lunedì 20 febbraio 2023

Un anno di guerra, congetture sulle possibilità di pace

Un anno fa con l’avanzata russa nel Donbass  esplodeva un conflitto,per altro già in atto perlomeno  dal 2014.

Nel’14, in Ucraina era  avvenuta la  svolta governativa antirussa,e da Mosca si procedeva all’annessione della Crimea, considerando ormai vanificata  la distensione fra  i  due Paesi com’era stata cercata  in quell’URSS degli anni’50 in cui Kruscev aveva destinato la penisola sul mar Nero al controllo di Kiev ,in tentativo di definitiva riconciliazione dopo i rapporti non certo positivi del periodo di Stalin.

La crisi ucraino-russa non era per altro risolta,poiché nell’area del Donbass la conflittualità permaneva,e gli accordi di Minsk proposero regole che non vennero rispettate dai due contendenti, non è chiarissimo in qual  misura da parte dell’una o dell’altra.

La crisi e le aggressioni reciproche nel territorio conteso si sono  trascinate per otto anni, fino al deflagrare del febbraio scorso, con l’avanzamento russo in territorio ucraino, e la riproposizione internazionale  di una situazione simile alla guerra di Corea degli anni’50, con coinvolgimento degli U.S. e dell’UE,    allarme diretto dei Paesi confinanti, baltici, Polonia, Moldavia e  forte preoccupazione da parte  degli scandinavi.

Dopo un anno di conflitto,il giudizio e le prospettive sull’esito rimangono incerte. Non mi propongo per l’ analisi di come proceda la guerra, dei suoi orrori, chi ne abbia interesse, chi abbia fatto troppo per inasprirla  o troppo poco  per fermarla ecc. quale possa essere l’esito, ma per altre considerazioni che hanno di mira ipotesi di risoluzioni più ampie.

Se i rapporti fra l’Impero russo e gli Stati occidentali non sono sempre stati pacifici, come dimostrò  la guerra di Crimea della metà del sec.XIX, che resta l’esempio diretto più prossimo all’attuale, è con la rivoluzione bolscevica che venne  a originarsi una divisione sistemica mai colmata e deleteria per le sorti del Continente.

Fin che si trattava d’Imperi e di dinastie regnanti, Romanov, Asburgo, Hoenzollern ecc.poteva esserci guerra, ma all’interno di un simile sistema di dominio era più facile trovare soluzioni.

Bolscevismo russo  e antibolscevismo internazionale  hanno operato di rimando per sostenere una nuova più profonda conflittualità  dal 1917 al 1941, quando poi oggettivamente il bellicismo nazista portò come conseguenza  un’alleanza fra URSS e Occidente, ribadita da operazioni di pacificazione nel dopoguerra , quali il trattato di Yalta, poi negli anni’70 con  l’Ostpolitk di Brandt, Scheel, Kosigin e Gromiko e ancora   vent’anni dopo il periodo  di Gorbaciov e della dissoluzione dell’URSS , e ancora fasi di distensione, già con Putin, agli  inizi del nuovo secolo.

L’opzione bolscevica, derivata da Karl Marx e dall’ipotesi socialista o comunista di realizzazione di condizione di maggiore o totale uguaglianza sociale ecc., intesa come missione di salvazione, procedeva anche, in un certo senso, sia pur sulle  linee  del materialismo storico , dall’eredità dell’impero cristiano bizantino di difesa dell’ortodossia  e della sua oikoumene .

Il culto della  terra russa, il concetto di panslavismo derivavano  tra il secolo X e XI  dalle origini della Rus’di Kiev e successivamente dall’affermazione dello Stato moscovita .

A seguire,l’espansionismo russo era inteso internamente come imperialismo difensivo, nozione già in uso presso l’antica Roma, l’avanzamento della frontiera con l’acquisizione di territori di confine in funzione difensiva e di protezione dello spazio russo. Il  sentimento nazionale russo ha acquisito forme messianiche e universalistiche, che sono state fatte proprie, in una versione rinnovata, anche dal marxismo sovietico.

La presa di potere dei bolscevichi in Russia pareva confermare  le prospettive di sovversione globale diffuse dalle Internazionali marxiste. Nei primi anni del potere leniniano l’obiettivo che il nuovo gruppo dirigente di  Mosca intendeva perseguire era la rivoluzione permanente e diffusa, come un momento decisivo di palingenesi della realtà russa e mondiale. Con Stalin questo progetto oltre che tornare  a ritrarsi sulla difensiva, come anche il patto con Hitler stava a significare, mostrò i terribili limiti di un governo totalitario repressivo di ogni pluralismo anche spirituale, culturale, religioso e ideologico, oltre che economico.

Quanto ciò fosse nel destino della coniugazione dell’ideologia marxista con i tratti sistematici russi, e quanto abbia influito l’ostilità e la bellicosità nei loro  confronti da parte occidentale,  non può avere una misura  certa.

L’aggressione nazifascista all’Europa ebbe come conseguenza lo  scardinamento dell’unità occidentale di avversione all’URSS e portò ad una nuova dimostrazione di potenza della nazione russa. Con il secondo dopoguerra per l’URSS e  con il Trattato di Yalta  si rese possibile la creazione di una fascia di sicurezza alle frontiere occidentali , che passava per la sottomissione dei Paesi dell’est Europa fino a Berlino , sentita   come “un’eredità degli zar russi, che avevano avvertito il libero accesso al Mar Nero al sud e al Mar Baltico al nord indispensabile affinché la Russia potesse affermarsi come la maggiore potenza europea e potesse difendere le sue vulnerabili frontiere” ( Gabriel Gorodetsky).

