Introduzione
Il popolo o i popoli che diventano Nazione,
organizzati in Stato, riconducono la loro denominazione a termini storici che
identificano etnie fondanti, tratti da originarie etimologie di natura umana,
animale, vegetale o minerale, geofisica.( a
piè pagina, app 1)
Il termine Russia viene fatto risalire al
toponimo fondante Rus’, termine di cui non vi è traduzione sicura, che avrebbe
identificato una popolazione norreena, dal nordico norðrœnn /norron , "settentrionale", variega, che emigrò dalla Scandinavia nella
zona del Dnepr, a Kiev. Rus′ e Varjagi sono
denominazioni usate nella Russia dei secoli IX-XI per indicare i popoli
nordici; secondo una simile versione, la parola "Rus′", nome di un
popolo settentrionale, passò agli Slavi per tramite dei Finni (Rōtsi, Ruotsi) e
stava a indicare un popolo venuto d'oltremare, dalla Svezia.
Avendo già trattato nel precedente 5asaforever.blogspot.com
Russia-Europa-i-rapporti-nella-storia, riprendo il discorso dal secolo
XVIII in cui si origina l’espansione territoriale della Russia in Impero .
Nel corso dell’analisi ritrovo i seguenti punti
come determinanti gli aspetti della separazione fra le popolazioni dell’ Europa
occidentale e quelle dell’estrema Europa orientale che fanno parte dell’attuale
Federazione russa, separazione che, dopo
quello jugoslavo degli anni’90, ha
portato in questo 2022 ad un nuovo conflitto europeo originato dal progetto
russo del controllo dei confini
occidentali con l’Ucraina:
-la
condizione geofisica e i caratteri etnici
e religiosi (prevalentemente ortodossi e
islamici)di un insieme di popolazioni situate fra Europa e Asia, la condizione delle
quali continua ad essere quella di governi dispotici ;
-gli
insufficienti tentativi da parte dell’autocrazia degli zar e dell’aristocrazia
russa di riformare la struttura sociale,politica ed economica dell’Impero;
-l’ulteriore
solco scavato dal primo dopoguerra del
sec .XX con l’affermazione dei bolscevichi e di un sistema unico nel Mondo ispirato alle teorie social-comuniste internazionaliste
di Marx, ma poi con Stalin a quelle del socialismo in un Paese solo, che in fondo si
rifacevano anche alla slavofilia e al
principio di una missione redentrice per impedire alla Russia di
cedere all’occidentalizzazione e al capitalismo. Il sistema sovietico era temuto e
messo in isolamento da parte degli Stati dell’Europa occidentale per più di un
ventennio, fino alla comune guerra e vittoria contro i nazifascisti;
-la
guerra fredda e la lotta per l’egemonia
con gli USA , dopo il secondo dopoguerra, che nella ripartizione delle sfere di
appartenenza aveva assegnato all’URSS il controllo dei Paesi dell’est Europa ;
-i
tentativi non del tutto riusciti da parte dell’UE di impostare una politica più
autonoma di progressiva distensione accennata dal dopoguerra e poi dagli
anni’70 e soprattutto dopo il crollo dell’URSS e la fine di un sistema
economico formalmente antitetico;
-l’ulteriore
attrito assommatosi con la liberazione dei Paesi dell’est Europa rispetto al
giogo sovietico, passati all’appoggio Nato e quindi all’estensione verso
oriente ( dalla Polonia e Paesi baltici fino a Romania e Bulgaria) di basi e istallazioni
militari. E’qui che viene a collocarsi la condizione interposta dell’Ucraina,
che da possibile Paese almeno equidistante, per storia legato alla Russia (basta guardare una carta geografica per comprendere che il Dnepr è un confine naturale, fra i territori ad ovest, rispetto a quelli siti a est senza soluzione di continuità con l'inizio della Russia. Ci sono inoltre fattori storici, prendiamo ad esempio la città Poltava,oggi Ucraina centro-orientale. Nella battaglia di Poltava,1709,lo zar Pietro I sconfisse l'esercito svedese .Si fa risalire a questo evento l'inizio dell'Impero russo) Dopo il 2014, con il passaggio in Ucraina dal Governo filorusso a quello filooccidentale, con
aspirazioni a diventar parte dell’UE e della NATO, i territori ad est del Dnepr divengono obiettivo di ritrovato
controllo per il governo di Putin, dapprima con la riannessione della Crimea e
la dichiarazione d’indipendenza delle due repubbliche del Donbass, poi dallo scorso
febbraio con l’invasione russa;
-il carattere di rinnovata aggressività estera improntata dalla presidenza di Biden e dal Democratic Party ;
-da
ultimo l’accentuato nazionalismo a cui vuole ispirare Putin l’attuale missione
, che vien fatto risalire alla slavofilia e alla missione della Russia di non cedere
all’occidentalizzazione e al modello liberale europeo e americano che comprenderebbe
il lassismo e il permissivismo morale, l’asservimento al capitalismo ecc..
Differenza
di
riforme sociali, politiche ed economiche nel corso dell’età moderna e
contemporanea
Nel corso dei secoli XVIII e XIX , da parte
della autocrazia zarista, da Pietro I e Caterina II fino a Nicola II Romanov
,ultimo zar, ( app.2-3).si
avvicendarono tentativi di riformare lo Stato e favorire uno sviluppo più
liberale di società, politica ed
economia, ad arretramenti reazionari che di fatto impedivano il progresso.
Aristocrazia e proprietari terrieri erano per lo più poco favorevoli a
cambiamenti,nulla la rappresentanza delle masse lavoratrici.
Il primo grande tentativo di smuovere i l
sistema autocratico dell’Impero avvenne
nel 1825, nel periodo in cui in
Europa, dopo il Congresso di Vienna e l’impronta reazionaria che voleva essere
data alla Storia futura, si accesero in
tutte le Nazioni d’Europa moti liberali costituzionali promossi
da Società segrete ancora ispirate al senso della rivoluzione francese .
In Russia, ad interpretarli furono i decabristi (da dekabr,dicembre,il mese
della rivolta), ufficiali della Guardia Imperiale, riuniti nella Lega della
salvezza e Unione della prosperità, che ispirati dal costituzionalismo
americano miravano a sostituire l’autocrazia zarista con una monarchia
costituzionale o addirittura una sorta di repubblica aristocratica. La rivolta
scoppiata a San Pietroburgo venne annientata, i moti costituzionali soppressi come in Spagna e Italia.
I fermenti rivoluzionari rimasero latenti per
decenni,ripetendosi a distanza dal 1830 al
1848, e in Russia ebbero
manifestazione prima con le idee
populiste di Herzen, poi quelle progressiste democratiche, virate al nichilismo di intellettuali come Cernysevskij, Dobroljubov , Pisarev ,Zaicnevskij,Necaev, e di scrittori famosi
fra
i quali Dostoevskij, Gogol', Puškin e Turgenev , variamente
perseguitati, condannati o esiliati dal
governo zarista. .
