Un
anno fa con l’avanzata russa nel Donbass esplodeva un conflitto,per altro già in atto
perlomeno dal 2014.
Nel’14,
in Ucraina era avvenuta la svolta
governativa antirussa,e da Mosca si procedeva all’annessione della Crimea,
considerando ormai vanificata la
distensione fra i due Paesi com’era stata cercata in quell’URSS degli anni’50 in cui Kruscev
aveva destinato la penisola sul mar Nero al controllo di Kiev ,in tentativo di
definitiva riconciliazione dopo i rapporti non certo positivi del periodo di
Stalin.
La
crisi ucraino-russa non era per altro risolta,poiché nell’area del Donbass la
conflittualità permaneva,e gli accordi di Minsk proposero regole che non
vennero rispettate dai due contendenti, non è chiarissimo in qual misura da parte dell’una o dell’altra.
La
crisi e le aggressioni reciproche nel territorio conteso si sono trascinate per otto anni, fino al deflagrare
del febbraio scorso, con l’avanzamento russo in territorio ucraino, e la
riproposizione internazionale di una
situazione simile alla guerra di Corea degli anni’50, con coinvolgimento degli
U.S. e dell’UE, allarme diretto dei
Paesi confinanti, baltici, Polonia, Moldavia e
forte preoccupazione da parte degli scandinavi.
Dopo
un anno di conflitto,il giudizio e le prospettive sull’esito rimangono incerte.
Non mi propongo per l’ analisi di come proceda la guerra, dei suoi orrori, chi
ne abbia interesse, chi abbia fatto troppo per inasprirla o troppo poco per fermarla ecc. quale possa essere l’esito, ma
per altre considerazioni che hanno di mira ipotesi di risoluzioni più ampie.
Se
i rapporti fra l’Impero russo e gli Stati occidentali non sono sempre stati
pacifici, come dimostrò la guerra di
Crimea della metà del sec.XIX, che resta l’esempio diretto più prossimo
all’attuale, è con la rivoluzione bolscevica che venne a originarsi una divisione sistemica mai
colmata e deleteria per le sorti del Continente.
Fin
che si trattava d’Imperi e di dinastie regnanti, Romanov, Asburgo, Hoenzollern
ecc.poteva esserci guerra, ma all’interno di un simile sistema di dominio era
più facile trovare soluzioni.
Bolscevismo
russo e antibolscevismo internazionale hanno operato di rimando per sostenere una
nuova più profonda conflittualità dal
1917 al 1941, quando poi oggettivamente il bellicismo nazista portò come
conseguenza un’alleanza fra URSS e
Occidente, ribadita da operazioni di pacificazione nel dopoguerra , quali il
trattato di Yalta, poi negli anni’70 con l’Ostpolitk di Brandt, Scheel, Kosigin e
Gromiko e ancora vent’anni dopo il
periodo di Gorbaciov e della
dissoluzione dell’URSS , e ancora fasi di distensione, già con Putin, agli inizi del nuovo secolo.
L’opzione
bolscevica, derivata da Karl Marx e dall’ipotesi socialista o comunista di
realizzazione di condizione di maggiore o totale uguaglianza sociale ecc., intesa
come missione di salvazione, procedeva anche, in un certo senso, sia pur sulle linee del
materialismo storico , dall’eredità dell’impero cristiano bizantino di difesa
dell’ortodossia e della sua oikoumene .
Il culto della terra russa, il
concetto di panslavismo derivavano tra
il secolo X e XI dalle origini della
Rus’di Kiev e successivamente dall’affermazione dello Stato moscovita .
A seguire,l’espansionismo russo era inteso internamente come
imperialismo difensivo, nozione già in uso presso l’antica Roma, l’avanzamento
della frontiera con l’acquisizione di territori di confine in funzione
difensiva e di protezione dello spazio russo. Il
sentimento nazionale russo ha acquisito forme messianiche e
universalistiche, che sono state fatte proprie, in una versione rinnovata,
anche dal marxismo sovietico.
La presa di potere dei bolscevichi in
Russia pareva confermare le prospettive
di sovversione globale diffuse dalle Internazionali marxiste. Nei primi anni
del potere leniniano l’obiettivo che il nuovo gruppo dirigente di Mosca intendeva perseguire era la rivoluzione
permanente e diffusa, come un momento decisivo di palingenesi della realtà
russa e mondiale. Con Stalin questo progetto oltre che tornare a ritrarsi sulla difensiva, come anche il
patto con Hitler stava a significare, mostrò i terribili limiti di un governo
totalitario repressivo di ogni pluralismo anche spirituale, culturale,
religioso e ideologico, oltre che economico.
Quanto ciò fosse nel destino della
coniugazione dell’ideologia marxista con i tratti sistematici russi, e quanto
abbia influito l’ostilità e la bellicosità nei loro confronti da parte occidentale, non può avere una misura certa.