Fu per altro un  processo totalitario per cui  stati europei, subirono  l'occupazione militare, parziale o totale, delle armate sovietiche . I popoli dei Peasi baltici, di Polonia,Germania est, Cecoslovacchiai, Ungheria, Romania e Bulgaria , come pure nei regimi nazionali in Albania e Jugoslavia  , si videro privare di possibilità di scelte, delle libere associazioni, dei partiti politici, delle Chiese, dei mass-media  indipendenti, una volta imposto il controllo da parte dei comunisti. I Regimi comunisti imposero il  controllo totale della vita degli individui, e la coercizione fu il mezzo praticato, tramite l'organizzazione di potenti apparati di polizia per praticare il terrore, il monopolio delle informazioni e l'a pianificazione dell'economia. La dominazione dello Stato prevedeva il bando degli altri partiti politici, delle società private, delle scuole private e delle associazioni giovanili.

Quando sul finire degli anni’80  questo sistema collassò, Gorbaciov ebbe a tentare un compromesso con la NATO che prevedeva una sottintesa cooperazione per mantenere almeno la  neutralità dei Paesi dell’est, che non ebbe però a durare.

Nell’ottica precedentemente descritta si può ritenere con quale preoccupazione da parte russa, una volta oltrepassate le difficoltà della transizione in un rinnovato sistema autoritario, si valutassero la dissoluzione dell’URSS, l’indipendenza dei Paesi dai baltici alla Romania, l’avanzamento della NATO. Finché nel momento in cui anche l’Ucraina si venne a prospettare  come nuova perdita di frontiera, c’è stata la risposta di Putin e quanto successo a seguito.

D’altra parte,in Europa occidentale e negli  USA, nell’ambito dei Paesi orientati  al liberismo economico capitalista, fin dall’ostilità al colpo di stato bolscevico e alla politica sovietica si svilupparono  risposte orientate a ostacolare e far cadere il nuovo regime,ad impedire l’espandersi delle idee e delle pratiche del marxismo-leninismo dove avessero incidenza, verso gli anni’20 in Austria,Ungheria, Germania, Italia, in seguito, dopo il ’36,  in Spagna.

L’anticomunismo divenne principio costante nella politica degli Usa   anche  nel secondo dopoguerra , caratterizzata da una diffusa paura dell'influenza di gruppi comunisti e anarchici  sulla società statunitense e delle loro  possibili infiltrazione spionistiche o politiche. Queste paure originarono investigazioni aggressive e la creazione della CIA (Truman,1946), preposta soprattutto in funzione di spionaggio e controspionaggio  antirusso. Medesimi principi, alternati come detto a politiche di distensione, furono presenti anche in Europa.

La guerra di Corea, quella del Vietnam la rivoluzione di Castro a Cuba,movimenti marxisti-leninisti in  Centro e Sud America,Africa, Asia, e quelli fra anni fra la fine dei ’60 e gli’80 in Francia, Italia, Germania, il ’74-’75 portoghese, la guerra d’Afghanistan, la dissoluzione della Jugoslavia , sono state le tappe del conflitto “freddo”fra i sistemi del  liberismo capitalista e quello sovietico e in generale comunista, fino alla dissoluzione dell’URSS.

Gli strascichi lasciati da quello che si può storicamente ritenere come il secondo crollo della Russia verso la fine degli anni’80,  dopo quello  dell’Impero degli zar, soprattutto con l’avanzamento della NATO, hanno condotto al conflitto attuale.

Ci possono essere stati fraintendimenti internazionali, fattori come la crisi economica, le stime degli effetti della pandemia, che hanno  forzato gli eventi. In occidente il partito della fermezza più rigida  nei confronti della Russia ritiene che “Putin ha avuto l’impressione, sia da Barack Obama sia da Donald Trump che gli Stati Uniti non si curassero più di tanto dell’Ucraina; così come ha avuto anche l’impressione da parte di Angela Merkel che le relazioni economiche della Germania con la Russia fossero molto più importanti dell’Ucraina”. (Anne Elizabeth Applebaum )

Se il presente parla di difficile risoluzione, tuttavia l’esito, benché non appaia prossimo, potrebbe porsi come fattore di una nuova svolta storica.

Credo che le migliori intelligenze, oltre che cercare strade per la risoluzione del conflitto in corso, abbiano necessità di perorare un progetto che attraversi la storia, cercando di oltrepassare soprattutto quella di un secolo che ha visto scavarsi un solco nei rapporti fra occidente e oriente d’Europa, come sopra descritto.

La Russia è stata nei secoli variamente alleata d’inglesi e germanici, prussiani e austriaci, contro Napoleone, di inglesi e americani contro il nazismo, la storia  può cercare di rintracciare le possibilità  presenti in questi frangenti d'intesa , positivi anche se limitati nel loro manifestarsi  dalla contingenza delle ostilità .

