Biologia, antropologia e storia insegnano la potenza positiva e negativa della forza, del potere.
Portiamo ad osservazione soltanto gli eventi più catastrofici dell’ultimo secolo.
1914: dall’Impero austro-ungarico, la volontà di potenza di Vienna sui Balcani, li porta ad iniziare una guerra che si conclude con la dissoluzione stessa dell’Impero oltreché uno sconquasso delle condizioni politiche ed economiche dell'Europa .
I trattati di Parigi furono draconiani nei confronti della Germania, e furono causa del processo che dopo Weimar, con la grande crisi del’29, portò al potere il nazismo, alla seconda guerra mondiale ecc. con conseguenze per l'Europa l'asservimento all'URSS delle nazioni dell'est e il neocolonialismo americano nell'ovest.
Venendo verso il termine del secolo, quando Gorbaciov, sia pure a causa di una debolezza interna che portò alla dissoluzione dell’URSS, propose una distensione dei rapporti, da US e in subordine UE fu più un approfittarsi che un cogliere possibilità di pacificazione.
In un discorso del 1995 Eltsin affermava:”Coloro che insistono sull’espansione della NATO stanno commettendo un
grave errore politico. Le fiamme della guerra potrebbero esplodere in tutta
Europa!.”
Il presidente degli
Stati Uniti Bill Clinton sembrava fargli eco:”Stiamo cercando di promuovere la sicurezza e la stabilità in Europa.
Non vogliamo fare nulla che alimenti le tensioni”
Ma a seguito l’allargamento della Nato, dell’Ue , ai Paesi del patto di Varsavia, fino a qualche tempo prima sotto l’egida sovietica, ha negato la possibilità dell’esistenza di una fascia territoriale equidistante fra ovest ed est, intermediaria di possibili rapporti pacifici.
Di questo passo, si arriva al il conflitto fra Russia e Ucraina nel nuovo secolo, che- rientrata dal’14 la Crimea alla Russia-conflagra nel territorio ad est del Dnjepr, percorso dal fiume Donec e Don, dove geograficamente e poi politicamente si son formate le repubbliche di Doneck e Luhansck , territorio che termina ad oriente con l’oblast già russo di Rostov (questo insieme formava il Vecchio o Grande Donbass)
Nell’area contrastata , la lezione della Storia avrebbe dovuto portare i contendenti, il nuovo governo di Kiev dal ’14 e quello di Mosca a trattative per accordi che nell’autonomia della regione ponessero garanzie per il rispetto delle diversità linguistiche, culturali ecc. delle diverse etnie; e trattative commerciali per regolare lo sfruttamento delle aree minerarie.
A questo proposito l’UE ha proposto la propria esperienza civile patrocinando gli accordi di Minsk , un’esperienza portata con la forza limitata di cui l’UE dispone, intrisa di problematiche mai risolte né pervenute a maggiore efficienza.
Ma ovviamente la responsabilità dell’inefficienza di questi accordi va divisa soprattutto fra Kiev ( con le spinte della CIA e/o dell’Open society di Soros ecc.) e Mosca; le cui forze di polizia e militari non sono state impegnate per la pacificazione, per il controllo su organizzazioni ostili da una parte e dall’altra dedite a fomentare disordini e sospingere popolazioni alla lotta armata; ma invece esse stesse impegnate in quest’opera negativa conflittuale.
Se sul finire del secolo l’esperienza minore del Kosovo e del conflitto con la Serbia, ha potuto essere arginata dall’intervento delle forze Onu, queste nell’area del Donbass, in presenza di potenze di maggior calibro non hanno avuto la minima parte né possibilità.
Nel febbraio del ’22 l’escalation comandata da Putin prevedeva una rapida risoluzione con l’avanzata fino a Kiev, il rovesciamento del governo ostile di Zelenski, il ritorno ad un governo amico e il riconoscimento delle repubbliche separatiste che di fatto sarebbero passate sotto controllo russo.
L’intelligence di Mosca ebbe a sottovalutare l’opera preventiva di attenzione e difesa di Kiev supportate dalle intelligence occidentali e il conflitto si è fatto di lunga durata, coinvolgendo l’UE con le distinzioni e contraddizioni che questo ha comportato: gli stati baltici, Polonia e Romania si son sentiti indirettamente minacciati da Mosca e più coinvolti nella resistenza ucraina, insieme ai confinanti Finlandia e Svezia, entrati allora nelle NATO; gli Stati fondatori occidentali si son divaricati fra posizioni di amara rinuncia a recenti politiche economiche sempre più collaborative con la Russia, come la Germania, deboli tentativi di trattative e poi allineamento con le posizioni più ostili dell’amministrazione Biden, più marcatamente in GB ; mentre Ungheria e Slovacchia han propeso per una decisa contrarietà all’ostilità verso Mosca. Va osservato che gli equilibri dell'UE in questi anni si possono definire spostati a maggior riguardo dell'est. Perché di fatto, su quali basi si sarebbe eretta la preoccupazione per un attacco di Putin e della Russia oltre l'Oder!?Quando mai nella Storia la Russia ha avanzato pretese od ostilità in questa direzione. I sovietici sono arrivati a Berlino, sì, ma come liberatori.