L’aggressione
nazifascista all’Europa ebbe come conseguenza lo scardinamento dell’unità occidentale di
avversione all’URSS e portò ad una nuova dimostrazione di potenza della nazione
russa. Con il secondo dopoguerra per l’URSS e
con il Trattato di Yalta si rese
possibile la creazione di una fascia di sicurezza alle frontiere occidentali ,
che passava per la sottomissione dei Paesi dell’est Europa fino a Berlino , sentita
come “un’eredità degli zar russi, che avevano
avvertito il libero accesso al Mar Nero al sud e al Mar Baltico al nord
indispensabile affinché la Russia potesse affermarsi come la maggiore potenza
europea e potesse difendere le sue vulnerabili frontiere” ( Gabriel Gorodetsky).
Fu
per altro un processo totalitario per cui
stati europei, subirono
l'occupazione militare, parziale o totale, delle armate sovietiche . I popoli dei Peasi baltici, di Polonia,Germania est, Cecoslovacchiai, Ungheria, Romania e Bulgaria ,
come pure nei regimi nazionali in Albania e Jugoslavia ,
si videro privare di possibilità di scelte, delle libere associazioni, dei
partiti politici, delle Chiese, dei mass-media
indipendenti, una volta imposto il controllo da parte dei comunisti. I Regimi
comunisti imposero il controllo totale
della vita degli individui, e la coercizione fu il mezzo praticato, tramite
l'organizzazione di potenti apparati di polizia per praticare il terrore, il monopolio delle informazioni e
l'a pianificazione dell'economia. La dominazione dello
Stato prevedeva il bando degli altri partiti politici, delle società private,
delle scuole private e delle associazioni giovanili.
Quando
sul finire degli anni’80 questo sistema
collassò, Gorbaciov ebbe a tentare un compromesso con la NATO che prevedeva una
sottintesa cooperazione per mantenere almeno la neutralità dei Paesi dell’est, che non ebbe
però a durare.
Nell’ottica
precedentemente descritta si può ritenere con quale preoccupazione da parte
russa, una volta oltrepassate le difficoltà della transizione in un rinnovato
sistema autoritario, si valutassero la dissoluzione dell’URSS, l’indipendenza
dei Paesi dai baltici alla Romania, l’avanzamento della NATO. Finché nel
momento in cui anche l’Ucraina si venne a prospettare come nuova perdita di frontiera, c’è stata la
risposta di Putin e quanto successo a seguito.
D’altra
parte,in Europa occidentale e negli USA,
nell’ambito dei Paesi orientati al
liberismo economico capitalista, fin dall’ostilità al colpo di stato bolscevico
e alla politica sovietica si svilupparono risposte orientate a ostacolare e far cadere
il nuovo regime,ad impedire l’espandersi delle idee e delle pratiche del
marxismo-leninismo dove avessero incidenza, verso gli anni’20 in
Austria,Ungheria, Germania, Italia, in seguito, dopo il ’36, in Spagna.
L’anticomunismo
divenne principio costante nella politica degli Usa anche nel secondo dopoguerra , caratterizzata da una
diffusa paura dell'influenza di gruppi comunisti e anarchici
sulla società statunitense e delle loro possibili infiltrazione spionistiche o politiche.
Queste paure originarono investigazioni aggressive e la creazione della CIA
(Truman,1946), preposta soprattutto in funzione di spionaggio e controspionaggio antirusso. Medesimi principi,
alternati come detto a politiche di distensione, furono presenti anche in
Europa.
La
guerra di Corea, quella del Vietnam la rivoluzione di Castro a Cuba,movimenti
marxisti-leninisti in Centro e Sud
America,Africa, Asia, e quelli fra anni fra la fine dei ’60 e gli’80 in
Francia, Italia, Germania, il ’74-’75 portoghese, la guerra d’Afghanistan, la dissoluzione
della Jugoslavia , sono state le tappe del conflitto “freddo”fra i sistemi
del liberismo capitalista e quello
sovietico e in generale comunista, fino alla dissoluzione dell’URSS.
Gli
strascichi lasciati da quello che si può storicamente ritenere come il secondo
crollo della Russia verso la fine degli anni’80, dopo quello
dell’Impero degli zar, soprattutto con l’avanzamento della NATO, hanno
condotto al conflitto attuale.
Ci
possono essere stati fraintendimenti internazionali, fattori come la crisi
economica, le stime degli effetti della pandemia, che hanno forzato gli eventi. In occidente il partito
della fermezza più rigida nei confronti
della Russia ritiene che “Putin ha avuto l’impressione, sia da Barack Obama sia
da Donald Trump che gli Stati Uniti non si curassero più di tanto dell’Ucraina;
così come ha avuto anche l’impressione da parte di Angela Merkel che le
relazioni economiche della Germania con la Russia fossero molto più importanti
dell’Ucraina”. (Anne Elizabeth Applebaum )
Se
il presente parla di difficile risoluzione, tuttavia l’esito, benché non appaia
prossimo, potrebbe porsi come fattore di una nuova svolta storica.