La distensione dei rapporti, mai veramente pregiudicata fra Russia e Paesi dell’Europa occidentale, dovrà certamente passare attraverso i confronti con i  paesi dell’area slava, dai baltici e Polonia all’Ucraina, i Paesi di confine, i più scettici, per non dire avversi, sulle possibilità d’intesa con la Russia, e se nel presente una nuova distensione  sembra un miraggio, un’allucinazione ottimistica, non deve venir meno la considerazione per  un futuro magari lontano, ma non improponibile,se ci saranno uomini rappresentativi e movimenti popolari in grado di spingere internazionalmente per una pacificazione .

Al momento si parte dalla realtà di manifestazioni come la  marcia straordinaria tra Perugia e Assisi che si svolgerà la notte tra il 23 e il 24 febbraio per chiedere il cessate e il fuoco e l’avvio di una seria trattativa per arrivare alla pace tra Russia e Ucraina, così molte le manifestazioni in Italia e nel Mondo. Solo in  Europa le iniziative sono numerose: molti gli  appuntamenti in Germania (tra cui Berlino, Francoforte, Amburgo) e Spagna (tra cui Barcellona, Madrid, Siviglia) e Portogallo. Più di 15 gli eventi confermati anche in Francia (compresa Parigi) e mobilitazioni programmate anche a Londra, Bruxelles e Vienna. Manifestazioni anche negli USA, come a metà gennaio a  a New York, nella centrale  Times Square e poi presso il People’s Forum.

L’importanza di questi movimenti non si traduce in una rappresentanza politica adeguata per numero e decisioni  interna ai Parlamenti nazionali ed Europeo,e questa è una dimostrazione del limite delle stesse democrazie, nel cui principio si esprimono i Governi occidentali contro le autocrazie dell’Oriente.

Ovvio che perché questo fermento per la pace portasse a sviluppi più consistenti, dovrebbe originarsi anche in Russia, diffondersi in Oriente,dove la repressione di queste istanze pacifiste  è pressochè totale. Questa enorme contraddizione è radicata nella differenza che diventa ostilità fra sistemi politici, culture  e religioni ecc.

E tuttavia esistono anche esempi positivi,possiamo riferirci a quello del Vietnam , dove dalla fine degli anni’80 , il governo, per quanto definito comunista,  ha avviato una serie di riforme economiche e politiche chiamate Đổi mới, che hanno aperto il Vietnam al libero mercato e all'integrazione nell'economia mondiale con la  Trans Pacific Partership, accordo commerciale multilaterale di libero mercato  che coinvolge una vasta area economica e geopolitica affacciata sul Pacifico, di cui fanno parte dodici Paesi, tra cui anche Giappone,Australia, Canada e Messico.

La differenze di identità, diproporzioni, di peso specifico internazionale ecc. rispetto alla Russia  sono ovviamente notevoli.Può interessare però che in Vietnam esiste da tempo una sorta di pluralismo, almeno religioso ed etico, basato sulla fusione  dei cosiddetti "tre insegnamenti" (Tam Giao):il Confucianesimo, il Buddhismo e il Taoismo.. La maggioranza dei vietnamiti si identifica generalmente come buddista, ma nell'ambito familiare e civico segue il Confucianesimo, la cui etica e pratica sono improntate alla volitività e determinazione che ne  hanno favorito lo sviluppo economico; mentre per ciò che riguarda l'interpretazione della natura e del cosmo segue il Taoismo. E con altri culti nazionali, anche il cattolicesimo è presente per un 10% che  in valore assoluto rappresenta la maggiore comunità asiatica, dopo le Filippine.

Come dire una funzione positiva della religione, a differenza di quanto avviene per i  fondamentalismi dell' Ortodossia e dell'Islam. 

L'altro esempio per prospettare una possibile convivenza interetnica nel Donbass, potrebbe essere quello,per quanto ancora embrionale e  difficoltoso, della regione serbo-kosovara. Similmente al Forum di dialogo nell'area a nord-est di Pristina, gli accordi di Minsk avevano prospettato per  il territorio del Donbass un governo ucraino, ma con rispetto dell'autonomia per l'etnia russa. Evidentemente non c'è stato funzionamento,nel frattempo il controllo di un'importante parte del territorio è passato alle neoproclamate  repubbliche di Donetsk e Lugansk filorusse.

Ma, conclusione scontata, in ogni caso  la strada della tolleranza reciproca  sarebbe l'unica praticabile oltre quella del conflitto continuato.


 

 

 

 

 

domenica 29 gennaio 2023

Invasione e business sanitari

 

Tech 24 weekend  29 gennaio

“Chip, 5G e sensori entrano nel business della salute digitale.

Sensori da inserire nel water….”

C’era un detto popolare per definire una persona insistente” mi viene dietro anche al cesso”!

Ora, al Consumer Electronic Show, avviene che Withings presenti U-scan, un dispositivo da infilare nel water, per analizzare i metaboliti contenuti nell’urina ecc.(dispositivi, applicazioni per smartwatch,minilaboratori portatili per controlli e analisi continue)

C’è chi parla di dittatura sanitaria. Fra gli altri tipi di dittature imperanti nelle democrazie, c’è anche questa?

E'questa la nuova prospettiva di quell'eugenetica che ottant'anni fa ha sperimentato la soppressione di un'intera razza considerata abbietta  e vaneggiato di possibilità di selezione  di una specie superiore?? 

