Prezioso il convegno dell'altro ieri alla Fondazione Micheletti di Brescia sul pensatore della differenza e dell'opposizione non identificabile, Mario Perniola, morto un anno fa. Un privilegio esservi stato! Perniola,dalla conoscenza con Debord e l'I.S.all'esperienza di Agalma...Nelle foto gli interventi, fra gli altri, Massimo Di Felice, dell'Università di Sao Paulo,Brasile e di Anselm Jappe, docente all'Accademia delle Belle Arti di Sassari, discepolo di Perniola e autore di una biografia su Debord.Conduzione di René Capovin
domenica 13 gennaio 2019
lunedì 3 dicembre 2018
Oltre nord ovest
Siamo negli anni’90 inoltrati, nelle valli e sulle Alpi lepontine, nel nord-ovest italiano. La montagna è un territorio, dove s’incrociano storie diverse, quella del fiammingo Paul , emigrato dal Belgio con la sua numerosa famiglia ,in una lunga peripezia montana, dai Pirenei alle Alpi orientali,alla ricerca vana di un proprio regno pastorale. Leonardo, il personaggio cardine di questo romanzo, lo incontra e aiuta nei due anni trascorsi nelle valli lepontine, divenendone amico. Così come è il mentore di Massimo, il protagonista dell’altra storia, binaria, quella di giovani alpinisti : una coppia locale, l’altra proveniente da Torino, che s’incrociano e si inseguono in una doppia, tragica impresa, accaduta fra i primi giorni di gennaio e l’estate del ‘94 sulle cime del Rosa. I fatti narrati sono per lo più reali, con variazioni o aggiunte romanzate. I nomi, mutati, per convenienza.
Disponibile su Youcanprint e dalle prossime settimane sui noti store
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domenica 25 novembre 2018
La manovra politico-economica italiana e l'Europa
Per comprendere più a fondo ,ho trovato interessante questo intervento comparso sul sito Effimera.org
Cose che si devono sapere sulla bocciatura europea della manovra italiana – di Andrea Fumagalli e Roberto Romano
Mercoledì 21 novembre 2018 la Commissione Europea ha bocciato la manovra economica italiana per il 2019. È la prima volta che succede da quando, nel 1999, si è costituita l’Unione Monetaria Europea. L’accusa è di violare le norme relative al controllo del bilancio pubblico. Non si fa riferimento al rapporto deficit/Pil (il cui livello viene fissato al 2,4% negli obiettivi del Def italiano, quindi al di sotto del livello massimo consentito dal Patto di Stabilità – 3%) ma al mancato rispetto del rapporto debito/Pil (il cui limite massimo del 60% è più che doppio nel caso italiano), con l’argomentazione che proprio per l’elevato debito pubblico, l’Italia deve intraprendere politiche di forte riduzione anche del rapporto deficit/Pil. Se, quando l’euro è nato, 20 anni fa circa, il 30% dei paesi non rispettava quest’ultimo parametro (Italia, Grecia, Belgio…), oggi il loro numero è più che raddoppiato (alla lista si sono aggiunti Spagna, Portogallo, Francia…). Eppure, è l’Italia il primo paese a rischiare la procedura di infrazione. In questo articolo si analizzano le ragioni del pregiudizio europeo sull’Italia – che non debbono fare dimenticare le ombre sulla manovra italiana stessa
*****
In un recente articolo pubblicato su Effimera relativo al “Grande business sul debito italiano” e in un contributo di Giovanni Giovannelli, si era posta la necessità di indagare non solo le cause dell’incremento dello stesso debito e le pretese delle autorità europee di “governare” il debito italiano, ma anche affrontare il secondo punto dello scontro in atto tra governo gialloverde e Commissione europea. Ovvero non solo il target del 2,4% del rapporto deficit/Pil ma le stime della crescita economica italiana del 2019, che tale target dovrebbero garantire.
Lo facciamo ora, limitandoci solo alle previsioni di crescita per il 2019.
Secondo il Def governativo, l’economia italiana dovrebbe crescere nel 2019 all’1,5%. Tale crescita dovrebbe rendere realistico un rapporto deficit/Pil in crescita ma non superiore al 2,4%. A tal fine, il governo italiano chiede un incremento del deficit (numeratore del rapporto) di circa 27 miliardi di euro su un valore della manovra complessiva intorno ai 35,7 miliardi. Si tratta di una cifra che potrebbe essere compensata da una crescita, appunto, del Pil dell’1,5% (ovvero, un incremento guarda caso intorno ai 27 miliardi di euro), con un incremento del rapporto debito/Pil che si giustificherebbe prevalentemente per la spesa per interessi.