Dopo la
metà del secolo la diffusione delle idee
socialiste di Marx , anarchiche di
Bakunin e dei cosiddetti nichilisti, portò ad azioni
radicali che culminarono nell’81 nell’uccisione
dello zar Alessandro II.
Con l’inizio del XX secolo si fa attivo dalla
clandestinità di varie società,unioni e partiti minori, il Partito socialista rivoluzionario, di cui Viktor Černov fu il maggior teorico,erede della tradizione populista, di
cui vari membri compiono attentati terroristici
e uccisione di ministri e
aristocratici. Il PSR è presente nel 1905 che vede i primi eventi popolari rivoluzionari di massa e
di lunga durata, fino al 1917 e al definitivo rovesciamento dell’autocrazia
zarista da parte dei rivoluzionari, fra i quali aveva preso i sopravvento il gruppo bolscevico d’ispirazione marxista, condotto
in primo luogo da Lenin e Trotskij .In questi anni si sfaldò l’Impero e di
formò il primo esempio di governo rivoluzionario marxista che ispirò
varie correnti attive nel primo dopoguerra soprattutto in Austria, Ungheria,
,Germania, Italia ,dove però fallirono a causa della reazione dell’aristocrazia
e borghesia, supportate dai movimenti nazionalisti fascisti. (appendice
4)
In Russia, denominata dal 1922 URSS con la
riannessione di parte dei territori compromessi dopo i l crollo dell’Impero, si
consolidò,con il governo di Stalin un regime a carattere socialista-comunista ,unico nel Mondo d’allora, per cui ebbe a crescere la distanza politica,
economica e di conseguenza sociale rispetto all’Europa liberal-capitalista,in
cui i Governi rappresentanti della residua aristocrazia e borghesia erano ostili alle idee rivoluzionarie di Marx
e al sistema introdotto in Russia che aveva portato alla soppressione della
proprietà privata e al formale abbattimento della distinzione gerarchica fra le classi.
Il concetto del necessario passaggio attraverso
la dittatura del proletariato verso
una società di eguali e liberi venne interpretato dal PCUS, dalla sua casta
burocratica (la nomenklatura) come una dittatura
del Partito e del suo leader Stalin ,per i trent’anni che conducono al
1953. Anche nei circa settant’anni a seguire,
fino all’attuale congiuntura del 2022,i leader succeduti da Stalin a
Gorbaciov hanno mantenuto questo
appannaggio, l’appropriazione della dittatura del proletariato, senza che si
realizzasse il passaggio alla società di uguali e liberi. Fino alla svolta
impressa da Gorbaciov esisteva una sorta di uguaglianza senza libertà,ad eccezione della gerarchia della nomenklatura,
un’ elite che godeva di privilegi in
forza della possibilità di controllare il resto della popolazione, opprimere o
sopprimere idee dissidenti o semplicemente
differenti.
La fine
del sistema comunista
La svolta
impressa da Gorbaciov dopo il 1985
portò nel giro di pochi anni alla dissoluzione
dell’URSS e delle idee e pratiche portanti del sistema sovietico e con El’cin nel 1991 il PCUS venne messo
addirittura fuori legge , i suoi
beni confiscati .
Questa svolta poteva essere definita
reazionaria dai comunisti, rivoluzionaria o riformista dai liberal-democratici.
Di fatto avrebbe potuto avvicinare la società e lo Stato della Russia al sistema capitalistico-liberale,
abbattere definitivamente la cortina di
ferro e segnare la fine della guerra fredda.
Tuttavia nei Paesi occidentali la formazione
delle classi storiche era proceduta fin dall’età classica da esempi di democrazia come quella ateniese e
in parte romana ,si sviluppava attraverso il medioevo e le corporazioni
artigiane, la fine della servitù della gleba e la formazione di ceti agricoli
di vario livello, e poi dall’età moderna alla contemporanea con la formazione
della borghesia imprenditoriale e del proletariato operaio.
Nell’URSS la rivoluzione del 1917 aveva posto
fine definitivamente a ciò che restava della servitù della gleba, aveva dotato
di rappresentanza politica ed economica gli operai e i contadini nelle forme
dei soviet e dei sovckoz .Industria, finanza
e commercio restavano appannaggio dello Stato sotto ferreo controllo del
PCUS, che gradualmente divenne sempre più una direzione dall’alto ordinata da
Stalin anziché riportare e coordinare le
espressioni democratiche dei consigli di base.
La società russa per il più di mezzo secolo
interno al XX produce un miglioramento
per quanto riguarda le classi lavoratrici dal punto di vista economico, con
garanzia di sussistenza di base egualitaria, ma politicamente passa dalla
subordinazione alla casta aristocratica zarista a quella burocratica del PCUS;
l’aristocrazia viene soppressa e non si forma una vera e propria borghesia
imprenditoriale, commerciale e artigiana, che viene a collocarsi più o meno al
pari delle classi lavoratrici. A godere di privilegi è la nuova casta
burocratica del PCUS,la nomenklatura, insieme delle cariche politiche, amministrative e militari, e dei
più importanti incarichi nei settori dell’economia, della scienza e della
cultura, che venivano assegnati su approvazione degli organi superiori del Partito;
l’insieme degli stessi funzionarî che ricoprivano tali cariche e formavano il
vertice dell’apparato burocratico nell’Unione Sovietica
Questa formazione fu la medesima anche in altri paesi a regime comunista, come
forzatamente negli Stati satelliti dell’est Europa.
Quando nell’ultimo decennio del secolo XX
l’operato di Gorbaciov e di El’cin produsse la crisi radicale del sistema, la
mancanza di una corretta organizzazione della transizione politica sociale economica permise a vari personaggi interni alla nomenklatura o
avventurieri ,poi chiamato oligarchi,d’impossessarsi
a prezzi di saldo, quando non appropriarsene indebitamente, delle risorse
materiali e finanziarie e dello Stato, e di dar vita ad imperi industriali, commerciali e finanziari.
Questi imprenditori costituirono
nella’origine una nuova forma rispetto ai ceti medio-alto borghesi delle
liberal-democrazie occidentali. Fu questo il liberalismo selvaggio dell’era
El’cin, a cui seguì nei vent’anni fino ad oggi il progressivo se pur parziale recupero statalista e
partitico da parte del leader Putin e di Russia Unita(Edinaja
Rossija),partito nazionalista conservatore che
riprodusse in sostanza l’apparato
del PCUS e che oggi si richiama alla
slavofilia e alla missione della Russia di non cedere
all’occidentalizzazione e al modello liberale europeo e americano che comprende
il lassismo e il permissivismo morale
Nella nuova Federazione russa,progressiva
ricostituzione dell’URSS, si originò una nuova stratificazione sociale, con la
classe che ha accumulato e amministra e
produce enormi ricchezze,la casta degli oligarchi, una
media e piccola borghesia del settore
terziario, commerciale e
artigianale e i lavoratori, molti dei quali impoveriti con il venir meno delle
garanzie sopravvivenziali sovietiche e il passaggio all’economia liberista di
mercato.