Prospettiva al ribasso:una specie in cui il non malato sarebbe una mosca bianca!

Perché  andando per questa strada, con l'assillo del controllo sanitario, delle analisi quotidiane ecc. avremo anziani e giovani,gente matura e bambini che dovranno essere sempre più sottoposti a cure  ,per l’inevitabili scoperte di patologie ,magari anche solo supposte, e per lo stesso motivo, sempre meno gente che si sentirebbe sana, persone che vivono con il terrore di riscontrare un'analisi  allarmante.. E immaginiamoci l’atmosfera esistenziale, mentale: già provata per due anni con la pandemia!

Con una contraddizione: i limiti crescenti dei sistemi sanitari statali. Allora, a curarsi solo agli abbienti che possono  privatamente,e gli altri a vivere nell’angoscia,o a indebitarsi per cure che poi,in qualche caso daranno certo beneficio, in altri, mah!

Se questo è un uomo..... Klecha&Co: il Vecchio Continente rappresenta il secondo mercato mondiale dopo gli Stati Uniti.Nel  mercato europeo della salute digitale  attesa una crescita vertiginosa: si passerà da 175 miliardi di dollari del 2021 a 1,5 trilioni entro il 2030..A qualcuno tutto ciò giova! e non solo a chi si credeva sano come un pesce e invece scopre che potrebbe ..in futuro..essere a rischio di...ecc. ecc.

Infordata Digital Health Solutions


venerdì 7 ottobre 2022

INFORMAZIONE DEL TERRORISMO, TERRORISMO DELL'INFORMAZIONE


"La paura è la molla del terrorismo"

Raoul Vaneigem

6 ottobre, il bollettino del terrorismo quotidiano oggi recita così, allarme dengue, allarme ragno violino!

Mai come in questi anni l’esercizio dell’informazione batte questo tasto dolente.E'un'informazione terrorizzata, che a sua volta terrorizza.

Non basta l’incubo della bomba  nucleare, dopo che nel febbraio ’20 iniziò la pandemia, e nello stesso mese di quest’anno l’ invasione russa dell’Ucraina.

Per non dire poi degli apocalittici climatici, mentre per altro  un’oscura notizia informa che è dagli inizi dell’Ottocento che si può rilevare l’inizio del cambiamento climatico,sulla scorta dell’osservazione delle date di  migrazione degli uccelli.

A quanto pare, allora l’umanità non aveva fatto ancora dispiego della piena attività macchinistico-industriale, quella dura dell’inquinamento certamente “progredito”fino ad oggi. Allora, come non dubitare che sì, molte attività umane non avran certo portato benessere ambientale, ma forse certe tendenze climatiche non dipendono poi così tanto da noi, che forse è un’ennesima presunzione di molti individui  della nostra  specie,  in negativo o positivo che sia, di decidere un andamento che invece è proprio  soprattutto per  la forza e fenomeni della natura, per leggi che ben sfuggono alla presunzione scientifica , come da Lucrezio a Leopardi ci è stato indicato.

In quanto alle presenti minacce  dell’aggressività in Europa, si tratta di manifestazione che pareva a tali livelli un pò più controllata dal ’45 ad oggi,pur non mancando di episodi come la guerra jugoslava degli anni’90, per citare  il più evidente, per non parlare delle varie forme di guerra, guerriglia e terrorismo che hanno pervaso il Pianeta  dal Medioriente all’America latina.

E’che nel corso dei secoli l’animalità della specie è stata solo moderata dalla riflessione religiosa del  buddhismo , del cristianesimo più pacifico  , del sufismo, dell’induismo gandiano,così come dall’illuminismo o dal socialismo umanista, così come da indoli pacifiche al di là di ogni ideologia..

C’è che l’aggressività animale  si esprime apertamente o in forma larvata in tutti gli uomini( tranne i pochi che con sacrificio di vita personale  e passioni son riusciti a moderare, per la passione ad essere migliori, più in armonia con il tentativo di salvezza), nei rapporti dai famigliari ai  sociali, fino ai politici e ai militari mai soppressi, esplode periodicamente facendo massa  nelle guerre e nelle varie forme di terrore e  violenza che imperversano.

Come detto,non è che negli ultimi  ottant’anni  non vi siano stati tali fenomeni .Però mai nella storia, come  dalla metà degli anni’40 ’ in avanti , in un’Europa prostrata da due grandi guerre, negli USA dove invece  si continuavano i conflitti nell’area asiatica del Pacifico, nel Mondo occidentale, insomma,  si son  manifestate  coscienza e attività pacifista, antimilitarista , contro la violenza fra generi razze ecc.

Stupisce che proprio in questi tempi, le piazze  le strade non siano inondate da flussi di manifestazioni  per la pace, la cui momentanea inutilità pratica riguardo alla bellicosità fra russi e ucraini sostenuti da USA ed Europa ,dovrebbe però essere un segno di ciò che la gente, i giovani, nella loro maggioranza veramente vogliono esprimere.

