanzia di Gesù è sottoposto, perciò, dal Papa a un'essenziale verifica di storicità, anche perché molti esegeti hanno optato, non di rado, per una chiave «midrashica» per cui saremmo in presenza di una sorta di narrazione parabolica (l'ebraico midrash) attorno a temi, tesi, testi biblici e cristiani, ossia una specie di drammatizzazione narrativa di verità teologiche.
L'interpretazione di Benedetto XVI è diversa: si tratta di «avvenimenti storici il cui significato è stato teologicamente interpretato dalla comunità cristiana e dai Vangeli». E ancora: «Gesù non è nato e comparso in pubblico nell'imprecisato "una volta" del mito. Egli appartiene a un tempo esattamente databile e a un ambiente geografico esattamente indicato: l'universale e il concreto si toccano a vicenda». Non per nulla nei testi abbondano i rimandi alle coordinate geopolitiche, destinate a far esercitare l'acribia dell'esegesi storico-critica, da Betlemme a Nazaret, da Augusto a Erode, dal tempio di Gerusalemme col suo culto al censimento imperiale di Quirinio. E a sostegno di questa storicità egli propone la suggestiva classificazione dei racconti sotto il genere delle «tradizioni familiari», vero e proprio «fondamento giudaico-cristiano proveniente dalla tradizione della famiglia di Gesù».
Nell'antico Vicino Oriente questi memoriali storici clanico-familiari avevano un rilievo tale da essere considerati simili a patrimoni, custoditi con fedeltà nelle pagine vive della fertile memoria semitica. C'è, però, di più: in questi eventi storici strutturali si incrocia anche il trascendente e questo contatto fa scattare scintille a livello di interpretazione. In una pagina molto potente il Papa rimanda al grande teologo protestante Karl Barth il quale definiva nettamente i due punti in cui Dio interviene nel mondo materiale: la nascita di Gesù dalla Vergine e la sua risurrezione dal sepolcro. E commenta: «Questi due punti sono uno scandalo per lo spirito moderno. A Dio viene concesso di operare sulle idee e sui pensieri, nella sfera spirituale, ma non nella materia... Ma se Dio non ha anche potere sulla materia, allora egli non è Dio». Come è chiaro, divino e storico s'incontrano in un unico crocevia e, quindi, queste pagine esigono un'interpretazione congiunta tra teologia e storia.
C'è un secondo filo interpretativo adottato da Ratzinger ed è quello del nesso tra storia e profezia: è noto, infatti, che Matteo costruisce il suo edificio narrativo dell'infanzia di Gesù su una sequenza di citazioni bibliche. Si crea, così, un contrappunto tra profezia ed evento. Ratzinger usa una suggestiva formula: chiama gli annunci profetici «parole in attesa» di ricevere la loro decifrazione piena, il loro "protagonista". Quelle parole in sé germinali, sbocciano in Cristo, come nel celebre caso dell'oracolo di Isaia (7,14) sulla "giovane"/"vergine" che genera l'Emmanuele. Perciò, «nella storia di Gesù, le parole antiche diventano realtà... e la storia di Gesù proviene dalla Parola di Dio, sostenuta e tessuta da essa».
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