Dall’autocrazia degli zar, attraverso i più
sessant’anni di dittatura del PCUS (dopo
i circa cinque anni di rivoluzione e di emergenza politica delle classi
oppresse nelle organizzazioni iniziali dei soviet), fino all’attuale autocrazia
di Putin e Russia Unita, non vi è stata possibilità autentica di pluralismo, di
manifestazione dialettica di idee e progetti se non decisi prima dallo zar e
dai suoi sudditi consiglieri, poi dal Politburo e dal leader Stalin, dal nuovo
secolo dal Presidente Putin e dall’Assemblea federale che lo segue .
La Russia
fra Europa e Asia
A mantenere il solco e la distanza con
l’Occidente ,oltre questi fattori politici ed economici interni, contribuiscono
quelli etnici e la collocazione geofisica.
La
natura e la vocazione asiatica della
Russia hanno influito sulle scelte del Potere (zarista, stalinista ora
nazionalista). Per non andare troppo indietro nel tempo, dopo i l decennio
della guerra in Afghanistan (1979-1989),
basti ricordare dagli inizi dell’attuale
secolo le guerre condotte da Putin nel Caucaso, in Georgia, Cecenia e
Siria, l’appoggio dato a repubbliche separatiste come Abkhazia, Inguscezia,
Ossezia, interventi in Libia, Mali, centr'Africa ecc. . La vicinanza con autocrazie assolutiste come quella delle repubbliche
centroasiatiche del Kazakistan,Uzbekistan,Tagikistan,Turkmenistan .Così la
presenza di truppe islamiche cecene, siriane, africane anche nell’attuale invasione del territorio
sotto controllo ucraino. Anche nel
secolo scorso la politica estera e militare dei bolscevichi e poi di
Stalin intessé,a seconda della convenienza, rapporti con le varie etnie
musulmane del centro Asia.
Il
conflitto per l’egemonia mondiale fra USA e URSS
La distanza e ostilità politica estera manifestata dopo il 1945 fra USA e URSS ,le
due grandi potenze vincitrici del conflitto , espressasi nel quarantennio e
oltre della cosiddetta guerra fredda, costituisce a tutt’oggi un fattore
negativo, che il passaggio favorito da Gorbaciov con la fine del regime
socialista non è riuscito a superare né a distendere .
La differenza politico-economica fra il sistema
occidentale liberal-capitalista e quello sovietico statalista è sostanzialmente
molto diminuita , fra USA –Ue e
Federazione russa, così come nei confronti della Cina, pur con
perduranti sfumature di gestione..
Tuttavia l’ostilità ideologica di un secolo fa,
con i bolscevichi che rivendicavano il sacrosanto impegno della rivoluzione proletaria
secondo i principi di Marx,e i governi e borghesie occidentali che paventavano
la diffusione dell’esperimento, e la perdita del proprio potere, ha lasciato il
posto, già dallo stalinismo e dalla teoria del socialismo in un Paese solo, e
dal secondo dopoguerra, ad un’ostilità dovuta più che alla sostanza dei sistemi, alla
contesa per l’egemonia mondiale fra le due grandi potenze, accordate solo
parzialmente dai patti di Yalta, con l’est Europa sotto controllo sovietico,
l’occidente sotto quello americano. In questi quasi ottant’anni , variamente
URSS e USA hanno avanzato politiche di belligeranza . Corea, l’’Indocina, Cuba
e il Sudamerica hanno visto sotterranei, quando non quasi diretti scontri fra le due potenze Verso la fine
degli anni’70, da una parte con la nuova svolta espansionista di Breznev,
dall’altra con l’amministrazione democratica di Carter, ad est e a ovest della
linea di demarcazione europea viene implementata la presenza di missili e
armamenti a largo raggio.
In forma più larvata, è quanto si è ripetuto
dal 2011 con il conflitto in Siria e con i l vincente sostegno dato dalla
Russia(alleata con Turchia e Iran) al regime autocratico di Bashar che gli USA miravano a far crollare.
In Europa occidentale , nel ventennio fra i’60
e gli ’80, l’URSS sosteneva i Partiti di orientamento comunista,chiamati, se vi
fosse stata occorrenza, a farsi egemoni dei movimenti della contestazione
operaia e studentesca. Nei Paesi dell’Europa orientale i controllo
esercitato dall’URSS si manifestò nelle repressioni di moti per l’autonomia e
la democrazia in Germania est, Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia, dagli anni’50
fin oltre gli ’80.
Infine, dopo i l crollo dell’URSS e del sistema , con le difficoltà della
transizione, v’è stato l’allargamento della Nato ai Paesi ex satelliti
sovietici, resisi indipendenti e memori delle repressioni interne, fino
all’attuale conflitto originato dalla Russia in Ucraina per impedire l’ulteriore avvicinamento degli
armamenti della Nato.
Rapporti fra i governi
occidentali e URSS dal secondo dopoguerra
Da parte dei governi dei Paesi fondatori dell’UE v’è stata:
- da un lato la continuazione della politica iniziata con il
primo dopoguerra di repressione dei movimenti sociali d’ispirazione marxista,
soprattutto in Germania e Italia, estremizzati nel terrorismo della RAF-
Baader-Meinhof e Brigate Rosse, ancor oggi non è noto fino a che punto supportate dal KGB sovietico;
- dall’altro, fin dagli anni del secondo dopoguerra, da parte
dei governi europei occidentali vi sono stati segni di pacificazione , a
cominciare dalla Francia di De Gaulle, che evocava idee di un disarmo
“dall’Atlantico agli Urali” ( slogan poi ripreso da Gorbaciov) ,poi negli
anni’70 l’Ostpolitk promossa dal SPD tedesca occidentale con il
cancelliere Brandt volta a rapporti distensivi con la DDR e l’URSS. Brandt recuperava la lezione di Bismarck: mai
tagliare i legami con San Pietroburgo,e decideva di rendere legittime le
conquiste sovietiche della Seconda guerra mondiale
Erano gli anni in cui
anche negli USA il governo repubblicano di Richard Nixon e di Henry
Kissinger si proponeva di perseguire
una Realpolitik rispetto
all’URSS e Cina. Il governo britannico conservatore di Edward Heath a sua volta si diede alla ricerca di nuove vie
della pace, attraverso l’integrazione continentale e la distensione con
l’Unione Sovietica.
Si creava il progetto di un piccolo triangolo
Bonn-Mosca-Berlino all’interno di un triangolo più grande, Stati Uniti-Unione
Sovietica-Repubblica federale, sullo sfondo della fine del sistema finanziario
di Bretton Woods.
Il ravvicinamento con l’Unione Sovietica, culminato nel
viaggio a Bonn di Brežnev, nel maggio 1973, mostrò però i suoi limiti. Anche massicce importazioni di
tecnologia restarono senza effetto in un sistema rigido sino all’immobilismo.