Già a settembre 2018, tale previsione sembrava non incontrare le stime degli analisti: secondo quanto riportato nel report di Banca d’Italia, infatti, lo stesso istituto di Via Nazionale prevedeva a luglio un +1,2% nel 2018 e ora solo un +1% nel 2019.
Nel mese di luglio 2018, la Commissione Europea (CE) ha rivisto al ribasso le stime sul Pil dell’Italia: per il 2018 vengono limate a +1,3% (da +1,5% previsto a maggio) e nel 2019 a +1,1% (da +1,2% di maggio).
Più recentemente (ottobre 2018), le stime per il 2018 vengono ulteriormente riviste al ribasso al +1,2%.
Si tratta di un dato che viene confermato anche dai dati Istat relativi all’andamento reale del Pil italiano nel III° trimestre 2018, che vede una crescita nulla (0,0%), con un andamento su base annua che scende al + 0,8%. Ed è notizia di questi giorni, la revisione della crescita del Pil per il 2018 a +1,1%.
Come se non bastasse, a fine ottobre 2018 si aggiunge il Fmi, che stima una crescita del Pil del +1,2% nel 2018 e del +1% nel 2019[1]. Ma, a differenza di altre stime, le previsioni del Fondo prevedono anche un calo del debito pubblico italiano dal 131,8% del Pil nel 2017 al 130,3% quest’anno e al 128,7% nel 2019: una traiettoria discendente che, secondo il Fmi, dovrebbe proseguire fino al 2023 quando si assesterà al 125,1%.
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Dai dati presentati, tutti di fonte ufficiale, si può notare come vi sia un sostanziale accordo nel ritenere che una previsione di crescita del Pil del +1,5% nel 2019 sia come minimo sovrastimata. Ed è su questa convergenza di previsioni che i media mainstream e le forze politiche più sensibili ai diktat della finanza (Pd in testa e Forza Italia a ruota) auspicano a gran voce una modifica del Def: chiedendo la rinuncia all’introduzione del cd. reddito di cittadinanza (Forza Italia) e la rinuncia alla riforma della legge Fornero (Pd e Boeri, presidente dell’Inps). Tali misure comporterebbero una spesa di oltre 16 miliardi di euro, la cifra necessaria per riportare il rapporto deficit/Pil al di sotto del 2%.
Tuttavia queste prese di posizione sono viziate da un pregiudizio ideologico piuttosto che da un’approfondita analisi dei dati. Sia ben chiaro che le posizioni politiche in materia di immigrazione, repressione sociale, riduzione dei diritti civili e di cittadinanza, aumento dei poteri coercitivi di questo governo, non ci trovano assolutamente consenzienti e ci collocano su un’opposizione dura e radicale. Ma, per quanto riguarda gli aspetti economici, riteniamo che alcune osservazioni più approfondite siano necessarie:
- Nella previsione di crescita del Fmi, della CE e della Banca d’Italia non è chiaro se siano stati contemplati gli eventuali effetti sulla crescita delle misure che si vogliono adottare nel Def a sostegno della domanda (in particolare, gli effetti della misura del cd. reddito di cittadinanza). Normalmente, i calcoli di previsione sulla dinamica del Pil vengono effettuati sulla base di modelli econometrici che possiamo definire “retroattivi”. Che significa? Semplice: si tratta di simulazioni economiche che si basano su modelli teorici, per lo più effettuati sulla base della metodologia DSGE (Dynamic Stochastic General Model), all’interno dei quali le relazioni tra variabili macroeconomiche sono, seppur in modo stocastico, predeterminate. Ciò significa che eventuali “comportamenti anomali” di alcune variabili (consideriamo ad esempio il consumo) sono descritti da shock esogeni (nel caso del consumo, shock di domanda), e non vengono quindi considerati effetti strutturali. Facciamo un esempio: l’Istat stima che una misura, seppur condizionata e limitata, come il cd. reddito di cittadinanza, in base “a un aumento dei trasferimenti pubblici pari a circa 9 miliardi”, avrà un impatto, una tantum, dello 0,2% sul Pil. “Questa reattività potrebbe essere più elevata, e pari allo 0,3%, nel caso in cui si consideri l’impatto del reddito di cittadinanza come uno shock diretto sui consumi delle famiglie”. Questo impatto sul Pil è stato preso in considerazione? Se non lo fosse, le previsioni, mediamente intorno al +1,1%, potrebbero arriva al +1,3%, +1,4%. A ciò si deve aggiungere la stima degli effetti della riforma della legge Fornero sulla dinamica occupazionale. In questo caso l’incertezza è sicuramente maggiore. Il governo sostiene che ridurre l’età del pensionamento ha come obiettivo l’incremento del turn-over per l’inserimento nel mondo del lavoro dei più giovani. Non ci sono dati al riguardo ed è quindi difficile stimare l’impatto dell’eventuale turn-over. Al riguardo, occorre tenere conto che, nel contesto di scelte strategiche di breve periodo e altamente volatili, data l’attuale situazione congiunturale, il pensionamento anticipato verrà probabilmente utilizzato dalle imprese per dismettere contratti di lavoro stabile o senza alcuna sostituzione oppure via inserimento di lavoro precario. Sostanzialmente c’è il rischio che la sostituzione non sia tra lavoratore anziano e lavoratore giovane, piuttosto tra salario privato e pensione pubblica. Di conseguenza, gli effetti sulla crescita del Pil saranno sicuramente assai ridotti[2].