Questo stato di cose con la lenta avanzata russa, la dissipazione della forza ucraina e delle risorse di appoggio di UE e US, si è protratto fino all’inizio di questo terzo anno di guerra e all’irruzione dell’amministrazione Trump.
Segnatamente al conflitto russo-ucraino, la rozzezza e confusionalità di certe affermazioni, non offusca del tutto certo pragmatismo presente nei pronunciamenti della nuova amministrazione repubblicana:
-l’Ucraina non è in grado di reggere il conflitto con le proprie forze , l’US non ha più intenzione di impegnare risorse o deliberare per ostilità verso la Russia;
-se delibera, s’impegni maggiormente l’UE in questa operazione,; ma che senso avrebbe , mentre da Washington si opera per la fine del conflitto?;
-gli US chiedono, a risarcimento del debito denunciato nei confronti dell’Ucraina, lo sfruttamento di risorse, le “terre rare”: che implicitamente potrebbe voler dire l’istallarsi di una forza US nell’area occidentale del Donbass (da qui anche la vaga ipotesi di collaborazione allo sfruttamento con la Russia), che di fatto assicurerebbe una sorta di fascia di protezione per Kiev e l’Ucraina centroccidentale.
Per altro il cambiamento radicale di strategia prodotto dalla rielezione di Trump, fa risaltare come l’UE sia stata e sia soggetta :
-sospinta da Biden ad un’ostilità verso la continentale Russia che gli Stati occidentali fino in primis alla Germania (vittima principale del contrasto per via del sabotaggio del Nordstream ) si sarebbero risparmiati ;
-ora sospinta da Trump a farsi carico di questa politica che il suo predecessore ha indotto, mentre l’attuale se ne laverebbe le mani. Un'operazione senza molto senso, in vista di una resa dell'Ucraina..
E’ in questo senso che negli stessi Paesi occidentali le forze politiche soprattutto di destra e parzialmente di certa sinistra presentano una più chiara cura degli interessi nazionali, non avendo mai propeso per un ingaggio armato nel conflitto che disperdesse risorse e rafforzasse ostilità con la Russia. Il limite evidente di queste posizioni è che implicitamente ammettono come male minore l’accettazione delle conquiste russe e la violazione di confini .
In sostanza, il garbuglio che con l’amministrazione democratica si sarebbe protratto, è ora destinato a sciogliersi, in tempi medi ,o chissà mai a sorpresa, brevi, e per questo Trump può ben o male che sia erigersi a portatore di pace.
Ma manca ancora la logicità di molte premesse. Infatti:
-perché il primo passo dovrebbe essere l’accordo ucraino-americano per lo sfruttamento delle risorse minerarie, quasi preteso da Trump come risolvimento del debito ucraino e ricompensa per la sua opera di pacificatore ?
-quale sarebbe la bozza preliminare per la tregua, il cessate il fuoco? presumibilmente si attesterebbe sulle attuali posizioni delle due armate…linea su cui si porrebbero forze di pace neutrali? Questo potrebbe costituire un piano accolto da Mosca, ma per Kiev significherebbe la perdita dell’Ucraina orientale senza remissione. In sostanza gli ucraini avrebbero combattuto per circa tre anni, perso vite umane visto distrutte città e strutture, al fine di mantenere il controllo del Donbass e delle sue risorse, per poi vedere di fatto ulteriormente alienate agli americani altri territori minerari.
Nel passato recente, guerre di dimensioni simili hanno portato a queste conclusioni:
- 1988, la resa dell’Iran al termine della guerra irakena, con la perdita di territori poi ripresi due anni dopo quando l’invasione del Kuwait da parte degli irakeni portò alla loro disfatta; un esempio, fra i tanti,dell’inutilità delle guerre e dei tanti morti ,in quel caso circa 1 Milione, con la situazione che ritornò al piano iniziale(!)
- 1995, gli accordi di Dayton che sancirono la fine della guerra jugoslava e la dissoluzione della Repubblica socialista federale e affermarono, oltreché la già acquisita indipendenza di Slovenia e Croazia, quella dello Stato di Bosnia-Herzegovina(federazione croato-musulmana) e della Repubblica Srpska, spartendo di fatto il territorio della Bosnia ed Herzegovina in due parti di estensione quasi uguale; oltreché la Repubblica di Serbia.
- 1999, la retrocessione della Serbia, sottoposta a bombardamenti NATO, dall’avanzata in Kosovo, posto in stato di semindipendenza sotto protettorato UNMIK e NATO. Il Kosovo ha poi proclamato la propria indipendenza nel 2008, riconosciuta da circa 2/3 degli Stati mondiali.