Brežnev, inoltre, insisteva sui legami bilaterali, mentre Brandt avrebbe voluto
fosse coinvolta maggiormente l’ intera UE
La decisione della Repubblica federale, nel quadro
dell’Alleanza atlantica, di accettare nel dicembre 1979 lo schieramento degli
euromissili sul proprio territorio per riequilibrare la minaccia sovietica
degli SS-20, accompagnata da un invito a negoziarne lo smantellamento
reciproco, divise Brandt da Helmut
Schmidt, che gli era succeduto come cancelliere
del governo socialdemocratico
Il declino della
Ostpolitik e il riacutizzarsi dello scontro tra i blocchi non significavano
però il definitivo abbandono di un progetto a lungo termine per riavvicinare
l'Europa. In questo senso, la Ostpolitik aveva dato la spinta a una collaborazione intereuropea
che, pur con alti e bassi, continuerà per tutta la guerra fredda; esemplare
fu nel 1975 la ratifica degli accordi di Helsinki ,
a
cui anche la Russia aderì,che stanno alla base
della creazione dell'OSCE, la più grande organizzazione intergovernativa
di sicurezza regionale per la promozione della pace, del dialogo
politico, della giustizia e della cooperazione in Europa .
Sempre
negli anni’70,un contributo alla distensione veniva portato in
Italia dall’eurocomunismo del PCI di Berlinguer
, che se da un lato proponeva un’indipendenza sempre maggiore dei PC
europei da Mosca, dall’altro poteva servire a smussare l’acume del contrasto,
in una gradualizzazione più propositiva dei rapporti ideologici ed operativi.
Dalla
fine dei blocchi contrapposti al conflitto attuale
"La dissoluzione
dell'Unione Sovietica fu l'ultimo atto drammatico della dissoluzione del
socialismo reale in Europa. Questo sistema aveva dimostrato un certo successo
nell'industrializzazione, ma era risultato fallimentare in quanto al passaggio
dalla crescita estensiva a quella intensiva. Motivo per cui il divario negli
standard di vita nel corso dei decenni divenne sempre più grande, e la mancanza
delle libertà individuali e collettive veniva percepita con forza maggiore,
viepiù alla luce della distensione degli anni sessanta e delle promesse legate
all'Accordo di Helsinki del 1975"
(dallo storico tedesco
Peter Brandt intervista a agilive dic.21)
Nell’ultimo decennio del XX secolo, dopo la svolta impressa da
Gorbaciov e la dissoluzione dell’URSS, El’cin e il passaggio all’economia
liberale con la messa al bando del comunismo, con la fine della
contrapposizione far i due blocchi, si potevano ipotizzare i presupposti per un avvicinamento fra Russia
e Occidente,Ue e Usa.
Le difficoltà della transizione russa e la ritrovata
indipendenza degli stati dell’est, la riunificazione della Germania, furono però elementi di nuovo squilibrio
internazionale nei rapporti. .
"L'Occidente, ossia
gli Stati Uniti, non ha perseguito coerentemente la strada del superamento
delle strutture del blocco attraverso un sostanziale disarmo e la creazione di
un sistema di sicurezza paneuropeo, come indicato nella Carta di Parigi del
novembre 1990, ed invece ha dato priorità al rafforzamento della Nato. Il
desiderio dei Paesi dell'Europa centro-orientale e sud-orientale di unirsi è
comprensibile a causa delle loro esperienze storiche, ma l'allargamento a est
sarebbe altamente problematico per qualsiasi governo russo concepibile".
(ancora Peter
Brandt )
E’
in queste condizioni che il ventennio circa di governo di Putin vede un
progressivo rilancio della volontà di potenza nazionalista della Federazione
russa, una sorta di revanchismo e la decisione ad opporsi all’ ulteriore
allargamento della Nato verso i confini dell’est in Ucraina, la cui nazionalità
non viene ritenuta così distinta come quella di Polonia, Stati baltici ecc. .
Per
tutto il secondo decennio del nuovo secolo, gli impegni in Medio. oriente e
Libia parevano avvicinare Usa, Ue e Russia in una politica, anche
militare, di maggior sicurezza nell’area e nel mondo, contro i terrorismo
integralista islamico, anche se non mancavano le divisioni di campo e
l’evidente vocazione egemonica di ciascuno in Siria, Libia. Fu in Siria, dal 2011, che si vide come i comuni interessi di Russia
e Turchia e Iran avevano creato un fronte vincente rispetto agli USA e
Nato:uniti contro i terroristi di Daesh, ma opposti nella politica con il
governo di Bashar e la rivolta democratica. . Ma già in Libia, gli interessi
russi e turchi si contrapponevano essi stessi,oltre che nei confronti di quelli
europei.
Con
la sia pur controversa Presidenza Trump,
dal 2017 al 21, i rapporti con la Federazione russa risultarono più ammorbiditi.
Negli stessi anni in Europa
sono stati fatti passi avanti per una maggiore collaborazione , per quanto
riguarda quella economica, per fare uno degli esempi più rilevanti, nel 2020
Merkel e Putin hanno rilanciato l’asse Mosca-Berlino con l’impegno del
gasdotto Nord Stream 2, che
era stato sanzionato invece dagli USA. Ma
nel luglio 21 si annunciava l 'accordo, fra Washington e
Berlino, con i l ritiro delle sanzioni e
la prospettiva che gasdotto Nord Stream 2, avrebbe potuto
raddoppiare il flusso di gas russo in Germania attraverso il Mar Baltico,. Ciò
andava a detrimento dell'Ucraina, che sarebbe stata aggirata
dall'infrastruttura e, non potendo più far leva
come in passato sul suo ruolo di Paese di transito, avrebbe potuto restare alla
mercé del Cremlino.
E’in questo
contesto, con il passaggio alla presidenza democratica di Biden, più aggressiva
in politica estera verso le potenze di Russia e Cina, e le avanzate richieste
ucraine di ingresso nell’UE e di supporto Nato, che si sono poste le motivazioni perché Putin e gli
apparati politici e militari dessero i l via al conflitto presente.
Gli eventi
presenti scavano ovviamente un nuovo solco fra Russia e Europa occidentale.
Il processo di
parziale integrazione ormai
trentennale fra europei occidentali e
popolazioni dell’est, dai polacchi e
baltici fino agli albanesi e romeni , per lo più desiderosi di uniformarsi ai
costumi occidentali , accedere pienamente al consumismo capitalista,non ha toccato che in minima parte i cittadini russi, di cui è stata molto minore la portata migratoria in Occidente.
Grandi ricchi e abbienti hanno sì preso a godere della società dei consumi
massimamente sviluppata nel mondo occidentale, ma con una distinzione che
rimane fondata su forme di orgoglio nazionalista, sul retaggio della slavofilia,
di carattere etnico, culturale e
religioso e sull’idea di grande potenza
mondiale.