- Nei modelli econometrici di previsioni basati sulla metodologia DSGE, nel calcolo della stima sulla crescita dl Pil, svolge un ruolo importante il cd. output gap, ovvero la differenza (gap) tra Pil potenziale e Pil reale. Il primo indicatore definisce il massimo livello di Pil raggiungibile se tutti i fattori produttivi fossero impiegati al meglio. Il secondo il valore reale del Pil nel corrente anno. Maggiore è la differenza, maggiore è la sotto-utilizzazione dei fattori produttivi e viceversa. Se l’indebitamento netto strutturale è, assieme al debito, il principale criterio di valutazione della solidità dei bilanci pubblici, la stima dell’output gap non è ininfluente. Tanto più alto è il gap tra Pil potenziale e Pil reale, tanto più basso sarà il rapporto tra indebitamento nominale e Pil potenziale. Quest’ultimo dato consente anche di “misurare” la sostenibilità del debito pubblico nel medio-lungo periodo: infatti, se il Pil reale è molto distante da quello potenziale, ciò significa che il paese non ha sfruttato al massimo il suo potenziale e quindi che ci sono spazi per un incremento del Pil che possa ridurre lo stesso rapporto debito/Pil. Ora, è poco noto (se non agli addetti ai lavori, che però su questo punto tacciono) che le metodologie econometriche sottese ai modelli del Fmi e della CE partoriscono dei risultati molto diversi circa la stima del Pil potenziale.
La ragione sta prevalentemente nel fatto che il modello della CE è assai rigido e non considera alcune variabili. Non solo l’Europa è caratterizzata da un’ineguale distribuzione della crescita e dell’occupazione che la espone periodicamente a shock, con seri rischi per la sostenibilità del progetto europeo, ma il modello di misurazione dell’output gap della CE amplia le differenze tra i paesi. Per calcolare il pieno utilizzo del fattore lavoro, la CE utilizza il Nawru (Non-Accelering Wage Rate of Unemployment[3]), mentre l’Ocse e il Fmi utilizza il Nairu (Non-Accelering Inflation Rate of Unemployment[4]).
Il primo definisce la piena occupazione a quel livello tale da non incrementare i salari; il secondo invece a quel livello tale da non aumentare i prezzi. Per L’Italia, la scelta della CE è particolarmente penalizzante e austera. Negli ultimi anni, infatti, la dinamica dei salari italiani è stata del tutto stagnante. Ciò significa che, poiché i salari sono stabili, il mercato del lavoro è in equilibrio e che, quindi, gli attuali livelli occupazionali in Italia sono quelli “naturali”? Difficile crederlo, visto il tasso di disoccupazione attuale è stabile all’10%. Eppure la acritica adesione alla teoria liberista dell’equilibrio economico generale dinamico (DGE) porta a questa conclusione, a dimostrazione che l’econometria è tutto tranne che una scienza esatta.
Il risultato finale è che, utilizzando l’output gap dell’ultimo rapporto del Fmi e della CE si osserva una differenza nel Pil potenziale assai rilevante. Entrambi stimano nel triennio 2017-19 una riduzione dell’output gap (risultato già di per sé opinabile) ma la differenza tra i due modelli è ragguardevole. L’output gap del Fmi è pari a +1,7% per il 2017, a +1,2% per il 2018 e +0,8% per il 2019; l’output gap stimato dalla CE è pari a +1,0% per il 2017, a +0,3% nel 2018 e, addirittura, a -0,3 per il 2019 (il che significherebbe che il livello del Pil reale risulterebbe superiore a quello potenziale). Per il 2019, quindi, il Pil potenziale stimato dal Fmi è maggiore di quello della CE per un punto di Pil (quasi 18 mld di euro). Non proprio decimali. Qualora il governo italiano utilizzasse il modello del Fmi avrebbe maggiori risorse da spendere per la crescita, mentre nel modello europeo il paese si troverebbe in un regime di piena occupazione (!) e con dei seri rischi di inflazione.