Un mondo in cui ancora le caste militari, e i politici delegati dalle popolazioni, interessi e speculazioni economiche, decidono unilateralmente di mandare giovani a uccidere e  farsi uccidere, a mettere la popolazione civile nel rischio e nel terrore, impiegando  denaro pubblico per armamenti  ecc. può esser contratta con la risonanza, chiara ,esplicita, maggioritaria , della gente che dice basta, andate voi a farvi la guerra se volete ammazzarvi o mutilarvi ,usate i vostri capitali personali e privati, non statali ,se volete armarvi e distruggervi, e per far questo isolatevi in qualche steppa  o deserto  , non vi sia più permesso devastare boschi praterie e città che appartengono alla specie e prima ancora al Cosmo.!

 

Incubo atomico, chi è più forte nella guerra nucleare

venerdì 2 settembre 2022

Stato, rivoluzione, conflitto

 

«Quest'opera produrrà certamente, col tempo, una rivoluzione negli animi ed io spero che i tiranni, gli oppressori, i fanatici e gli intolleranti non abbiano a trarne vantaggio. Avremo reso un servigio all'umanità.»

Lettera di Diderot a Sophie Volland del 26 settembre 1762

Fra i primi teorici nella storia  di un programma di radicale intervento sociale, Denis Diderot, riferendosi all’ Encyclopédie, dimostrava di essere consapevole delle speranze, ma anche dei rischi che un  rivoluzionamento avrebbe potuto produrre.

Come tutti sanno, la società umana è stata improntata per millenni dal dominio di una classe aristocratica (dai signori della guerra, ai feudatari e ai  nobili grandi proprietari fondiari)  sul resto della popolazione,più o meno stratificata e asservita.

E’ con l’età tardo medievale e moderna che progressivamente avvengono importanti movimenti socio-economici, destinati a cambiare l’ordine esistente. Pensiamo all’esempio dei Comuni italiani e delle Fiandre, dove corporazioni  di artigiani assumono una nuova dignità, dove l’importanza del denaro promuove il ceto dei banchieri e finanzieri; o nel ‘500 all’impatto del messaggio religioso luterano-calvinista sulle società nordiche, per cui  la stessa aristocrazia s’avvia ad una posizione meno parassitaria, come segnato dalla rivoluzione inglese della metà del XVII secolo.

La sfida delle rivoluzioni contro i prevalenti sistemi mondiali è un motore della Storia, motore di distruzione , provocazione,  avanzamento, a seconda delle fasi.

Per le condizioni di reiterato sfruttamento e ingiustizia da parte della corte monarchica e per l’insegnamento delle idee illuministe, in Francia ,alla fine’700, matura la rivolta contro il predominio aristocratico,fondato sulla rendita, sullo sfruttamento della proprietà fondiaria attraverso la  servitù contadina e le tassazioni esorbitanti nei riguardi di commercianti, artigiani, borghesia media e piccola.

La Francia della Convenzione ecc. , dove per il contrasto fra rivoluzione e reazione  si manifestano  aspetti di estremismo e  terrore, diventa nemica dell’Europa.La società francese, rivoluzionata per una decina d’anni dagli eventi violenti, da guerre interna contro la reazione  ed esterna da parte delle monarchie europee,  trova una nuova dimensione intermedia con la dittatura di Bonaparte, che per una quindicina d’anni domina il Continente, fino a che la coalizione monarchico-aristocratica delle altre Nazioni europee lo sconfigge e restaura la Monarchia borbonica.

Questo andamento degli eventi  si è in certa forma ripetuto nella prima metà del XX secolo  per la Germania nazista  ,nei rapporti con l’Europa e il Mondo. Prime fasi interne violente nel procedere degli anni’30, con egemonia del nuovo gruppo di potere, poi una fase di dominio sull’Europa, e infine la sconfitta nella seconda grande guerra mondiale da parte della coalizione liberal-democratica e social-comunista.

Differente è stato  l’andamento degli eventi in relazione alla rivoluzione russa dei primi Novecento.

Se la rivoluzione francese , le idee illuministe e Bonaparte  avevano più che altro promosso l’avanzamento della borghesia, verso la metà del XIX secolo, con le dottrine di Marx e dei socialisti, era la classe dei lavoratori proletari ad essere indicata come necessariamente attrice di una rivoluzione sociale radicale e definitiva.

In Russia, nel corso della prima guerra mondiale, la rivoluzione bolscevica,ispirata dalle idee di Marx, si manifesta  contro l’aristocrazia interna, e, per via dei principi propugnati,  contro la borghesia capitalista mondiale che paventa il diffondersi del socialismo o comunismo, come accennatosi nel dopoguerra anche   in Germania, Austria e Ungheria,Italia.

Il bolscevismo, dapprima sotto la guida di Lenin, avvia un rivolgimento politico e  sociale destinato a mutare il corso della Storia, paragonabile per importanza  a quello dei rivoluzionari francesi, alle idee illuministe si sostituiscono quelle marxiste.

Come in Francia, in condizioni di dissesto economico e finanziario e carenza della dirigenza monarchica, un gruppo egemone  di politici rivoluzionari attua un colpo di stato che non solo solleva la  società nazionale, ma con il nuovo ordine si erge a minaccia di quello preesistente in altre Nazioni.

 Gli eventi iniziali si svolgono nel clima dell’economia di guerra; dai confronti bellici  con i vicini Imperi   la Russia è tratta con fatica, ma una volta terminato il primo grande conflitto mondiale  l’Armata rossa si trova ben presto a  sostenere la reazione delle Armate bianche sostenute  dai Paesi occidentali.