Le difficoltà
politiche interne all’Ue fra i Paesi fondatori occidentali e il nuovo
sovranismo dei Paesi del gruppo di Visegrad hanno evidenziato negli ultimi anni
la complessità tuttora esistente
riguardo ad integrazione e pacificazione.
Il conflitto
russo-ucraino al momento ha portato l’Ue a compattarsi nella condanna alla
scelta bellica e distruttiva ,ma
ovviamente segna una nuova forte distanza con la Russia.
APPENDICI
1.ETIMOLOGIA
DELLE NAZIONI
Per limitarci all’Europa, le denominazioni delle nazionalità possono riprendere quelli di popoli originari
come gli elleni e greci, albanesi(arber
o arben),itali, iberi, i britannici e
gli angli, esti (estoni), i belgi,gli elvezi, i germani, i bulgari e magiari
(o ungheresi On-ogur,
"popolo delle dieci frecce"), , cechi, slavi (Slovacchia,
Slovenia, Jugoslavia), turchi ,ecc. In alcuni casi all’etnia fondante ne
subentra una di età successiva, come la Gallia che diventa Francia.
Oppure possono identificare
una connotazione fisica,umana o animale; vegetale , Cipro , κυπάρισσος (kypárissos)>cipresso kýpros>henna, Macedonia(makros,grande o makednos,
alto,lungo), Svezia inglese Sweoðeod; in lingua
norrena Sviþjoð.(proprietà di
uno);Spagna, che I Fenici la chiamarono אי שפנים ʾÎ-šəpānîm, ossia
"isola delle procavie"(lepri ) ;
Sqiperi(albanesi)aquila (shqipe, shqiponja
;
o geofisica, l’esempio del Portogallo, Portus Cale,oggi città
di Porto, - Irlanda "Eire", dal celtico Īweriū, "terra fertile" o "luogo
di Éire (Eriu)", divinità celtica. Nederland, Paesi Bassi , Polonia,da pole, pianura, Islanda, terra di
ghiaccio , Ucraina Ucraina dall'antico slavo u okraina, formato da u ("vicino,
presso") e okraina ("periferia") , terra di
confine; Suomi(Finlandia) da soomi- šämä, terra, Norvegia, norrene norðr e vegr;via del nord ;
Lettonia, Lituania Latgale >terra
di fiumi; Romania, dalla lingua “romana”, Moldavia o Moldova dal fiume omonimo,Mulda:
"sporco", "fango"Montenegro Crna Gora dal monte dominante con le sue foreste scure,e così via.
2.IL
SETTECENTO
Durante il secolo XVIII avviene il
consolidamento e l’espansione della Russia in Impero sotto i regni di Pietro I
Romanov e in seguito di Caterina II, discendente di Ivan il Grande
del casato
dei Riurikidi (che aveva governato la Russia per sette secoli, dal IX al
XVI) e divenuta dal 1762 imperatrice di
Russia a seguito del marito Pietro III e
del figlio Paolo..
Alla fine di questo secolo, l’impero russo si estendeva ad
occidente fino al confine del sistema dei
fiumi Dnestr,Seret e Bug,a sud-ovest dei quali ,a cominciare dalla Moldavia, vi era l’ Impero ottomano
,mentre ad occidente Galizia e Bucovina erano state incorporate nell’Impero
asburgico, con cui (oltreché con la Prussia)era avvenuta la spartizione della
Polonia.
In quel tempo Caterina aveva annesso all’Impero anche l’etmanato
cosacco (russo kozak, kazak, che è dal
turco-tataro qazāq «vagabondo»),che si può definire in certo senso l’ originario Stato ucraino) dopo la
sconfitta dell’atamano Pugaciov
Caterina era cresciuta nel principato tedesco
dell’Anhalt-Zerbst,in Sassonia, ed era attratta dalle idee illuministe; seguendo con interesse lo
Spirito delle Leggi di Montesquieu e dei
Delitte e delle pene del Beccaria, ebbe corrispondenza e amicizia intellettuale con Voltaire, Grimm e
Diderot, Ebbe interesse anche i principi dell’economia politica di Adam Smith .
Pur attraverso il proprio dispotismo, ispirandosi a queste idee cercò di introdurre trasformazioni
in senso più liberale e umanitario nella società e nello Stato della Russia.
Verso la metà degl’ anni’60 del secolo, convocò i rappresentanti della libera
popolazione della Russia per partecipare
al lavoro di una commissione con il
progetto di redigere un nuovo codice, destinato a sostituire l'invecchiato
codice del 1649. La commissione, convocata nel 1767, doveva, secondo il
pensiero di C., formare un codice corrispondente alle idee progressiste del
secolo: idee che ella stessa espose in una speciale istruzione ,nakaz; ma i lavori si
risolsero in un nulla di fatto.
Nel 1775, avviò la riforma del governo locale, ispirata al
principio della decentralizzazione dei poteri da conferirsi a un certo numero
di funzionarî scelti sulla base del principio di classe. I varî poteri:
giudiziario, amministrativo, finanziario, ecc., dovevano essere divisi,secondo
lo spirito di Montesquieu.
Cercò di riformare la struttura delle classi,
senza compiere però passi decisivi nell’abolizione della servitù della gleba,
mentre qualche progresso ottenne nel miglioramento dell’Istruzione pubblica..
Ma quando scoppiò la rivoluzione francese, Caterina divenne reazionaria
Il figlio Paolo I, salito al trono nel 1796,
ripudiò la politica di Caterina II in tutti i campi: in politica interna, cercò
di limitare il potere della nobiltà e di rafforzare l'autorità imperiale
3.L’OTTOCENTO
E GLI INIZI DEL NOVECENTO
Alessandro I, diventato zar nel 1801 sembrò
voler continuare il progetto della
nonna, Caterina: introdusse notevoli
riforme: abolizione della tortura, attenuazione della censura, concessione al
senato del diritto
di rimostranza e ai contadini e mercanti del diritto di acquistare la
terra, creazione di un consiglio dei ministri di tipo occidentale,
riorganizzazione dell'istruzione.
Il regno di Alessandro I rinsaldò
un’oggettiva alleanza con gli imperi centrali europei e l’ Inghilterra contro
la Francia rivoluzionaria e l’Impero di Napoleone Bonaparte
Negli ultimi anni (morì nel 1825) lo zar ,
secondo lo spirito del congresso di Vienna, compì un’ involuzione reazionaria, che nella politica interna venne impersonata dal
generale Arakčeev e generò quell'atmosfera di reazione e di sospetti, che un
mese dopo la morte di A. portò alla rivolta decabrista
Alcuni ufficiali dell'esercito imperiale appartenenti a società segrete come la Massoneria , guidarono circa 3000 soldati in un tentativo di rivoluzione per attuare in Russia il
passaggio ad un'economia liberale, e disfarsi dell'assolutismo col
quale l'Impero era stato
governato fino a quel momento, lottando anche contro lo stato di polizia e
la censura. Questa rivolta ebbe luogo nella piazza del Senato di San
Pietroburgo:il movimento decabrista fu
il primo movimento rivoluzionario pienamente cosciente della storia, il cui
programma sociale arrivò fino a richiedere l'abolizione della servitù della gleba e
politicamente la fondazione di uno stato repubblicano o almeno una costituzione.