* * * * *
A parte la considerazione che l’econometria non è mai stata adeguata per governare l’economia e diventa stravagante nelle mani di chi pensa che l’Europa e l’Italia siano da tempo usciti dalla crisi, sino a mettere in discussione l’intero impianto utilizzato dalla CE per “giudicare” i bilanci degli Stati, occorre invece riflettere sui margini di crescita di cui l’economia italiana potrebbe godere.
Dall’analisi effettuata si può concordare sul fatto che la previsione di crescita del Pil pari a +1,5% nel 2019 sia sovrastimata e difficilmente raggiungibile. Tale conclusione deve essere però accompagnata dalla constatazione che i margini di crescita potenziale dell’economia italiana sono più ampi da quelli sottostimati dalla CE. La questione dunque è l’analisi di quali politiche potrebbero (e dovrebbero) essere adottate per meglio sfruttare questi margini di crescita. La discussione si sposta quindi da quella relativa ai vincoli quantitativi (a cui si aggrappano i pasdaran dell’equilibrio di bilancio e dell’austerity, Pd e Repubblica in testa), a quella relativa agli aspetti qualitativi della crescita e della distribuzione del reddito.
Un dato certo emerge: la necessità di adottare una politica espansiva in grado di rovesciare i due tempi della politica economica finora perseguita: prima l’austerity e poi la crescita. Abbiamo visto che nonostante il bilancio italiano abbia maturato negli ultimi 25 anni quasi 800 mld di euro di avanzi primari, il rapporto debito/Pil è comunque cresciuto, proprio per la scarsa dinamica del numeratore. E ora di sperimentare politiche economiche che, pur favorendo inizialmente un incremento del debito, creino però i presupposti per una successiva ripresa dell’accumulazione. Ricordiamo che una delle regole del capitalismo è che non c’è accumulazione senza indebitamento.
La vera domanda da porsi diventa così la seguente: le misure adottate dal Def sono sufficienti a creare i presupposti per la ripresa dell’accumulazione? L’assenza di misure di struttura – investimenti pubblici e investimenti in Ricerca e Sviluppo – a vantaggio di misure correnti pone degli interrogativi circa la solidità della politica economica dell’attuale governo. Come più volte ricordato, domanda e offerta sono due facce della stessa medaglia che nel tempo cambiano il contenuto tecnologico con la crescita del reddito (Legge di Engel)[5]. Sebbene il Paese abbia un urgente bisogno di misure capaci di ridurre la povertà, la politica economica dovrebbe perseguire il governo dei grandi cambiamenti di struttura che il Paese deve affrontare. E tra questi vi è soprattutto la necessità di politiche strutturali a sostegno della domanda, non solo di investimenti ma anche di consumi. A quest’ultimo riguardo, potrebbe essere un buon inizio proporre l’introduzione di un salario minimo e forme di reddito di base che non si declinino come forme di coazione al lavoro e di controllo sociale ma piuttosto in grado di favorire un più ampio accesso alla sicurezza sociale e una maggior libertà di scelta per incrementare quelle economie di apprendimento e di rete che oggi stanno alla base della crescita della produttività sociale. La critica maggiore che facciamo alla Legge di Bilancio 2019 non è l’innalzamento del rapporto deficit/Pil ma proprio l’assenza di una politica economica coerente con le sfide che il Paese deve affrontare, con una avvertenza: i precedenti governi non hanno mostrato una sensibilità molto diversa sul tema.
P.S. La rigidità della Commissione Europea nel bocciare il Def e accettare, in cambio, solo revisioni che hanno come obiettivo il rifiuto di adottare politiche, seppur limitate, di sostegno alla domanda, in nome dell’ortodossia che solo politiche di sostegno alle imprese sono accettabili, favorisce la crescita dell’incertezza e fomenta l’attività speculativa. I dati più recenti sulle vendite dei titoli di stato italiani mostrano come sia in atto una convenzione speculativa al ribasso che alimenta lo spread, oramai stabilmente sopra quota 300. Si vende oggi, alimentando la svalutazione dei titoli di Stato, per comprarli poi domani ad un valore più basso e lucrare la differenza. Tale gioco speculativo, che abbiamo già visto operare più volte (in Italia nel 2011 e in Grecia nel 2010, per opera, rispettivamente, della Deutsche Bank e della Goldmann Sachs), è favorito proprio dalla rigidità europea. Prima si attira il lupo e poi si grida: al lupo, al lupo[6]! Ma gli effetti non sono indolori. Il rischio, oltre all’aumento della spesa per interessi, è l’aumento dei tassi d’interessi sui prestiti e sui mutui e la svalutazione del capitale sociale delle banche italiane, già di per se stesse sottocapitalizzate per l’insipienza dei propri dirigenti e la commistione con gli apparati politici. È la classica “spada di Damocle”, o in altri termini, il “bieco” ricatto dei potentati finanziari, contro i quali le illusioni populiste e sovraniste rappresentano solo una semplice foglia di fico. È possibile oggi contrastare il potere dell’oligarchia finanziaria? Qui sta il punto.