Credo
che le migliori intelligenze, oltre che cercare strade per la risoluzione del
conflitto in corso, abbiano necessità di perorare un progetto che attraversi la
storia, cercando di oltrepassare soprattutto quella di un secolo che ha visto
scavarsi un solco nei rapporti fra occidente e oriente d’Europa, come sopra
descritto.
La
Russia è stata nei secoli variamente alleata d’inglesi e germanici, prussiani e
austriaci, contro Napoleone, di inglesi e americani contro il nazismo, la
storia può cercare di rintracciare le
possibilità presenti in questi frangenti d'intesa , positivi anche se
limitati nel loro manifestarsi dalla
contingenza delle ostilità .
La
distensione dei rapporti, mai veramente pregiudicata fra Russia e Paesi
dell’Europa occidentale, dovrà certamente passare attraverso i confronti con i paesi dell’area slava, dai baltici e Polonia
all’Ucraina, i Paesi di confine, i più scettici, per non dire avversi, sulle
possibilità d’intesa con la Russia, e se nel presente una nuova distensione sembra un miraggio, un’allucinazione
ottimistica, non deve venir meno la considerazione per un futuro magari lontano, ma non improponibile,se
ci saranno uomini rappresentativi e movimenti popolari in grado di spingere
internazionalmente per una pacificazione .
Al momento si parte dalla realtà di manifestazioni
come la marcia straordinaria tra Perugia
e Assisi che si svolgerà la notte tra il 23 e il 24 febbraio per chiedere il
cessate e il fuoco e l’avvio di una seria trattativa per arrivare alla pace tra
Russia e Ucraina, così molte le manifestazioni in Italia e nel Mondo. Solo
in Europa le iniziative
sono numerose: molti gli appuntamenti in
Germania (tra cui Berlino, Francoforte, Amburgo) e Spagna (tra cui Barcellona,
Madrid, Siviglia) e Portogallo. Più di 15 gli eventi confermati anche in
Francia (compresa Parigi) e mobilitazioni programmate anche a Londra, Bruxelles
e Vienna. Manifestazioni anche negli USA, come a metà gennaio a a New York, nella centrale Times Square e poi presso il People’s Forum.
L’importanza
di questi movimenti non si traduce in una rappresentanza politica adeguata per
numero e decisioni interna ai Parlamenti
nazionali ed Europeo,e questa è una dimostrazione del limite delle stesse democrazie,
nel cui principio si esprimono i Governi occidentali contro le autocrazie
dell’Oriente.
Ovvio
che perché questo fermento per la pace portasse a sviluppi più consistenti, dovrebbe
originarsi anche in Russia, diffondersi in Oriente,dove la repressione di
queste istanze pacifiste è pressochè totale.
Questa enorme contraddizione è radicata nella differenza che diventa ostilità
fra sistemi politici, culture e
religioni ecc.
E
tuttavia esistono anche esempi positivi,possiamo riferirci a quello del Vietnam , dove dalla
fine degli anni’80 , il governo, per quanto definito comunista, ha avviato una serie di riforme economiche e
politiche chiamate Đổi mới, che hanno aperto il Vietnam al libero
mercato e all'integrazione nell'economia mondiale con la Trans Pacific Partership, accordo commerciale multilaterale di libero mercato che coinvolge una vasta area economica e geopolitica
affacciata sul Pacifico, di cui fanno parte dodici Paesi, tra cui anche Giappone,Australia, Canada e Messico.
La
differenze di identità, diproporzioni, di peso specifico internazionale ecc. rispetto alla Russia sono ovviamente notevoli.Può interessare però che in Vietnam esiste da tempo una sorta di
pluralismo, almeno religioso ed etico, basato sulla fusione dei cosiddetti "tre insegnamenti" (Tam
Giao):il Confucianesimo, il Buddhismo e il Taoismo.. La maggioranza dei
vietnamiti si identifica generalmente come buddista, ma nell'ambito familiare e
civico segue il Confucianesimo, la cui etica e pratica sono improntate alla volitività e determinazione che ne hanno favorito lo sviluppo economico; mentre per ciò che riguarda l'interpretazione
della natura e del cosmo segue il Taoismo. E con altri culti nazionali, anche il cattolicesimo è presente
per un 10% che in valore assoluto rappresenta la maggiore comunità asiatica, dopo
le Filippine.
Come dire una funzione positiva della religione, a differenza di quanto avviene per i fondamentalismi dell' Ortodossia e dell'Islam.
L'altro esempio per prospettare una possibile convivenza interetnica nel Donbass, potrebbe essere quello,per quanto ancora embrionale e difficoltoso, della regione serbo-kosovara. Similmente al Forum di dialogo nell'area a nord-est di Pristina, gli accordi di Minsk avevano prospettato per il territorio del Donbass un governo ucraino, ma con rispetto dell'autonomia per l'etnia russa. Evidentemente non c'è stato funzionamento,nel
frattempo il controllo di un'importante parte del territorio è passato
alle neoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk filorusse.
Ma, conclusione scontata, in ogni caso la strada della tolleranza reciproca sarebbe l'unica praticabile oltre quella del conflitto continuato.