La rivolta venne repressa dallo zar Nicola I, che perseguì
fino alla morte (1855)una politica reazionaria, fondata su una Polizia segreta ,la
"Terza sezione", che
aveva il compito di controllare la vita e l'operato dei sudditi ; una sorta di
inquisizione che interveniva sulle manifestazioni di pensiero, soprattutto di
tendenza occidentalizzante, perseguitava e ostacolava, tra gli altri,
personaggi come Dostoevskij, Gogol', Puškin e Turgenev. In una Russia che versava, all'epoca, in condizioni sostanzialmente buone, questo stato di cose produsse un
fortissimo disagio, soprattutto presso le classi più elevate, che erano
ovviamente le più controllate.Lo zar abolì molte aree di autonomia locale.
Verso la fine di questo regno, dal 1853 al 56 , la Russia
riportò la sconfitta nella guerra di Crimea contro l’alleanza formata da
Turchia, Francia, Inghilterra e Regno di Sardegna- Piemonte,La sconfitta aveva infranto il mito e la potenza della
Russia che aveva battuto Napoleone Bonaparte .Nello stesso tempo la tradizionale alleanza tra
Austria e Russia cominciò ad incrinarsi, mentre l'ordine uscito dal Congresso di Vienna quarant'anni
prima iniziò ad essere messo in discussione. Il trattato di pace comportò l’
autonomia di Moldavia e Valacchia che,
liberate dal protettorato russo,
rimanevano formalmente nell'Impero
ottomano, al quale venne anche assicurata
l'integrità territoriale. Il trattato che ne scaturì dispose la smilitarizzazione del Mar
Nero e la cessione da parte della Russia della zona
della foce del Danubio (Bessarabia meridionale) a
favore della Moldavia.
Alla morte di Nicola I successe Alessandro II che nel 1861 ottenne e firmò una controversa legge sull'emancipazione della servitù della gleba che
determinò l'indipendenza della stragrande maggioranza dei contadini russi, ma
con terre in affitto oneroso da parte dello Stato e molte poco fertili .
Nel 1862 riformò l'amministrazione fiscale aumentandone l'efficienza. Nel 1863, dopo una serie di decisioni prima liberali poi repressive,
riformò l'università migliorandone le finanze e l'autonomia dei docenti;riformò
l'amministrazione locale creando le assemblee elettive degli zemstvo,
e promulgò la riforma dell'ordine giudiziario.
Nonostante le varie riforme attuate lo
zar Alessandro II manifestò sempre la propria volontà di tutelare il principio
autocratico dei Romanov.
Gli spazi di libertà si richiusero e la stagione delle riforme si esaurì, mentre tra le giovani generazioni si diffusero
atteggiamenti di rifiuto verso l’ordine costituito. Si sviluppò in quegli anni
il movimento politico-culturale del populismo grazie all’iniziativa di Aleksandr Herzen e
di Nikolaj Cernysevskij convinti del fatto che la
Russia, per i suoi caratteri originari, fosse destinata ad incontrarsi in
qualche modo con il socialismo.
Il moto populista si propagò come un
incendio nel paese smuovendo anche le coscienze di molti giovani appartenenti
all’aristocrazia che decisero di
abbandonare la propria famiglia e di trasferirsi in villaggi di contadini
impegnandosi in opere di assistenza e di educazione.
Accanto a questi missionari di un nuovo
ideale di convivenza civile, si affiancavano i terroristi e individualisti nichilisti,
seguaci dell’anarchismo rivoluzionario, che utilizzarono come
strumento per la loro lotta congiure, atti intimidatori e attentati.
Verso la fine degl i anni’70 si ritrovavano in
associazioni come il Circolo Čajkovskij, Narodnaja Volja (Volontà
del Popolo), Čërnyj peredel («Ripartizione nera»,) studenti che avevano intrapreso lo studio
dell'economia politica; proponendo loro la lettura del primo libro del Capitale di Marx. si ponevano lo scopo di
diffondere le idee socialiste tra la popolazione russa.
Un complotto elaborato dall’
esponente e dirigente
rivoluzionaria , Sof’ja Perovskaja portò nell’81 all’attentato e morte di Alessandro II
Il figlio Alessandro III in politica interna prese decisioni autocratiche su amministrazione locale, ordine
pubblico e istruzione, che in gran parte annullarono le riforme progressiste
del padre Alessandro II. L'assassinio del padre lo indusse, infatti, a condurre
una dura politica reazionaria. Nel 1881 furono emanati i "Regolamenti
temporanei" intesi a garantire la sicurezza dello Stato. Essi prendevano
di mira soprattutto l'organizzazione terroristica Narodnaja
volja, che aveva
ordito l'assassinio di Alessandro II, ma venne perseguito chiunque costituisse
una potenziale minaccia per l'ordine pubblico.
Il regno di Alessandro III fu di breve durata,l
o zar morì nel 1894 e gli successe il figlio maggiore Nicola II ,che si
dimostrò però poco esperto, indeciso
Durante questo tempo, il Ministro Vitte si
rendeva conto che, per poter attuare le riforme e lo sviluppo industriale ed
economico in Russia e nei territori imperiali, sarebbero stati necessari presupposti sociali, culturali e
politici, che permettessero al paese di abbandonare gradualmente l'impianto
ideologico di stampo autocratico e classista e avviare la liberalizzazione e la
democratizzazione. I suoi tentativi furono però ostacolati dal fronte unito
degli aristocratici latifondisti e dei grandi proprietari terrieri.
il grado di industrializzazione raggiunto negli
anni Novanta rappresenterà l'ultimo tentativo di modernizzare il paese e di
adeguarlo alla nuova realtà imperialistica: vi fu lo
sviluppo del 50% delle ferrovie in tutto il paese e la realizzazione
della ferrovia Transiberiana, terminata
nel 1901;al completamento del progetto fece seguito un forte impulso alla
produzione di ferro e acciaio in numerosi siti dell'Ucraina e all'estrazione del carbone (in particolare nel bacino del Donec) e del petrolio. La politica agraria, al contrario, si dimostrò fallimentare e
inadeguata
Non c’erano stati progressi per quanto
riguardava la questione sociale .Agli
inizi 1902 Lev Tolstoj aveva
scritto allo zar Nicola II: « [...] Un terzo della
Russia si trova nello stato di emergenza, vale a dire fuori della legge.