NOTE
[1] Si tratta dei tassi di crescita più bassi nell’Ue, nonostante la revisione al ribasso delle stime per Germania e Francia.
[2] Al momento non c’è nessun provvedimento legislativo ed è difficile valutare chi, che cosa e come interverrà la riforma previdenziale. Inoltre, le stime del governo sui costi, come quelle del presidente dell’INPS, sono parziali. Sul punto si possono leggere i contributi di Felice Roberto Pizzuti su www.sbilanciamoci.info: ad esempio qui.
[3] Tasso di disoccupazione che non fa aumentare i salari. Per avere un quadro completo si può consultare qui. È disponibile anche il modello econometrico applicato che utilizza la CE ed è riferimento per i ministri competenti.
[4] Tasso di disoccupazione che non fa aumentare i prezzi. Per una rassegna sul tema si veda: Economics Department OCDE, 2009, ADJUSTMENTS TO THE OECD’S METHOD OF PROJECTING THE NAIRU.
[5] R. Romano e S. Lucarelli, 2017, Squilibrio, Ediesse.
[6] In realtà, il parallelo non è corretto: i lupi sono animali decisamente più buoni e accoglienti!
lunedì 29 ottobre 2018
Sulla “questione degli immigrati"
Ágalma
Guy Debord – Note sulla “questione degli immigrati” (inedito del 1985 pubblicato in Ágalma 34):
Tutto è falso nella “questione degli immigrati”, proprio come in tutte le questioni apertamente poste nella società attuale; e per gli stessi motivi: l’economia, – ovvero l’illusione pseudo economica – l’ha provocata, e lo spettacolo l’ha elaborata.
Si discute solo di stupidaggini. Bisogna tenere o eliminare gli immigrati? (Naturalmente, il vero immigrato non è l’abitante stabile di origine straniera, ma colui che è percepito e si percepisce come diverso e destinato a rimanerlo. [...]
Dunque bisogna assimilarli o “rispettare le diversità culturali”? Scelta insulsa e falsa. Non possiamo più assimilare nessuno: né la gioventù, né i lavoratori francesi, nemmeno i provinciali o le vecchie minoranze etniche (Corsi, Bretoni ecc.) perché Parigi, città distrutta, ha perso il suo ruolo storico di fare dei Francesi. Ci si compiace, detto in linguaggio semplicemente pubblicitario, della ricca espressione “diversità culturali”. Quali culture? Non ce ne sono più. Né cristiana, né musulmana; né socialista, né scientista. Non parlate degli assenti. Considerando per un solo istante verità ed evidenza, non c’è che la degradazione spettacolare-mondiale (americana) di ogni cultura. [...]
Nello spettacolo, una società di classi ha voluto, molto sistematicamente, eliminare la storia. E ora si pretende di rimpiangere questo solo risultato particolare della presenza di tanti immigrati, perché la Francia “sparisce” così? Comico. Essa sparisce per ben altre cause e, più o meno rapidamente, su quasi tutti i terreni.
Il testo completo:
http://www.agalmarivista.org/…/guy-debord-note-sulla-quest…/
http://www.agalmarivista.org/…/guy-debord-note-sulla-quest…/
lunedì 22 ottobre 2018
Verbania,il referendum con indicazioni nazionali
In questo critico frangente politico italiano, anche un dato periferico come il referendum indetto dalla destra per il passaggio del VCO alla Lombardia, diventa un banco di prova. Pur considerando, appunto,la particolarità del dato, si possono trarre indicazioni in direzione di quelle nazionali.
E cioè:
-gli orientati decisamente a destra, possono aggirarsi più o meno intorno ad un 30%;
-un 70% d'italiani la pensa diversamente.
E'chiaro che fra questi 70% si annoverano molti indecisi, incerti ,disaffezionati, scettici; qualcuno usa la parola menefreghisti, ma non credo sia la più corretta.
Molti , riservati, irregolari, libertari, anarchici ecc.lo diventano perchè di fatto emarginati o boicottati dall'atteggiamento assunto dalla sinistra prima comunista, cattocomunista,poi post comunista, ora PD, che si è sempre pretesa egemone e proprietaria dell'area. vuoi per mero principio, vuoi per goderne di privilegi e benefici.