Il Governo sovietico origina riforme sociali d’importanza eccezionale, in relazione soprattutto alla proprietà privata. Lo Stato detiene immediatamente  quella relativa all’industrializzazione, mentre per più di dieci anni si mantiene  una relativa incertezza di organizzazione  rispetto a quella agricola.

Negli anni’20, già declinante il potere e la vita di Lenin, fra i leader rivoluzionari, Bucharin,  inizialmente appoggiato da Stalin contro Trotskij, ritiene utile mantenere la possibilità di una certa iniziativa e proprietà personale contadina

«Vi è una situazione per cui il contadino ha paura di farsi un tetto di lamiera perché teme di essere dichiarato kulak, se acquista una macchina cerca di fare in modo che i comunisti non se ne accorgano. Le tecnica avanzata è divenuta clandestina [...] oggi questi metodi ostacolano lo sviluppo economico. Oggi dobbiamo eliminare una serie di restrizioni per il contadino agiato da un lato e per i braccianti che vendono la propria forza lavoro dall'altro. La lotta contro i kulaki deve essere condotta con altri metodi, per altra via [...] A tutti i contadini complessivamente, a tutti gli strati di contadini bisogna dire: arricchitevi, accumulate, sviluppate le vostre aziende. Soltanto degli idioti possono dire che da noi deve sempre esserci povertà [...] Cosa otteniamo per effetto dell'accumulazione nell'economia contadina? Accumulazione nell'agricoltura significa domanda crescente di prodotti della nostra industria»

Con il "decreto sulla terra" del novembre 1917 le terre erano state tolte ai grandi proprietari , mentre era stata mantenuta una piccola proprietà,quella dei kulaki. Tuttavia il comunismo di guerra  deciso dai bolscevichi   comportava, tra le altre misure, il divieto di commercio privato e la requisizione forzata di tutto il grano eccedente le necessità di sopravvivenza e di semina dei contadini. Nel marzo del 1921 il comunismo di guerra fu accantonato per essere sostituito dalla Nuova politica economica,(NEP), che reintroduceva possibilità di profitto individuale e di libertà economica. Le requisizioni forzate di grano cessarono, per essere sostituite da un'imposta in natura; inoltre il contadino aveva la possibilità di vendere le proprie eccedenze. Questi provvedimenti favorirono la ripresa del ceto dei kulaki. Era un tempo in cui i fermenti rivoluzionari bolscevichi mantenevano una dinamicità sperimentale non del tutto ostile a certa liberalità .

Di altro avviso era Trotskij, sostenitore di scelte più radicali, per cui il mantenimento di una sia pur piccola proprietà, andava contro i principi comunisti della parità di ricchezza e  rappresentava una minaccia allo sviluppo della  rivoluzione. Per  cui era necessaria la soppressione  socio-economico delle classi aristocratica e contadino-proprietaria,i kulaki, anche per devolvere i proventi sottratti a favore del potenziamento dell’industria di Stato, settore in cui la Russia portava molto ritardo rispetto all’Occidente .

Stalin inizialmente parteggiò per Bucharin,in funzione antitrotskijsta.

Però, nel 1927 , avendo già i controllo del governo sovietico, in occasione di una crisi agricola, il leader georgiano  ripristinò le misure sulla requisizione di cereali tipiche del comunismo di guerra.

Abbandonate totalmente le tesi di Bucharin, e anzi entrato in contrasto con lui, Stalin introdusse una pianificazione integrale dell'economia. Questo portò alla collettivizzazione forzata delle terre, utilizzata come metodo per trasferire ricchezza dall'agricoltura all'industria: le terre vennero unificate in cooperative agricole, i Kolkhoz o in aziende di stato ,i Sovckoz, che avevano l'obbligo di consegnare i prodotti al prezzo fissato dallo stato.

Molti kulaki si opposero fermamente alla collettivizzazione, nascondendo le derrate alimentari, macellando il bestiame ed anche imbracciando le armi. Stalin reagì ordinando l'arresto degli oppositori, che venivano condannati, a seconda della gravità dei loro atti, dai 5 ai 10 anni di internamento nei gulag .Secondo gli archivi ufficiali i kulaki internati totali nei gulag furono circa 2,5 milioni di persone, dei quali perirono in 600.000, la maggior parte tra il 1930 e il 1933.

«Per eliminare i kulaki come classe non è sufficiente la politica di limitazione e di eliminazione di singoli gruppi di kulaki [...] è necessario spezzare con una lotta aperta la resistenza di questa classe e privarla delle fonti economiche della sua esistenza e del suo sviluppo.»

(Iosif Stalin)

Nonostante le varie sfumature e la lotta personale per il potere, la nomenklatura  bolscevica disegnava  un sistema socio-economico che realizzava questa  forma di comunismo. Al di là di accenni momentanei, come nella Commune di Parigi, nella Storia era la prima situazione in cui si provava a praticare la teoria marxista.

Come detto ,questo avvenne originando di fatto  una sfida nei confronti dell’ordine mondiale dominante, basato sul liberismo economico, la proprietà e l’imprenditoria privata e le differenze di classi.