L'esercito della polizia, ufficiale e segreta, continua ad aumentare. Le
prigioni, i luoghi di esilio e le colonie penali sono affollate non solo da
centinaia di migliaia di delinquenti, ma anche da prigionieri politici, tra i
quali sono annoverati anche gli operai. La censura emana divieti insensati
[...] Mai le persecuzioni religiose furono così frequenti e feroci come oggi
[...] In tutte le città e i centri industriali si ammassano soldati che, ben
forniti di munizioni, vengono mandati contro il popolo. In molte località si è
già versato il sangue di fratelli assassinati»
A
portare un deciso detrimento alle condizioni della Russia, fu la Guerra con il
Giappone. In seguito all'espansione dell’Impero
dello zar in Manciuria, si scatenò il conflitto che terminò con la resa della
Russia, che sancì dunque la sconfitta di una grande potenza europea da parte di
un’asiatica.
Nel 1905 ,per i problemi interni causati dal conflitto,una
manifestazione sostanzialmente
pacifica degli operai di San
Pietroburgo e di intellettuali e religiosi guidati dal pope Gapon, che si erano recati davanti al Palazzo d'Inverno per
presentare una petizione allo zar Nicola II, venne
repressa sanguinosamente. Nel corso di un intero anno la rivoluzione si estese
al mondo rurale e a quello operaio, che prese a riunirsi in consigli rivoluzionari: i soviet, fino al famoso evento della primavera ad Odessa e la
ribellione dei marinai della corazzata Potemkin
I rivolgimenti e scioperi, manifestazioni,
portarono lo zar ad approvare una nuova
la legge elettorale e l'istituzione della Duma, una Camera bassa con funzione
puramente consultiva che veniva ad affiancarsi al Consiglio di Stato e al
Senato, di nomina imperiale come il governo. Si trattava di riforme molto
ridotte,che non intaccavano in alcun modo l’autocrazia dello zar. Continuarono
perciò in tutto l’Impero ribellioni e disordini
Ad ottobre l’ex ministro Witte fece presente
allo zar che la sopravvivenza della dinastia consisteva nel concedere «le libertà di coscienza, di parola, di
riunione, d'associazione e della persona», e nel riformare
l'amministrazione, dominata dallo spirito del dispotismo. Cercando di
tranquillizzare l'autocrate Nicola, Witte precisava che non era detto che la
Russia dovesse seguire l'esempio delle società liberali europee: forse «il pensiero creativo russo inventerà
una combinazione politica ancora sconosciuta nella storia, e la rappresentanza
nazionale rivestirà in Russia forme originali, differenti dalle costituzioni
esistenti negli altri paesi»
Infine Nicola II si decise ad approvare il
manifesto di Witte 1. La concessione delle libertà fondamentali, ossia
l'inviolabilità della persona e le libertà di coscienza, di parola, di riunione
e di associazione; 2. La partecipazione alle elezioni della Duma delle «classi
della popolazione attualmente private di ogni diritto elettorale», in attesa di
una prossima legge che stabilisse il principio del suffragio universale; 3.
«Stabilire come regola immutabile che nessuna legge potrà entrare in vigore
senza l'approvazione della Duma di Stato».
Disordini, pogrom, scioperi e incidenti non cessarono per tutto il 1906 ,
fomentati per ragioni opposte dalla
destra reazionaria dai fautori
dell’autocrazia e della tradizione, da sinistra dai rivoluzionari.
Nel 1907, con capo del governo Stolypin,
avvenne una decisa repressione delle istanze parlamentari,lo scioglimento della
Duma e la fine della rivoluzione. Ma le
nozioni e i modelli che essa aveva introdotto nell'opinione pubblica
russa – il suffragio universale, l'assemblea costituente, i soviet –
non potevano più essere dimenticate e queste idee prepararono nei dieci anni
successivi la rivoluzione i definitivo
crollo dell’Impero.
L’andamento
della guerra contro gli Imperi centrali
aveva aggravato problemi che avevano avuto già un avviso importante nel
1905. Dalla guerra di Crimea del 1853, passando per quella russo-giapponese,i l
declino della potenza russa era evidente, e il 2
marzo (calendario giuliano) Duma e soviet di operai e soldati si accordarono per la deposizione dello
zar, e l'istituzione di un governo provvisorio formato dal Partito democratico
- costituzionale( cosiddetto dei cadetti), Partito
operaio socialdemocratico( dove i menscevichi
erano
la frazione maggioritaria) e i socialisti rivoluzionari.
Si formò il governo provvisorio di Georgij Evgen'evič L'vov, liberale e cadetto
poi di Aleksandr
Kerenskij , massone social rivoluzionario, governo che non ebbe la
capacità di chiudere con il conflitto e affrontare i gravi problemi presenti.
Nell’ottobre il gruppo dei rivoluzionari bolscevichi
che s’ispiravano alla dottrina marxista, con a capo Lenin, Trotskij ecc. ebbe la meglio nel caos governativo creatosi
La vittoria dei bolscevichi portò al
rovesciamento del Governo provvisorio russo e alla nascita della Repubblica Socialista
Federativa Sovietica Russa, governata dal Consiglio
dei commissari del popolo. Dal
1917 al 1921 esplose la guerra civile che avrebbe visto la vittoria
dell'Armata Rossa (bolscevichi) sull'Armata Bianca (contro-rivoluzionari) e ciò
portò nel 1922 all'istituzione dell'Unione
Sovietica.
4.L’URSS
Dal 1917 al 1921 esplose la guerra civile che avrebbe visto la vittoria dell'Armata Rossa
(bolscevichi) sull'Armata Bianca (contro-rivoluzionari) sostenuta dai governi
occidentali liberal-capitalisti e ciò
portò nel 1922 all'istituzione dell'Unione
Sovietica.
Negli
anni’20 l’esempio sovietico di applicazione della dottrina marxista, per una
società in cui, inizialmente attraverso la dittatura del proletariato , fosse
messo fine allo sfruttamento di una o più classi su quelle contadina e operaia,
parve estendersi a Stati usciti in condizioni peggiori dalla guerra, Austria,
Ungheria, Germania e anche Italia.
Era
il momento dell’internazionalismo e dello spirito più vicino alla dottrina di
Marx, suffragata dalla esperienza concreta fondata da Lenin e dai bolscevichi
russi.
Il
biennio rosso venne spento, nelle società occidentali ciò che restava
dell’aristocrazia, e la borghesia, con gli apparati militari e polizieschi al
servizio, e il supporto di squadre dei neonati movimenti nazionalisti fascisti
, ebbe la meglio sui rivoluzionari internazionalisti social-comunisti che vennero dispersi o
annientati, pur sopravvivendo in organizzazioni clandestine, sempre in
riferimento con il Comintern , rifondato nel ’19 con centro naturale Mosca.
Nel 1924, dopo la morte di Lenin, al XIII
Congresso del Partito Comunista dell'Unione
Sovietica fu presentata da Bucharin la teoria del socialismo
in un solo Paese, La tesi ,in contrapposizione a quella
della rivoluzione permanente di Lev
Trockij, partiva dal presupposto che le
prospettive di una rivoluzione europea fossero fallite .Iniziò da quel
momento la stalinizzazione del
Comintern.