Occorre si formi una nuova area al cui coordinamento si pongano persone dal sentimento sincero, dalla coscienza e mentalità aperta e riflessiva, che tengano presenti tutte le istanze di quel 70% del demos che ripudia espressioni di violenza, discriminazione, razzismo e fascismo.Unica via per non lasciare il Paese e il Continente in mano ad una minoranza affarista e ai suoi incoscienti succubi-
E cioè:
-gli orientati decisamente a destra, possono aggirarsi più o meno intorno ad un 30%;
-un 70% d'italiani la pensa diversamente.
E'chiaro che fra questi 70% si annoverano molti indecisi, incerti ,disaffezionati, scettici; qualcuno usa la parola menefreghisti, ma non credo sia la più corretta.
Molti , riservati, irregolari, libertari, anarchici ecc.lo diventano perchè di fatto emarginati o boicottati dall'atteggiamento assunto dalla sinistra prima comunista, cattocomunista,poi post comunista, ora PD, che si è sempre pretesa egemone e proprietaria dell'area. vuoi per mero principio, vuoi per goderne di privilegi e benefici.
Occorre si formi una nuova area al cui coordinamento si pongano persone dal sentimento sincero, dalla coscienza e mentalità aperta e riflessiva, che tengano presenti tutte le istanze di quel 70% del demos che ripudia espressioni di violenza, discriminazione, razzismo e fascismo.Unica via per non lasciare il Paese e il Continente in mano ad una minoranza affarista e ai suoi incoscienti succubi-
mercoledì 26 settembre 2018
Devero, la vera grande bellezza
Ed eccoci al vero cambio di stagione...stamattina -3 a Devero....poi i l giorno risplende per la magnifica salita ad ovest,poi nubi basse a variegare il cielo....vade retro satana, i cinici speculatori che vorrebbero ingolfare di cemento questo paradiso, portando magari in charter turisti ebeti un giorno qui, un giorno alle 5Terre, quello dopo su Marte....ci rendiamo sempre più conto che i l rivoluzionamento continuo, quel"progresso"iniziato più o meno due secoli fa, è purtroppo molto spesso una corsa verso l'annientamento della bellezza e dell'autenticità..."Andiamo in montagna":c'è un unico modo per "andare in montagna" :è con i propri piedi! ogni altro modo è andare al Luna Park! e appunto, sulla Luna, prego, dirottate questi sforzi imprenditoriali verso il satellite! ( e restateci..)
domenica 12 agosto 2018
Natura-nature
si è dunque svolta, nella bella cornice naturale che ci accompagna con fortuna meteorologica da anni, la nostra manifestazione, un momento di festa e bellezza dell'estate..Il piacere di un'edizione artigianale raffinata, inserita in Letteraltura .
Questo il racconto da me presentato:
Questo il racconto da me presentato:
LE
DISAVVENTURE DELLA VANITA’
Un
essere così aggraziato, dallo spirito certo agile eppure vano. Elegante, nelle
parole, volubile, forma scolorata come le ombre dei suoi dialoghi essi stessi
già ombre.
Si
metteva al riparo dall’infelicità, dal rischio, affrontando solo situazioni in
cui poteva godere di un vantaggio. E pretendeva questo vantaggio, creandosi
condizioni a misura per poter dirigere,
comandare, ostentando gentilezza, ma mirando sempre a persuadere gli altri che
la ragione fosse dalla sua parte.
Voleva
dimostrarsi creativo, s’infingeva passioni, s’immaginava di provare sentimenti,
ma le sue erano scolorite impressioni di un estetismo debole, artato, finto.
In
questo mondo di finzione, di
rappresentazione, c’erano persone che credevano a quelle passioni ostentate, a
quel gusto che voleva sembrare finezza; che diventava moda…sapeva crearsi un
entourage .
Mondano,
socievole, sempre in quella socievolezza
superficiale fatta di convenienza che
nega l’autentica socialità, profondità e
costanza di sentimenti, amicizie.
Trovava
però un limite alla sua ambizione. L’apparenza esteriore, anche fisica, non era
sostenuta da una forza interna adeguata, per cui doveva costantemente
economizzarsi per non incorrere in
qualche debolezza che l’avrebbe un po’ screditato, di fronte agli occhi delle
sue numerose ammiratrici, e di qualche ammiratore.
Contrasse
comunque un ottimo matrimonio, con una donna che aveva molti beni di fortuna, e
questo gli permise di abbandonare il lavoro e di dedicarsi alle arti che prediligeva
e che gli consentivano meglio, nel suo
stile, di apparire geniale, inventivo.