Il comunismo che derivò dalla rivoluzione bolscevica portò ad un livellamento popolare, che esprimeva la dimensione  della massa che divenne   l’interesse precipuo  del governo dei soviet, non gli individui. Questo dato di fatto era la conseguenza di un’idea di comunismo materializzata più dal punto di vista del dovere che da quello del diritto. Abbiamo il dovere di comunistizzare, di non avere più di un altro, come tutti quanti; invece che abbiamo il diritto di avere tutti un’alimentazione, un alloggio, mezzi di mantenimento ecc adeguati ad un’accettabile esistenza.

Con l’essere comune della massa, l’individualità finiva per essere vista come una diversione ,una devianza dal principio comune, gli individui che insistevano nei principi della singolarità e personalità, dovevano essere corretti, il loro principio   poteva essere sacrificato per il bene della collettività .

In nome di questo principio , era attuata l’emarginazione , abbandono o soppressione degli individui, quando ritenuti nemici o superflui per il buon funzionamento della macchina sociale-statale.

Per il singolo  integrato alla massa non sono ammessi  i contorni personali spirituali e di pensiero:deve essere ideologicamente ortodosso, preparato sui testi fondamentali, addetto in modo ligio alla mansione lavorativa che il soviet propone.

Di fronte all’ostilità generale delle Potenze mondiali, nell’unica Nazione comunista la preoccupazione prima del Governo dei soviet è che nella popolazione vi sia un’unità totale di principi e intenti intorno a quanto decisivo dal Politburo bolscevico.

Fa parte della massa positiva  chi accetta con manifesto entusiasmo questa adesione volta alla realizzazione del comunismo.

Il fine economico, fondamentale per la sopravvivenza e lo sviluppo del nuovo Stato, è l’aumento della produttività agricola, della crescita  industriale. La produzione serve soprattutto all’esportazione, di alimentari e manufatti,perché lo stato sovietico abbisogna di capitali per implementare la macchina industriale.

Per questo, pur lavorando, il cittadino sovietico vive in spazi ridotti, case collettive , con alimentazione razionata,in un livellamento egualitario minimo. Lo Stato non indirizza i proventi del lavoro ai fini del benessere immediato, ma propone una fase di accumulazione in vista di un benessere futuro.

In questo il governo sovietico non faceva che continuare la condizione di miseria, soprattutto abitativa,in cui versavano da secoli le popolazioni dell'est, appena tratte dalla servitù della gleba. Anche nel senso del comunismo agricolo,l'organizzazione sovietica dei kolchoz esprimeva continuità con la struttura dell'obščina zarista, la lavorazione in comune delle terre, fino alla sua dimensione politica assembleare del mir.Il servo della gleba liberato non aveva mai trovato vera e propria indipendenza. La vera novità del nuovo ordine era la soppressione delle grandi proprieà fondiarie (e poi, come detto,a nche delle minori)passate ora allo Stato,(Sovchoz)

Il benessere futuro di una società senza classi, come preconizzato da Marx, sarebbe  anticipato nella modalità bolscevica da una società senza classi e senza benessere materiale, una società del sacrificio di almeno una generazione  in vista del benessere futuro, secondo uno spirito missionario che era da considerare il bene precipuo di quell'attualità..

Il governo sovietico simbolizza in Palazzi di Governo,in sedi dei Soviet,la grandezza possibile  del proprio  sistema:pochi edifici o costruzioni fastose, ereditate dalle proprietà nobiliati soppresse o di nuova costruzione secondo i dettami dell'architettura rivoluzionaria ( come a Mosca quella di Aleksej Shchusev, ideatore del Mausoleo Lenin, o di Konstantin Melnikov per i centri comunitari, o  Ivan Fomin nella ricostruzione di San Pietroburgo-Leningrado), che le masse ammirano e possono frequentare in occasione di riunioni, assemblee  o celebrazioni. Una casta burocratica privilegiata,la nomenklatura del PCUS, gode direttamente di questi privilegi, come esempi di quello che un giorno potrà spettare a tutti.

La premessa e promessa  bolscevica  è che dopo qualche decennio le condizioni miglioreranno per tutti, e il sistema socialista sovietico si affermerà, mentre quello capitalista,travolto da contraddizioni interne e dalla differenza di potere delle varie classi sociali, imploderà per una crisi irreversibile.

Le condizioni e la crisi generale degli anni’30 ,se da un lato pareva dimostrare la validità della tesi marxista, come accennava in USA la svolta del New Deal , dall’altro non portò giovamento al giovane sistema sovietico, costretto a sua volta a fare duri conti con la penuria generale, interna ed esterna.

Notevole nella nuova URSS era  anche la massa degli esclusi anche dalle condizioni minime d’integrazione. L’ideologia dominante  portava il cittadino militante a non provare pietà,compassione, verso chi si trovava negli stenti, nell’indigenza assoluta, verso chi veniva arrestato o soppresso, si ritiene siano residui aristocratici o kulaki, nemici del progresso sovietico, corrotti dall’ereditarietà o discendenza comportamentale e ideologica.