Gli eventi degli anni del dopoguerra avevano portato a queste
risoluzioni: nell’ambito della dottrina di Marx i bolscevichi con il seguito di
una parte importante del popolo russo
erano vincenti e avevano fondato il primo Stato social-comunista,
l’URSS; altri rivoluzionari europei avevano fallito nel loro compito, non erano
riusciti nell’intento di sollevare i popoli, e ciò che restava dei loro Partiti
riconosceva nel PCUS e in Stalin il riferimento guida. Sopravvivenza e sviluppo
dell’URSS sarebbero state la garanzia principale della speranza di una futura
ripresa della rivoluzione marxista nel Mondo.
Questo avvenne in seguito, più di vent’anni dopo, in Albania
Jugoslavia, Vietnam del nord (1945) Cina
(1949) a Cuba (1959),dove i leader Enver Hoxa , Tito, Ho Chi Minh , Mao e Castro seguirono variamente
l’esempio di Lenin;negli Stati dell’Europa orientale, Polonia, Germania est,
Cecoslovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria il regime social-comunista venne
imposto dai governi satelliti di Mosca, dopo l’occupazione sovietica successiva
alla seconda guerra mondiale.
Nel ventennio precedente lo scoppio della seconda guerra
mondiale, la teoria del socialismo in un Paese solo venne applicata con un
isolamento dell’URSS, durato fino al patto con la Germania (1939) che portò
all’ennesima spartizione della Polonia. La pratica applicazione del
social-comunismo evidenziò fattori
problematici nei rapporti fra il Partito al governo e i soviet con i
ceti che possedevano in prima persona le terre e gestivano i lavori agricoli
(Kulaki) con artisti e intellettuali che aspiravano ad un pensiero più libero e
critico che sviluppasse umanamente la rivoluzione, e con etnie differenti da quella russa, non
omogenee all’ideologia marxista-leninista,
che vennero vessate e sfruttate ,
come quella degli ucraini (decimati da ciò che definirono holodomor, carestia e
morte per fame).La tragedia ebbe inizio
quando Stalin, tra l'autunno del 1932 e la primavera del 1933, decise la
collettivizzazione agraria, costringendo anche i kulaki, i contadini agiati (coltivatori diretti o piccoli
proprietari terrieri), ad aderirvi contro la loro volontà.
La collettivizzazione forzata delle terre innescò una
gigantesca carestia che colpì varie parti dell'Unione Sovietica, dal Caucaso
alla Siberia, dal Kazakistan all'area del fiume Volga. Gli ucraini tuttavia
furono quelli che ne soffrirono di più le conseguenze, poiché lo sterminio dei
contadini s'intrecciò con la persecuzione dell'intellighenzia e con la lotta al
patriottismo di un intero popolo. Per l'Urss, la fertile Ucraina,
soprannominata non a caso "il granaio d'Europa", era un Paese da sfruttare
e per questo Stalin decise di annientare
i kulaki, forti oppositori della collettivizzazione.
Nel
‘44 fu un altro caso poi la deportazione
di circa 200.000 tatari dalla Crimea
all’Uzbekistan, in ragione della loro collaborazione con in nazisti. Questo
popolo subì grandi perdite e solo nel 1989, con Gorbaciov al Governo, venne
concessa la possibilità di tornare nella penisola del mar Nero.
Questi
eventi, reprimere con spoliazione, segregazione, imprigionamento o condanne a morte, piccoli
proprietari,intellettuali e artisti dissidenti , minoranze etniche non
omogenee, potevano essere riconosciuti propri di un governo marxista?
Non
è una risposta facile. In un certo senso, sì , essendo i primi (kulaki) piccoli
proprietari dunque non comunisti; i secondi esprimendo un pensiero non in linea
con il marxismo-leninismo; così per popolazioni non russe che non si volevano
adattare al nuovo sistema.
Avrebbe
potuto la dottrina di Marx comprendere aspetti più libertari e critici senza
snaturarsi, mantenendo un’identità differente dal pensiero libertario? Alcuni
spunti del pensiero di Marx, la sua teoria sull’alienazione, ci dicono di sì.
Il leninismo si fermò alla strategia della presa del potere, della dittatura
proletaria sotto la guida del Partito; Stalin snaturò questa visione in una
dittatura personale e di una ristretta casta (o gang, cricca che dir si
voglia)dedite all’eliminazione di ogni dissenso,critica,, discussione,
pluralismo.
La
sottomissione dei Paesi dell’est Europa ,con l’instaurazione di Governi e di
sistemi social-comunisti, non eretti dai popoli
polacco,ceco,slovacco,ungherese ecc.
aveva a sua volta una giustificazione nel disegno di estensione della dottrina
di Marx ad altri popoli?
Ciò
che accadeva similmente nella Repubblica popolare cinese ,non faceva che
confermare questi interrogativi. La dittatura del Partito comunista, russo o
cinese ,creava una società collettivizzata per così dire costretta al suo
principio, considerato il bene indiscutibile, il principio della dittatura del
proletariato con guida il PCC..
Con
il passare dei decenni,ed avvicinandosi il termine del XX secolo, questo bene ,
questi principi, cessavano di essere considerati i migliori dalla collettività
generale,o furono governanti come Gorbaciov a deciderne il termine? Era infine preferibile l’adeguazione al
sistema liberal-capitallsta ? E’una domanda anch’essa di non sicura risposta.
Molte persone, in Russia, Germania est, ecc., lamentarono in negativo il
passaggio, che aveva tolto minime sicurezze e con l’economia di mercato originato
sacche di povertà e ampio divario fra chi si era inserito agilmente nei nuovi
meccanismi e chi ne era rimasto fuori. Durante gli anni del governo cosiddetto
liberale di El’cin si originò una classe di neo ricchi,oligarchi, che con
speculazioni e saccheggi si impossessarono delle risorse statali,
sottraendo i rendimenti che sarebbero
potuti andare a beneficio delle nazioni russe, e costituendo invece ricchezze e
imperi personali , in accordo con la casta burocratica dei nuovi governanti.
Quando l’accordo non c’era, quando chi, come per esempio Khodorkovsky, nei rapporti con Putin cercavano addirittura di impossessarsi anche
del potere politico e governativo, venivano imprigionati o eliminati.
Fatto
è che, come sottolineano in molti, gli anni’90 furono un’occasione persa per
attenuare l’ostilità, la divisione, fra Occidente europeo, USA, e Russia, visto
che il discrimine del differente sistema sociale,politico ed economico era
venuto meno e con esso, e con l’indipendenza dei Paesi dell’est Europa,era
stata abbattuta la cosiddetta cortina di
ferro e la contrapposizione dei due blocchi..
( Dario Varini, aprile 2022, con contributi di Wikipedia, Agilive, Geopolitica.info"Prima e oltre Putin, i quattro « fattori persistenti» della cultura strategica russa" di Giulia Ginevra Nascetti,,riferimenti a Dmitrij Trenin, "Russia", ecc.)