Con
i beni della moglie gli fu facile aprire
una galleria d’arte, unendosi qualche valido pittore o scultore, a dire il vero ben più dotato di
lui, che garantiva una certa qualità
della bottega, ma era pur sempre sottoposto alle sue decisioni ,in quanto
proprietario e direttore .
Cercava
nuove vie d’impegno, scelte d’arte che risultassero veramente novitarie, mai intraprese, tali da sbalordire gli appassionati, gli amatori.
Fu
così che non esitò quando ebbe ad incontrare la proposta per la biennale
d’Istanbul: il tema di un’abitazione sulla
quale la natura, gli elementi atmosferici o tellurici finissero per
predominare .
Questa
volta a Richard , perché era questo, lo diciamo adesso, il nome del nostro
ambizioso gallerista, parve di appassionarsi più che in ogni altra occasione.
Sospese
ogni iniziativa della Galleria, assunse qualche architetto di fama, esponendosi
anche un po’ più del dovuto finanziariamente, ma senza allarmare la moglie e il
suocero, che pure fin dall’inizio aveva guardato con una certa diffidenza ai
margini di parassitismo presenti nelle attività del marito di sua figlia. Con
orgoglio, fu l’unico artista italiano ad Istanbul ad avere un ruolo di spicco,
dopo Monica Bonvicini, l’artista già vincitrice del leone d’Oro alla Biennale
di Venezia del’99
Dopo
mesi di studio, si restrinsero a due i progetti più interessanti presi in
considerazione per la realizzazione.
L’uno,
ispirato ad una certa ironia, trovava ascendenze in Le Corbusier: si trattava di una casa il cui tetto a
terrazza veniva realizzato in un adeguato materiale poroso, per cui in caso di
pioggia si condensava un’umidità che creava un ambiente nebbioso all’interno
…”La casa della nebbia”, sarebbe stata questa la denominazione.
L’altro
progetto, decisamente ispirato ad una visione più catastrofica, avrebbe
realizzato su tempi più brevi, pressoché immediati, le previsioni che esperti, geologi, architetti e ambientalisti facevano a
proposito delle edificazioni massicce di Shangai, e cioè quei grattacieli
di 600 metri di altezza che sarebbero
destinati con i l tempo a
sprofondare nel terreno da pianura alluvionale, nel fango e sedimenti che, fra fiumi e mare (non a caso Shangai significa proprio”sopra il
mare”, anche se ora dista una quarantina di km.), risulta troppo soffice, inconsistente
.
I
costi dei due progetti erano molto differenti, ma Oliviero non ebbe alcun
dubbio ad orientarsi per la
realizzazione di quello più ardito, stupefacente
negli effetti che avrebbe provocato.
Il
costo sarebbe stato ingente … ma il gallerista
negli ultimi due anni aveva
cominciato a trovare un po’ limitante quel “successo di routine” provinciale
che l’entourage che si era costruito con
gli anni gli attribuiva, e ora vedeva l’occasione di ingigantire la sua
prospettiva nell’ardita operazione.
Fatti
i conti, Richard pensava di poter
rientrare rispetto a quello che si prospettava però come un esborso decisamente
allarmante, anche per le finanze acquisite
dal matrimonio.
Minimizzò
tuttavia, con i l suocero, con la moglie, tanta era la sua frenesia di non
trovare intralci all’impresa e si trasferì
con la squadra in un’ Istanbul
che appariva ferita dai recenti provvedimenti governativi, per cui erano
finiti in carcere migliaia di progressisti, uomini e donne della politica, della cultura ecc.
Si
trattava di preparare anche con mezzi artificiali un terreno idoneo, e venne scelta un’area un tempo paludosa sul Bosforo, sponda asiatica
; la costruzione non sarebbe certo stata
alta 600 metri, come a Shangai, occorreva ridurre tutto in una scala
accettabile … il problema principale sarebbe stato quello di bilanciare con
esattezza i tempi, perché a seguito
dell’inaugurazione della Biennale, nel momento in cui l’evento era
previsto, si potesse assistere allo
smottamento del terreno, causa il negativo rapporto fra fragilità dello stesso
e peso dell’edificio.
La
squadra si mise all’opera: l’architetto ideatore del progetto, il geologo,
geometri, capimastri e muratori...nella periferia di Uskudar si lavorò il
terreno, si prepararono le fondamenta su cui avrebbero dovuto innestarsi
appositi e celati meccanismi decisivi per provocare a suo tempo il crollo, poi
via con l’erezione dell’edificio che s’ispirava, in forma stilizzata, alla
torre di Galata, giocando però con una certa affinità anche con quella di Pisa, per quanto
riguardava la pendenza...
Il
lavoro si svolse regolarmente fra inverno primavera ed estate, con ingenti
esborsi, per preparare l’evento previsto
proprio per l’inaugurazione, verso metà settembre.