In trent’anni circa  di stalinismo, con l’aggravio di condizioni  della seconda grande guerra mondiale,il sistema e la società sovietica mantennero questa fisionomia. In politica estera dagli anni’30 si manifestarono mire espansioniste,non tanto nell’ottica trotzkista della rivoluzione permanente, quanto nell’egemonia di Mosca e della teoria del socialismo in un paese solo su etnie vicine, come quella degli ucraini,e dopo il patto con i nazisti, dei polacchi, dei baltici. Di fatto comportava uno sfruttamento di queste popolazioni,in ottica più imperialista che socialista.  La vittoria nella guerra consentì poi l’egemonia sull’intera Europa orientale e la formazione di una vasta area di  stati satelliti, dai baltici agli slavi sudorientali e romeni. La politica estera sovietica ebbe ingerenza in Africa, in Oriente ,culminata nel ’79, nell’era di Breznev, con l’invasione dell’Afghanistan, che comportava il perdurare, nonostante gli accordi di Yalta, di una sostanziale condizione di guerra fredda con l’altra grande potenza USA. Anche nell’America latina e nell’Europa occidentale, fra gli anni’60 e ’80, vi furono manifeste presenze sovietiche. Era ormai evidente che lo Stato comunista esprimeva una politica estera imperialista che riprendeva la tradizione zarista.

Con la fine degli anni’80 e l’implosione del sistema sovietico, nel periodo di Gorbaciov si sarebbe potuta produrre una distensione e avviare rapporti di miglior scambio e collaborazione .

Pare che l’accordo fra i l governo di Mosca e  Washington fosse che la rinuncia al controllo dei paesi dell’est dovesse condurre  questi ad uno stato di neutralità, che la Nato non avviasse una politica di espansione e controllo fino ai confini russi.

Ma già dopo Gorbaciov e i rivolgimenti torbidi interni, il nuovo successore Boris Eltsin aveva espresso chiaramente la sua preoccupazione. In un discorso del 1995 Eltsin affermava:“Coloro che insistono su un’espansione della NATO stanno commettendo un grave errore politico. Le fiamme della guerra potrebbero esplodere in tutta l’Europa.”

Il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton sembrava fargli eco:“Stiamo cercando di promuovere la sicurezza e la stabilità in Europa. Non vogliamo fare nulla che aumenti le tensioni”

Questi propositi di distensione non vennero mantenuti .Al termine del XX secolo, Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca entravano a far parte della Nato. Estonia, Lettonia e Lituania sono diventate membri nel 2004, insieme a Bulgaria, Romania, Slovacchia e Slovenia.

In effetti, i funzionari statunitensi avevano cambiato idea sulla questione alla fine degli anni ’90. Come ha osservato il vice segretario di stato degli Stati Uniti Strobe Talbott durante un discorso del 1997 a Stanford: “Senza mezzi termini, i russi devono superare la nevralgia su questo argomento”.

E’con queste premesse che si sono  progressivamente deteriorate le possibilità  di distensione e pace in Europa orientale.

Dal 2014, quando i l governo dell’Ucraina operò una svolta occidentale , nell’area di confine del Donbass si inasprirono i rapporti fra russi e ucraini, fino alla proclamazione di repubbliche separate  da Kiev. Nello stesso anno il Governo di Mosca sostenne l’annessione della Crimea ,da qui una progressiva escalation conflittuale fra ucraini e russi  fino all’incremento delle ostilità dal recente febbraio, con importante partecipazione di USA, Ue e Nato.

Definire approfonditamente le caratteristiche delle parti in causa, è il modo per mirare all’obiettività di giudizio,un’altra via che non quella di prendere, appunto,partito, la parte di questa o quella fazione.

Questo spirito, la necessità di prendere parte,  veniva istituzionalizzato nel VI sec.a.C. nell'Atene di Solone, con l'atimia,  la prescrizione appunto di schierarsi nella guerra civile, con la condanna dell'astensione e la perdita dei diritti civili per chi la praticasse. Rimane evidentemente  una sentita opzione umana, ma il trascorrere del tempo ha anche insegnato l'ipotesi di comprendere i conflitti nel senso della reciproca responsabilità dei contendenti.

E' il presente un caso in cui questo si rende oltremai necessario.

Come può essere definito lo spostamento ad est del confine da parte dell’organizzazione occidentale? Può essere vista come

-espansionismo Nato sotto l’egida degli USA  o  diritto a libera  scelta, da parte dei Paesi confinanti, di un’alleanza che garantisca contro il potente vicino imperialista,Russia

Come l’ostilità russa verso l’ avanzamento del sistema occidentale verso est?

-come diritto della Russia di difesa dei propri confini e insieme minacce da parte di Putin e del suo apparato di governo di rifondare la grande Russia o patria slava riassorbendo gli Stati confinanti .

Perché esiste questa difficoltà di rapporti  fra Russia e Paesi occidentali?

Ha origine in una  diversità del popolo russo. Derivante dal panslavismo storico-tradizionale ; dai 70 anni di comunismo e attuali .Questo osservando dal  punto di vista  occidentale  atlantico le ricorrenti fasi storiche di distanziamento e ostilità. Da parte russa viene espressa specularmente la medesima sensazione di diversità del mondo occidentale dominato dal modello americano, nel corso dei secoli vi sono stati fasi di avvicinamento (dagli zar Pietro e Caterina fino a Brandt, Gorbaciov ) e altre di distanziamento e avversione (da Nicola I a Putin da un lato, da Luigi Napoleone a  Biden dall'altro  ).