L’attesa
crebbe , divenendo spasmodica in Richard che si stava accorgendo di essersi
spinto troppo oltre, al punto che se
qualcosa fosse andato storto, si sarebbe
trattato di una rovina finanziaria per la famiglia acquisita e ovviamente per
se stesso.
L’architetto
lo assicurava: ”Tranquillo, Richard, è
tutto sotto controllo, ovvio le strutture portanti sono state create deboli ad
arte, ma se non intervenissero i meccanismi preparati per procurare lo
smottamento o la frana artificiali, non ci sarebbe alcuna previsione allarmistica,
almeno su tempi brevi e medi!”
Il
geologo era invece apparso un po’ più dubbioso, a lavori in corso; riteneva che
nell’area scelta il ristagno d’acque fosse ancora troppo importante e che
l’architetto avesse giocato eccessivamente su un’instabilità iniziale, considerando che
in tempi brevi comunque tutto sarebbe stato fatto crollare.
Venne
settembre, si approssimarono i giorni dell’evento. Tutto predisposto, tutto
sotto controllo, assicuravano i macchinisti e i tecnici elettronici che
avvalendosi di strutture sotterranee e semi sotterranee predisposte al momento
opportuno avrebbero dovuto procedere con le scosse alle fragili fondamenta, provocato
lo smottamento del terreno troppo soffice
perché troppo velocemente e
parzialmente era stata bonificata l’area.
Infine,
venne l’inaugurazione. Il titolo di quell’anno era “La natura, un vicino importante ” e nel discorso introduttivo il
direttore volle sottolineare come la maggior
parte degli artisti avesse risposto in
modo molto personale.” Hanno scelto molti
approcci diversi per affrontare questioni come lo sviluppo urbano in rapporto
alla natura, il rapido cambiamento demografico nelle nostre metropoli, il
dislocamento forzato, l’inquinamento ecc.”.
L’evento che riguardava Richard era previsto per il giorno seguente, domenica alle 17. Il tempo s’era
fatto tuttavia minaccioso, annunciatore dell’imminente autunno, aria fredda ad
alta quota s’incanalò dal Mar Nero
attirando l’aria torrida della
lunga estate stanbulina risalente da
terra e originando un’energia di forte intensità che iniziò a dissiparsi per
cielo e per mare lungo il Bosforo, le
cui acque presero a mugghiare in modo inquietante.
Nell’avanzare della serata di sabato fu un primo nubifragio, che iniziò
ad allarmare il gruppo che festeggiava la vigilia dell’evento e dalle vetrate
della discoteca Anjelique, anziché la splendida vista panoramica, si prospettò
l’apparenza di una tregenda in avanzamento.
L’alluvione imperversò per varie ore notturne e
alle 5 del mattino l’area attrezzata nei
pressi di Uskudar era completamente
sommersa; le forti onde, il vento impetuoso , una bomba d’acqua, avevano
terminato di lavorare alla base l’ardita
istallazione che crollò rovinosamente.
Non ci fu rimedio possibile. Un cumulo di macerie
apparve alla vista dei primi operai della manutenzione nel mattino di nuovo
radioso, soleggiato. Impietriti, attoniti, senza alcuna possibile reazione, Richard
e la sua squadra osservavano come
un’allucinazione il cielo e il mare tersi e sereni e lo sfacelo delle rive e della macerie …
L’evento venne ovviamente annullato, l’operazione
biasimata dagli organizzatori per l’insipienza con cui era stata
allestita.
Richard si
trovò rovinato, il suocero poté rivalersi solo parzialmente rispetto ad un’assicurazione con cui ebbe lungamente a
disputare, poiché essa attribuiva alla
cattiva conduzione del progetto l’esito
catastrofico. La moglie, costretta a ridimensionare il tenore di vita, non lo volle più vedere.
Il
nostro visse per qualche anno in povere
stanze a Fatih, un affollato quartiere
d’immigrati, grazie a qualche prestito, e sopravviveva miseramente vendendo
poveri gadget ai visitatori di Sultanahmet . Li costruiva lui stesso, e rappresentavano”La
torre di Galata”, “La torre di Pisa”, e, ahimè, la “Casa-torre” precariamente
eretta a Uskudar e crollata la notte dell’inaugurazione. C’è chi dice di averlo
visto a volte prendere un modellino, e torcerlo con rabbia, scaraventandolo poi
nel Corno d’oro!
Poi
lo scorso anno il capocameriere me l’è venuto a raccomandare, dicendo che
comunque questo Richard aveva un certo
stile, e allora mi ha convinto ad assumerlo...e’così rientrato in patria!
Dario Varini, 2018
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